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‚ĚĆūüôĀARDITI POPOLO antifascisti anarchici- secessionisti distintivo

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Distintivo in metallo smaltato, degli ARDITI DEL POPOLO , formazione ‘antifascista‘ nata dalla secessione fra i militanti negli Arditi che non si ritrovarono con l’ideologia del regime. Distintivo di forma circolare, in metallo argentato (metallo bianco), smaltato di nero, con teschio in rilievo con il pugnale tra i denti , circondato¬† dalla dicitura ARDITI DEL POPOLO. Gli occhi del teschio e la lama del pugnale sono smaltati in rosso. Marcato¬† CASTELLI . In condizioni ottime, non presenta danni n√© mancanze. Diametro mm.20

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Descrizione

Distintivo in metallo smaltato, degli ARDITI DEL POPOLO , una formazione di¬† antifascisti che nasceva proprio dalla secessione fra i gruppi degli Arditi , tra gli anarchici, di quei militanti che non si ritrovarono con l’ideologia del regime fascista (proseguendo nella lettura della scheda, troverete ampie informazioni al riguardo).

Il distintivo di forma circolare, in metallo argentato (metallo bianco), riporta un teschio con il pugnale tra i denti , circondato  dalla dicitura ARDITI DEL POPOLO ; smaltato di nero lucido alla base, gli occhi del teschio e la lama del pugnale sono smaltati in rosso; il piedino al retro è marcato  CASTELLI .

In condizioni ottime, non presenta danni né mancanze.

 

MATERIALE     :  Metallo argentato, smalti

MISURE             :  mm.20 diametro

PRODUTTORE :  Castelli

 

NOTIZIE

Gli¬†Arditi del Popolo¬†erano un’organizzazione paramilitare¬†di¬†veterani¬†ex¬†militari¬†della¬†Grande Guerra, fondata a¬†Roma il¬†17 giugno¬†1921 dal reduce di guerra e¬†anarchico¬†Argo Secondari. Gli Arditi, sin dalla loro fondazione, erano un movimento di combattenti eterogeneo, che riuniva tra le sue file rivoluzionari,¬†anarchici,¬†comunisti¬†e¬†anticapitalisti.

Gli Arditi del Popolo furono tra le prime organizzazioni italiane di antifascisti, con anarchici, comunisti,¬† ramificati in numerose sezioni, battaglioni e unit√† su tutto il territorio nazionale, volti a proteggere la popolazione (soprattutto gli¬†operai, i¬†proletari¬†e le fasce pi√Ļ deboli della societ√†) dalla¬†violenza squadrista¬†dei¬†Fasci italiani di combattimento, contrastandoli con successo in operazioni da¬†guerriglia.

Gli Arditi nella Grande Guerra

Gli Arditi furono un corpo speciale del Regio Esercito creato nel 1917, impiegato durante la prima guerra mondiale allo scopo di superare la tattica della guerra di posizione.

Dopo la¬†prima guerra mondiale¬†gli Arditi confluirono nell’Associazione arditi d’Italia, fondata dal¬†capitano¬†Mario Carli.

La gran parte dei reduci degli arditi confluirono dunque nel movimento fascista. L’adesione non fu unanime: una parte di cui anarchici, comunisti, antifascisti, and√≤ a formare gli arditi del popolo.

La nascita degli Arditi del Popolo

Errico Malatesta con un gruppo di Arditi del Popolo

 

Gli arditi del popolo nacquero nell’estate del 1921 su iniziativa di membri anarchici, antifascisti, della sezione romana degli arditi. Loro fondatore fu Argo Secondari, tenente decorato di guerra di tendenze anarchiche.

La formazione ebbe l’appoggio dell’Internazionale Comunista. La loro nascita fu addirittura annunciata da¬†Lenin¬†sulla¬†Pravda. Antonio Gramsci, tra i vari comunisti d’Italia, nei confronti degli arditi del popolo era per mantenere una posizione attendista di possibile appoggio.

Gli arditi del popolo si resero protagonisti di alcuni scontri armati contro i militanti fascisti, sfociati in fatti di sangue con alterne fortune e vittime da ambo le parti. Tra gli arditi del popolo si ricordano per importanza gli anarchici , antifascisti  Alberto Acquacalda, Riccardo Lombardi (non iscritto ma partecipante alle azioni), Giuseppe Di Vittorio e Vincenzo Baldazzi.

