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❌🙁ARDITI reparti assalto Teschio GEMELLI – Argento

1,00

Gemelli da ardito , probabilmente per ufficiale appartenuto ai Reparti d’Assalto . Da portare ai polsini della camicia.  In argento, o metallo argentato,  con un teschio in smalto nero su ogni bottone ovale della coppia di gemelli. In ottime condizioni. Misure mm.21 x 12  (per ovale)

(Scorri la pagina in basso per ulteriori dettagli e informazioni)

 

 

Esaurito

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Descrizione

Gemelli da ardito , con teschio, probabilmente per ufficiale appartenuto agli ARDITI , Reparti d’Assalto  (le Sturmtruppen italiane) , periodo 1919-1945 . Da portare ai polsini della camicia.  In argento, o metallo argentato,  su ogni bottone ovale della coppia di gemelli abbiamo raffigurato un teschio in smalto nero, tipico simbolo degli arditi dei reparti d’assalto nati con la Grande Guerra.

In ottime condizioni, le foto descrivono bene lo stato di conservazione.

MATERIALE     :  Metallo argentato, smalti

MISURE             :  mm.21 altezza, mm.12 di larghezza per singolo elemento

MARCHIO         :  –

 

NOTIZIE

Un’idea anticipatrice dell’Ardito può essere fatta lontanamente risalire al 1914, quando in ogni reggimento del Regio Esercito venne creato un gruppo di esploratori addestrati ad agire dietro le linee nemiche e tagliare il filo spinato di notte, vestiti completamente di nero. I primi nuclei di Arditi nacquero e si addestrarono a Manzano (Udine), in località Sdricca, dove tuttora si celebra una commemorazione ed una rievocazione l’ultima domenica di luglio.

Come antesignani degli Arditi ci sono anche i componenti delle cosiddette “Compagnie della morte” (dove il teschio ben raffigurava lo sprezzo della morte dei reparti d’assalto),  pattuglie speciali di fanteria o del genio adibite al taglio o al brillamento dei reticolati nemici, facilmente riconoscibili per l’uso di corazze ed elmetti principalmente del tipo “Farina“. L’impiego della bombarda in questo ruolo rese del tutto inutili i sacrifici dei componenti queste unità.

In seguito, gli Arditi divennero un corpo speciale d’assalto. Il loro compito non era più quello di aprire la strada alla fanteria verso le linee nemiche, ma la totale conquista di queste ultime. Per fare ciò, venivano scelti i soldati più temerari, che ricevevano un addestramento molto realistico, con l’uso di granate e munizionamento reale, e con lo studio delle tecniche d’assalto e del combattimento corpo a corpo. Operativamente, gli Arditi agivano in piccoli reparti, denominati unità d’assalto, i cui membri erano dotati di petardi “Thévenot“, granate e pugnali (tra i denti del teschio !), utilizzati in assalti alle trincee nemiche. Le trincee venivano tenute occupate fino all’arrivo dei rincalzi di fanteria. Il tasso di perdite era estremamente elevato.

Nel dopoguerra si volle sostenere che l’idea dell’Ardito fosse stata una creazione del capitano Cristoforo Baseggio che nell’ottobre 1915 era stato posto al comando di una unità denominata “Compagnia volontari esploratori“, che operava in Valsugana. La Compagnia quando conquistò nell’aprile 1916 il monte Sant’Osvaldo, venne quasi completamente annientata, e fu citata nel bollettino di guerra.

Nel 1916 il Comando Supremo decise di premiare con la qualifica di “militare ardito” chi si fosse distinto per decisione e coraggio, con l’espresso divieto di creare unità speciali. Il fregio per l’ardito, da portarsi al braccio sinistro, era il solo monogramma reale VE , ed era pensato esclusivamente come premio e come indicazione del soldato da portare ad esempio.

La nascita nella Grande Guerra

Museo storico italiano della guerra – Manifesto di propaganda degli Arditi, prima guerra mondiale

 

Nel 1917 a seguito di proposte e studi da parte di giovani ufficiali stanchi della stasi e dell’inutile massacro della vita di trincea, si arrivò alla sperimentazione di un’unità appositamente costituita presso la 48ª Divisione dell’VIII Corpo d’armata, comandata dal capitano Giuseppe Bassi e il suo sergente Longoni Giuseppe. Giuseppe Bassi fu inoltre autore di una innovativa nota sull’impiego delle pistole mitragliatrici Fiat Mod. 15 /OVP – Officine Villar Perosa.

Va fatto presente che già nel marzo 1917 il Comando Supremo aveva inviato una circolare informativa circa la costituzione presso l’esercito austroungarico di unità speciali. Peraltro, il primo ad adottare il concetto di truppa di élite era stato l’esercito tedesco, mediamente molto meglio addestrato: le Stoßtruppen    (sturmtruppen)

Re Vittorio Emanuele III sancì la nascita dei reparti d’assalto il 29 luglio 1917.

I neonati reparti d’assalto, gli arditi dal teschio come simbolo, si svilupparono quindi come corpo a sé stante, con una propria uniforme ed un addestramento differenziato e superiore a quello dei normali soldati, da impiegarsi a livello di compagnia o di intero battaglione. La sede della scuola d’addestramento venne fissata a Sdricca di Manzano (Udine) ed il comando affidato allo stesso maggiore Bassi. In seguito alla scuola di Sdricca (e alle altre create all’uopo) vennero brevettati anche gli arditi reggimentali (niente a che vedere con i “militari arditi” del 1916), la cui istituzione fu poi ufficializzata nel 1918 con apposita circolare.

I primi reparti vennero creati nella 2ª Armata, e al momento di Caporetto risultavano costituiti 27 reparti (o più probabilmente 23), anche se quelli effettivamente impiegabili in combattimento furono molti di meno. Quelli dipendenti dalla 2ª e dalla 3ª armata erano alle dipendenze del comando d’armata, mentre gli altri erano alle dipendenze dei comandi di corpo d’armata, soprattutto nel caso delle fiamme verdi e degli altri reparti operanti in ambiente alpino. Solo i reparti della 2ª Armata erano già stati utilizzati ampiamente e provati in azione (almeno 3 battaglioni su 6 avevano operato come unità organiche, mentre gli altri probabilmente solo come compagnie); mentre quelli della 3ª (probabilmente 3 battaglioni) erano ad un livello elevato di preparazione fisica e tecnica, gli altri invece si trovavano ancora in addestramento; talvolta anzi i reparti alpini erano stati addestrati secondo standard inferiori a quelli della 2ª e 3ª Armata, che disponevano di un campo d’addestramento apposito a Borgnano, nei pressi di Medea (GO), ed un comando unico per le truppe ardite; si può dire che ancora nel tardo 1917 la specialità non era ancora stata ben compresa dagli alti comandi al di fuori di queste due armate.

I primi sei reparti della 2ª Armata combatterono la battaglia di Udine e protessero la ritirata sui ponti di Vidor e della Priula, rimanendo sulle posizioni per consentire alle ultime unità regolari di passare il Piave. Nell’inverno del 1917 vennero sciolti, ricostituiti e riaddestrati arrivando a 22 reparti operativi, per diventare al maggio 1918 di nuovo 27 (più un reparto di marcia per ogni armata), assegnati ai corpi d’armata. Un Reparto d’Assalto era composto (inizialmente e teoricamente) da 735 uomini.

Dopo il disastro di Caporetto, gli Arditi caddero per qualche tempo in disgrazia e furono riorganizzati pesantemente; il colonnello Bassi perse a sua volta prestigio ed invece di sopraintendere all’organizzazione degli Arditi quale ispettore fu inviato a comandare un normale reggimento di linea. In particolare la riorganizzazione prevedeva la normalizzazione dei reparti (portati a 21, e numerati da I a XIII, XVI, XVII, e da XIX a XXIV) con l’invio di ufficiali più conservatori e dediti alla cura della disciplina. L’organizzazione fu portata da 4 a 3 compagnie, di 150 uomini ciascuna, cui erano associate 3 sezioni autonome di mitragliatrici (Fiat Mod. 14), 6 sezioni autonome di pistole mitragliatrici (mitragliatrici leggere Villar Perosa), 6 sezioni autonome di lanciafiamme, per un totale di 600 uomini circa; le mitragliatrici e le pistole mitragliatrici furono tolte alle compagnie e raccolte in sezioni (contrariamente all’intuizione di Bassi e di Capello), anche se poi queste sezioni per lo più venivano, nella pratica, riassegnate alle compagnie. Inoltre, per snellire i reparti, furono eliminati, almeno temporaneamente i due cannoni da 37 o i due obici da 65/17 che il generale Luigi Capello aveva aggiunto ai reparti Arditi della 2ª Armata.