Fatti di Parma

Antonio Cieri

 

L’evento di maggior risonanza che coinvolse gli Arditi del Popolo fu la¬†difesa del quartiere Oltretorrente di Parma¬†dallo squadrismo fascista nell’agosto¬†1922.

Nei primi del mese circa 10.000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci e poi di Italo Balbo, marciarono su Parma dopo aver occupato altri centri emiliani.

A presidiare la citt√† si trovavano gli Arditi del Popolo, comandati dal deputato¬†Guido Picelli¬†e dall’ex reduce decorato di guerra¬†Antonio Cieri, le formazioni di difesa proletaria, la¬†Legione Proletaria Filippo Corridoni, oltre ad anarchici e cittadini antifascisti dei quartieri popolari appositamente mobilitati. Il 6 agosto, vista l’impossibilit√† di conquistare la citt√† senza scatenare una carneficina, i fascisti passarono il controllo dell’ordine pubblico all’esercito e si impegnarono a ritirarsi.

Eredità storica

Tom Behan, storico, asserisce che:

¬ęDifficile dire se una maggiore unit√† tra gli Arditi del Popolo e la sinistra avrebbe potuto fermare il fascismo. Ma questo non avvenne soprattutto per il settarismo del Pcd’I e per le divisioni del Psi.¬Ľ

Inoltre Behan fa un esplicito parallelo e richiamo storico fra la situazione di allora ed i movimenti attuali anti globalizzazione, sostenendo l’importanza della partecipazione di massa a tali movimenti, anche da parte dei militanti che ne criticano la mancanza di obbiettivi strutturati, in quanto unico metodo per la costruzione di alternative. Vari ex arditi del popolo lottarono nella guerra di Spagna tra il 1936 e il 1939 contro le truppe franchiste.

Alcune formazioni partigiane nella Resistenza assunsero il nome di Arditi del Popolo: tra le pi√Ļ note, quella nella quale fu attivo¬†Antonello Trombadori, poi esponente del¬†PCI. Gli Arditi del Popolo, come pure¬†Gino Lucetti, hanno ispirato anche alcune canzoni popolari e partigiane come quella del¬†Battaglione Lucetti.

Simboli e iconografia

Gli arditi del popolo mutuarono i simboli scelti dall’unit√† speciale degli arditi, che combatt√© per l’esercito italiano durante la grande guerra: il colore nero e i teschi, simboleggianti lo sprezzo del pericolo e della morte. Su alcune loro bandiere vi era la scritta¬†¬ęLavoro o Morte¬Ľ

Il teschio mutuato dall’arditismo di guerra venne variato con l’aggiunta del colore rosso degli occhi e del pugnale. La “spilla” che raffigurava il teschio per l’appunto, era da appuntare sul petto a sinistra, indicando la natura partigiana degli anarchici- antifascisti¬† tra gli arditi del popolo .

Altro simbolo tipico dell’iconografia degli arditi del popolo fu la scure che spezza il¬†fascio littorio.

 

 

ARDITI

Un’idea anticipatrice dell’Ardito pu√≤ essere fatta lontanamente risalire al 1914, quando in ogni¬†reggimento¬†del Regio Esercito venne creato un gruppo di¬†esploratori¬†addestrati ad agire dietro le¬†linee¬†nemiche e tagliare il filo spinato di notte, vestiti completamente di nero. I primi nuclei di Arditi nacquero e si addestrarono a¬†Manzano¬†(Udine), in localit√† Sdricca, dove tuttora si celebra una commemorazione ed una rievocazione l’ultima domenica di luglio.

Come antesignani degli Arditi ci sono anche i componenti delle cosiddette “Compagnie della morte“, pattuglie speciali di fanteria o del¬†genio¬†adibite al taglio o al brillamento dei¬†reticolati¬†nemici, facilmente riconoscibili per l’uso di¬†corazze¬†ed¬†elmetti¬†principalmente del¬†tipo “Farina“. L’impiego della¬†bombarda¬†in questo ruolo rese del tutto inutili i sacrifici dei componenti queste unit√†.