Gli arditi della brigata Bologna

 

Anche la divisa si normalizzò, sembra per carenza di materiali, per tornare all’originale verso la metà del 1918, un reparto la volta.  L’addestramento centralizzato nel campo di Sdricca, fortemente consigliato da Bassi, fu sostituito con campi d’addestramento specifici per ogni corpo d’armata, anche se il modello d’addestramento fu presto adeguato a quello originale (in questa riorganizzazione si decise di dotare ogni corpo d’armata di un reparto arditi, momentaneamente rinunciando alla creazione di grossi reparti d’assalto, previsti da Capello e riorganizzati alla fine del 1918). Dopo un momento di incomprensione, i nuovi ufficiali furono molto colpiti dalla forma mentis e dalle pratiche d’addestramento degli arditi, giungendo nuovamente a raggiungere l’eccellenza grazie alla formazione di nuove reclute che riempivano i vuoti causati dalla ritirata. In particolare, si distinsero gli arditi del IX Battaglione (comandante l’allora maggiore e futuro maresciallo d’Italia Giovanni Messe) e quelli del V, ora XXVII (comandante maggiore Luigi Freguglia), entrambi inizialmente tra i peggiori della specialità e portati ai massimi livelli dai rispettivi comandanti, che curarono notevolmente la preparazione atletica e il realismo delle esercitazioni, oltre a congedare alcuni elementi indisciplinati e troppo provati.

Nel 1918 si volle nuovamente riorganizzare la specialità, che rimaneva poco compresa dagli alti comandi, ma che si era molto distinta. I battaglioni dedicati al corpo d’armata presero la denominazione del corpo stesso e ne condivisero la numerazione (da 1º a 23º, sia in numeri romani che in numeri arabi), cui si aggiungevano altri battaglioni, inizialmente il XXX (dato come rinforzo al I Corpo d’armata) e il LII (abbinato alla 52ª Divisione alpina, che aveva compiti autonomi); cui si aggiungevano 7 battaglioni “di marcia” destinati alla riserva centrale e all’addestramento dei complementi, più tre battaglioni autonomi aggregati ai reparti italiani operanti fuori dal fronte italiano.

La divisioni d’assalto

Successivamente si cercò di costituire (riprendendo la decisione di Capello del ’17) delle grandi unità composte eminentemente di arditi: la 1ª e la 2ª Divisione d’assalto, con 6 battaglioni ciascuna (comprendente anche artiglieria, servizi e battaglioni di Bersaglieri, dunque il battaglione d’assalto con fregio da ardito, sturmtruppen, recante il FERT)). Fu comunque difficile mantenere l’organico previsto e molti battaglioni furono spostati dai corpi d’armata alle divisioni e viceversa, per un totale di 39-40 battaglioni addestrati, circa, alcuni dei quali in seguito ai combattimenti venivano sciolti e riorganizzati o utilizzati, divisi per compagnie, per rinforzare altri reparti con una singola unità.

Verso la fine della guerra gli Arditi chiedevano sempre più insistentemente la sostituzione delle pistole mitragliatrici Villar Perosa Mod. 1915 in dotazione con i Beretta MAB 18 (ovvero “vere” pistole mitragliatrici manuali e non ibridi tra la pistola mitragliatrice e la mitragliatrice leggera) e di mitragliatrici leggere “vere” sulla falsariga del BAR americano e della Lewis inglese, o anche dalla Madsen danese (in uso presso l’esercito imperiale russo). Alcuni Lewis Gun furono effettivamente acquistati, ma passati per lo più al corpo mitraglieri. In verità le mitragliatrici italiane di entrambe le guerre mondiali furono insufficienti numericamente, e spesso tecnicamente alla bisogna; gli arditi, facendo di necessità virtù, finirono con l’utilizzare nello stretto delle trincee, dove il fucile con baionetta diventava ingombrante, tattiche “obsolete” come il corpo a corpo con il pugnale, al quale venivano specificatamente addestrati.

Il tenente Carlo Sabatini e i suoi Arditi del V reparto d’assalto

 

Nel giugno del 1918 venne costituita una Divisione d’assalto con nove reparti al comando del maggior generale Ottavio Zoppi, divenuta poi Corpo d’armata d’assalto con dodici reparti su due divisioni. Al Corpo d’armata d’assalto vennero assegnati anche sei battaglioni bersaglieri e due battaglioni bersaglieri ciclisti, nonché supporti tattici e logistici adeguati. I reparti prelevati dai corpi d’armata per costituire le divisioni vennero ricostituiti tanto che a fine guerra si contavano i dodici reparti d’assalto (più due di marcia , tutti portanti il fregio da ardito, sturmtruppen, con il FERT) inquadrati nel Corpo d’armata d’assalto, e venticinque reparti indipendenti assegnati alle armate. Gli arditi furono tra gli artefici dello sfondamento della linea del Piave che permise nel novembre del 1918 la vittoria finale sugli eserciti austroungarici.