In seguito, gli Arditi divennero un corpo speciale d’assalto. Il loro compito non era pi√Ļ quello di aprire la strada alla fanteria verso le linee nemiche, ma la totale conquista di queste ultime. Per fare ci√≤, venivano scelti i soldati pi√Ļ temerari, che ricevevano un addestramento molto realistico, con l’uso di¬†granate¬†e¬†munizionamento¬†reale, e con lo studio delle tecniche d’assalto¬†e del¬†combattimento corpo a corpo. Operativamente, gli Arditi agivano in piccole unit√† d’assalto, i cui membri erano dotati di¬†petardi “Th√©venot“, granate e¬†pugnali, utilizzati in assalti alle¬†trincee¬†nemiche. Le trincee venivano tenute occupate fino all’arrivo dei rincalzi di fanteria. Il tasso di perdite era estremamente elevato.

Nel dopoguerra si volle sostenere che l’idea dell’Ardito fosse stata una creazione del¬†capitano¬†Cristoforo Baseggio che nell’ottobre¬†1915¬†era stato posto al comando di una unit√† denominata “Compagnia volontari esploratori“, che operava in¬†Valsugana. La Compagnia quando conquist√≤ nell’aprile 1916 il monte Sant‚ÄôOsvaldo, venne quasi completamente annientata, e fu citata nel bollettino di guerra.

Nel 1916 il¬†Comando Supremo¬†decise di premiare con la qualifica di “militare ardito” chi si fosse distinto per decisione e coraggio, con l’espresso divieto di creare unit√† speciali. Il fregio per i militari arditi, non dunque del battaglione d’assalto, da portarsi al braccio sinistro, era il monogramma reale VE, ed era pensato esclusivamente come premio e come indicazione del soldato da portare ad esempio.

La nascita nella Grande Guerra

Museo storico italiano della guerra РManifesto di propaganda degli Arditi, prima guerra mondiale

 

Nel¬†1917¬†a seguito di proposte e studi da parte di giovani ufficiali stanchi della stasi e dell’inutile massacro della vita di trincea, si arriv√≤ alla sperimentazione di un’unit√† appositamente costituita presso la 48¬™ Divisione dell’VIII Corpo d’armata, comandata dal¬†capitano¬†Giuseppe Bassi¬†e il suo sergente Longoni Giuseppe. Giuseppe Bassi fu inoltre autore di una innovativa nota sull’impiego delle¬†pistole mitragliatrici¬†Fiat Mod. 15 /OVP – Officine Villar Perosa.

Va fatto presente che gi√† nel marzo 1917 il Comando Supremo aveva inviato una circolare informativa circa la costituzione presso l’esercito¬†austroungarico di unit√† speciali. Peraltro, il primo ad adottare il concetto di truppa di¬†√©lite¬†era stato l’esercito¬†tedesco, mediamente molto meglio addestrato: le¬†Sto√ütruppen¬† ¬† (sturmtruppen)

Re Vittorio Emanuele III sanc√¨ la nascita dei reparti d’assalto il 29 luglio 1917.

I neonati reparti d’assalto si svilupparono quindi come corpo a s√© stante, con una propria uniforme ed un addestramento differenziato e superiore a quello dei normali soldati, da impiegarsi a livello di compagnia o di intero battaglione. La sede della scuola d’addestramento venne fissata a Sdricca di Manzano (Udine) ed il comando affidato allo stesso maggiore Bassi. In seguito alla scuola di Sdricca (e alle altre create all’uopo) vennero brevettati anche gli arditi reggimentali (niente a che vedere con i “militari arditi” del 1916), la cui istituzione fu poi ufficializzata nel 1918 con apposita circolare.

I primi reparti vennero creati nella 2¬™ Armata, e al momento di¬†Caporetto¬†risultavano costituiti 27 reparti (o pi√Ļ probabilmente 23), anche se quelli effettivamente impiegabili in combattimento furono molti di meno. Quelli dipendenti dalla 2¬™ e dalla 3¬™ armata erano alle dipendenze del comando d’armata, mentre gli altri erano alle dipendenze dei comandi di¬†corpo d’armata, soprattutto nel caso delle fiamme verdi e degli altri reparti operanti in ambiente alpino. Solo i reparti della 2¬™ Armata erano gi√† stati utilizzati ampiamente e provati in azione (almeno 3¬†battaglioni¬†su 6 avevano operato come unit√† organiche, mentre gli altri probabilmente solo come compagnie); mentre quelli della 3¬™ (probabilmente 3 battaglioni) erano ad un livello elevato di preparazione fisica e tecnica, gli altri invece si trovavano ancora in addestramento; talvolta anzi i reparti alpini erano stati addestrati secondo standard inferiori a quelli della 2¬™ e 3¬™ Armata, che disponevano di un campo d’addestramento apposito a Borgnano, nei pressi di Medea (GO), ed un comando unico per le truppe ardite; si pu√≤ dire che ancora nel tardo 1917 la specialit√† non era ancora stata ben compresa dagli alti comandi al di fuori di queste due armate.