Lo scioglimento dei reparti

Pochi mesi dopo il termine della guerra, con la smobilitazione dell’esercito, si decise lo scioglimento dei reparti d’assalto (tuttavia i militari continueranno a portare il fregio da ardito, sturmtruppen, con il FERT bellico o RI post), sia per motivi di riorganizzazione che di politica interna al Regio Esercito. Queste motivazioni furono riassunte dal generale Francesco Saverio Grazioli, uno dei padri degli arditi:

«Cessata la guerra, cessata l’occasione di menar le mani, di dar prova della loro audacia, di far bottino, di farsi belli delle loro imprese, la loro natura scapigliata ed esuberante o si perderà , ed allora diventeranno ordinaria fanteria che non giustificherebbe le forme esterne e l’appellativo ufficiale loro proprio, ovvero persisterà, ed allora sarà estremamente difficile a chicchessia di contenerla, di evitare deplorevoli infrazioni disciplinari e forse reati, che offuscherebbero la loro stessa gloriosa fama andatasi formando con la guerra.»

Tra gennaio e febbraio 1919 il Comando Supremo sciolse il Corpo d’armata d’assalto, la 2ª Divisione d’assalto e tutti i reparti non indivisionati. Nel marzo 1919 solo la “1ª Divisione d’assalto” era ancora operativa e venne inviata nella Libia italiana per operazioni di polizia coloniale insieme ad altre due divisioni ordinarie. Con l’inizio del biennio rosso, il Ministro della Guerra Caviglia decise di ricostituire temporaneamente alcuni reparti di Arditi da impiegare in operazioni di ordine pubblico particolarmente impegnative. I reparti arditi XX e XXII, con il IX Bersaglieri costituiscono un “Reggimento d’assalto” che opererà in Albania fra giugno ed agosto 1920. Tale reggimento al rientro in Italia viene stanziato in Veneto dove viene soppresso con scioglimento definitivo avvenuto alla fine del 1920 con il nuovo ordinamento Bonomi.

L’impresa di Fiume

D’Annunzio e i suoi Arditi a Fiume

 

Gli arditi parteciparono attivamente all’impresa fiumana sotto la guida di Gabriele d’Annunzio, dopo l’occupazione della città, venne instaurata la “Reggenza del Carnaro” e venne promulgata, come carta costituzionale del nuovo Stato, la Carta del Carnaro tra i cui principali ispiratori vi fu il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, anche lui con passato di Ardito. Il 25 dicembre 1920 (il cosiddetto Natale di Sangue) le truppe regolari dell’esercito italiano guidate dal generale Caviglia posero termine alla fugace esperienza della Repubblica del Carnaro dopo brevi scontri.

Gli Arditi del Popolo

La maggior parte degli arditi dai reparti d’assalto , teschio e pugnale,  seguì D’Annunzio o si schierò con i nascenti Fasci di combattimento, ma non tutti, come risulta dall’esperienza degli Arditi del Popolo (frangia secessionista romana dell’ANAI,  schierata politicamente sulle posizioni del socialismo massimalista … staccatisi dagli arditi dei reparti d’assalto , anche loro con teschio e pugnale). La sezione romana dell’associazione Arditi d’Italia dette così vita, in contrapposizione al forte ma non ancora consolidato movimento dello squadrismo fascista, agli Arditi del Popolo, gruppo paramilitare, chi non facevano parte solo arditi ma reduci dalla guerra, con connotazioni antifasciste che ebbe adesioni fra anarchici, comunisti, socialisti. I comunisti ne costituivano l’ala maggioritaria ma erano presenti anche componenti repubblicane come ad esempio Vincenzo Baldazzi che fu uno dei capi, e talvolta, come nella difesa di Parma, anche militanti del Partito Popolare, come il consigliere Corazza ucciso a Parma dai fascisti negli scontri.

Nacquero nell’estate del 1921 per opera di Argo Secondari, ex tenente delle “Fiamme nere” (arditi che provenivano dalla fanteria) di tendenza anarchica. La consistenza certa di queste formazioni paramilitari fu di 20.000 uomini iscritti, per un totale di circa 50.000 uomini con simpatizzanti e partecipanti alle azioni, tra i quali reduci di guerra, alcuni di loro su posizioni neutrali o antifasciste. L’evento forse di maggior risonanza fu la difesa di Parma dallo squadrismo fascista nel 1922: circa 10.000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci, poi di Italo Balbo, dovettero rinunciare a “conquistare” la città dopo 5 giorni di scontri contro un consistente gruppo di socialisti, anarchici e comunisti, comandati dai capi degli Arditi del Popolo (350 arditi del popolo presero parte allo scontro con i fascisti) Antonio Cieri e Guido Picelli. I morti tra i fascisti furono 39, tra coloro che resistettero cinque.