I primi sei reparti della 2¬™ Armata combatterono la battaglia di Udine e protessero la ritirata sui ponti di Vidor e della Priula, rimanendo sulle posizioni per consentire alle ultime unit√† regolari di passare il Piave. Nell’inverno del 1917 vennero sciolti, ricostituiti e riaddestrati arrivando a 22 reparti operativi, per diventare al maggio 1918 di nuovo 27 (pi√Ļ un reparto di marcia per ogni armata), assegnati ai corpi d’armata. Un Reparto d’Assalto (battaglione d’assalto con fregio degli arditi) era composto (inizialmente e teoricamente) da 735 uomini.

Dopo il¬†disastro di Caporetto, gli Arditi caddero per qualche tempo in disgrazia e furono riorganizzati pesantemente; il colonnello Bassi perse a sua volta prestigio ed invece di sopraintendere all’organizzazione degli Arditi quale ispettore fu inviato a comandare un normale reggimento di linea. In particolare la riorganizzazione prevedeva la normalizzazione dei reparti (portati a 21, e numerati da I a XIII, XVI, XVII, e da XIX a XXIV) con l’invio di ufficiali pi√Ļ conservatori e dediti alla cura della disciplina. L’organizzazione fu portata da 4 a 3 compagnie, di 150 uomini ciascuna, cui erano associate 3 sezioni autonome di mitragliatrici (Fiat Mod. 14), 6 sezioni autonome di pistole mitragliatrici (mitragliatrici leggere¬†Villar Perosa), 6 sezioni autonome di¬†lanciafiamme, per un totale di 600 uomini circa; le mitragliatrici e le pistole mitragliatrici furono tolte alle compagnie e raccolte in sezioni (contrariamente all’intuizione di Bassi e di¬†Capello), anche se poi queste sezioni per lo pi√Ļ venivano, nella pratica, riassegnate alle compagnie. Inoltre, per snellire i reparti, furono eliminati, almeno temporaneamente i due¬†cannoni da 37¬†o i due¬†obici da 65/17¬†che il generale¬†Luigi Capello¬†aveva aggiunto ai reparti Arditi della 2¬™ Armata.

Gli arditi della brigata Bologna

 

Anche la divisa si normalizz√≤, sembra per carenza di materiali, per tornare all’originale verso la met√† del 1918, un reparto la volta.¬† L’addestramento centralizzato nel campo di Sdricca, fortemente consigliato da Bassi, fu sostituito con campi d’addestramento specifici per ogni corpo d’armata, anche se il modello d’addestramento fu presto adeguato a quello originale (in questa riorganizzazione si decise di dotare ogni corpo d’armata di un reparto arditi, momentaneamente rinunciando alla creazione di grossi reparti d’assalto, previsti da Capello e riorganizzati alla fine del 1918). Dopo un momento di incomprensione, i nuovi ufficiali furono molto colpiti dalla forma mentis¬†e dalle pratiche d’addestramento degli arditi, giungendo nuovamente a raggiungere l’eccellenza grazie alla formazione di nuove reclute che riempivano i vuoti causati dalla ritirata. In particolare, si distinsero gli arditi del IX Battaglione (comandante l’allora¬†maggiore¬†e futuro¬†maresciallo d’Italia¬†Giovanni Messe) e quelli del V, ora XXVII (comandante maggiore¬†Luigi Freguglia), entrambi inizialmente tra i peggiori della specialit√† e portati ai massimi livelli dai rispettivi comandanti, che curarono notevolmente la preparazione atletica e il realismo delle esercitazioni, oltre a congedare alcuni elementi indisciplinati e troppo provati.