Durante il fascismo

Fra le due guerre gli arditi dei reparti d’assalto , (teschio e pugnale), si riunirono nell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia (ANAI), fondata dal capitano Mario Carli, poi tra i membri del cosiddetto “fascismo delle origini”, lo stesso che scrisse assieme a Marinetti l’articolo Arditi non gendarmi. La maggioranza degli arditi aderì al movimento fascista e prese parte alla marcia su Roma, e molti sarebbero diventati importanti capi fascisti, come Giuseppe Bottai e Italo Balbo, anche se l’adesione non fu unanime.

Venne fondata la FNAI (Federazione Nazionale Arditi D’Italia) il 23 ottobre 1922 da Mussolini che aveva sciolto l’ANAI considerata poco affidabile per il fascismo e nella FNAI confluirono un gran numero di Arditi. Nel 1937 Mussolini donò a Roma la Torre dei Conti presso Via dei Fori Imperiali (allora via dell’Impero) alla FNAI che lì rimase fino al 1943. Nel 1938 nella torre fu allestito un mausoleo dove sono tuttora conservate le spoglie del generale degli arditi Alessandro Parisi, morto quell’anno in un incidente stradale e presidente della federazione dal 1932.

Il generale Capello, ispiratore e fondatore del corpo, fu tra i primi ad aderire ai Fasci italiani di combattimento; fu chiamato a presiederne il Congresso di Roma nel novembre 1921 e nell’ottobre 1922 prese parte alla Marcia su Roma. Ma per la sua adesione alla massoneria, dal 1925 fu emarginato dall’esercito, che lo considerava uno dei massimi responsabili del disastro di Caporetto, e dal fascismo, che poi lo incarcerò perché lo considerava connivente con l’attentato Zamboni a Mussolini. Come lui molti altri “padri” dell’Arditismo, che non erano confluiti nel fascismo,furono emarginati, a vantaggio di figure, magari meno importanti, ma di sicura fede fascista o aderenti al fascismo pre marcia.

Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) reparti di arditi della MVSN furono inquadrati nel Corpo Truppe Volontarie.

Nella seconda guerra mondiale

Nel maggio 1942, durante la seconda guerra mondiale venne costituito il I Battaglione speciale arditi. Questo venne costituito il 15 maggio su tre compagnie, ognuna specializzata su una modalità di infiltrazione in territorio nemico. Il del 20 luglio 1942 lo SMRE costituì il Reggimento Arditi, con sede a Santa Severa, vicino a Roma ed il 1º agosto vi confluì il I Battaglione speciale Arditi, quale sua prima pedina operativa e il 15 settembre assunse la denominazione di X reggimento arditi. Operò in Nord Africa e in Sicilia, anche dietro le linee nemiche fino allo scioglimento nel settembre 1943.

Il I battaglione Arditi che l’8 settembre si trovava in Sardegna, non occupata dai tedeschi, aderì al regno del Sud e nel marzo 1944 andò a costituire il IX Reparto d’assalto dell’Esercito cobelligerante italiano , che evidentemente usò poi il fregio del battaglione d’assalto arditi come questo in vendita. Nel settembre ebbe la denominazione di III Battaglione “Col Moschin” del 68º Reggimento fanteria “Palermo”, composto da 400 arditi.

Un reparto di arditi incursori negli anni ’50

Anche la Regia Aeronautica costituì unità di arditi: il battaglione ADRA (Arditi distruttori della Regia Aeronautica) istituito il 28 luglio 1942, che operò nel corso dello sbarco alleato in Sicilia. Operò dopo l’8 settembre 1943, durante la Repubblica Sociale Italiana, con il nome di ADAR (Arditi Distruttori Aeronautica Repubblicana), con sede a Tradate. Nel 1944 furono costituiti sempre per l’Aeronautica nazionale repubblicana il 1º Reggimento Arditi Paracadutisti “Folgore” (ex Reggimento paracadutisti “Folgore”) e il 2º Reggimento Arditi Paracadutisti “Nembo” (attivo solo con due battaglioni).

 

Fonti varie Wikipedia

9.19

Informazioni aggiuntive

Peso,5 kg
Dimensioni20 × 20 × 20 cm

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