Nel 1918 si volle nuovamente riorganizzare la specialit√†, che rimaneva poco compresa dagli alti comandi, ma che si era molto distinta. I battaglioni dedicati al corpo d’armata presero la denominazione del corpo stesso e ne condivisero la numerazione (da 1¬ļ a 23¬ļ, sia in numeri romani che in numeri arabi), cui si aggiungevano altri battaglioni, inizialmente il XXX (dato come rinforzo al I Corpo d’armata) e il LII (abbinato alla 52¬™ Divisione alpina, che aveva compiti autonomi); cui si aggiungevano 7 battaglioni “di marcia” destinati alla riserva centrale e all’addestramento dei complementi, pi√Ļ tre battaglioni autonomi aggregati ai reparti italiani operanti fuori dal fronte italiano.

La divisioni d’assalto

Successivamente si cerc√≤ di costituire (riprendendo la decisione di Capello del ’17) delle grandi unit√† composte eminentemente di arditi: la 1¬™ e la 2¬™ Divisione d’assalto, con 6 battaglioni ciascuna (comprendente anche artiglieria, servizi e battaglioni di Bersaglieri, dunque il battaglione d’assalto con fregio degli arditi). Fu comunque difficile mantenere l’organico previsto e molti battaglioni furono spostati dai corpi d’armata alle divisioni e viceversa, per un totale di 39-40 battaglioni addestrati, circa, alcuni dei quali in seguito ai combattimenti venivano sciolti e riorganizzati o utilizzati, divisi per compagnie, per rinforzare altri reparti con una singola unit√†.

Verso la fine della guerra gli Arditi chiedevano sempre pi√Ļ insistentemente la sostituzione delle pistole mitragliatrici¬†Villar Perosa Mod. 1915¬†in dotazione con i¬†Beretta MAB 18¬†(ovvero “vere” pistole mitragliatrici manuali e non ibridi tra la pistola mitragliatrice e la mitragliatrice leggera) e di mitragliatrici leggere “vere” sulla falsariga del¬†BAR¬†americano e della¬†Lewis¬†inglese, o anche dalla¬†Madsen¬†danese (in uso presso l’esercito imperiale russo). Alcuni Lewis Gun furono effettivamente acquistati, ma passati per lo pi√Ļ al corpo mitraglieri. In verit√† le mitragliatrici italiane di entrambe le guerre mondiali furono insufficienti numericamente, e spesso tecnicamente alla bisogna; gli arditi, facendo di necessit√† virt√Ļ, finirono con l’utilizzare nello stretto delle trincee, dove il fucile con baionetta diventava ingombrante, tattiche “obsolete” come il corpo a corpo con il pugnale, al quale venivano specificatamente addestrati.

Il tenente Carlo Sabatini e i suoi Arditi del V reparto d’assalto

 

Nel giugno del¬†1918¬†venne costituita una¬†Divisione d’assalto¬†con nove reparti al comando del maggior generale¬†Ottavio Zoppi, divenuta poi¬†Corpo d’armata d’assalto¬†con dodici reparti su due divisioni. Al¬†Corpo d’armata d’assalto¬†vennero assegnati anche sei battaglioni¬†bersaglieri¬†e due battaglioni bersaglieri ciclisti, nonch√© supporti tattici e logistici adeguati. I reparti prelevati dai corpi d’armata per costituire le divisioni vennero ricostituiti tanto che a fine guerra si contavano i dodici reparti d’assalto (pi√Ļ due di marcia) inquadrati nel¬†Corpo d’armata d’assalto, e venticinque reparti indipendenti assegnati alle armate. Gli arditi furono tra gli artefici dello¬†sfondamento della linea del Piave¬†che permise nel novembre del¬†1918¬†la vittoria finale sugli eserciti austroungarici.

Lo scioglimento dei reparti

Pochi mesi dopo il termine della guerra, con la smobilitazione dell’esercito, si decise lo scioglimento dei reparti d’assalto, sia per motivi di riorganizzazione che di politica interna al Regio Esercito. Queste motivazioni furono riassunte dal generale Francesco Saverio Grazioli, uno dei padri degli arditi:

¬ęCessata la guerra, cessata l’occasione di menar le mani, di dar prova della loro audacia, di far bottino, di farsi belli delle loro imprese, la loro natura scapigliata ed esuberante o si perder√† , ed allora diventeranno ordinaria fanteria che non giustificherebbe le forme esterne e l’appellativo ufficiale loro proprio, ovvero persister√†, ed allora sar√† estremamente difficile a chicchessia di contenerla, di evitare deplorevoli infrazioni disciplinari e forse reati, che offuscherebbero la loro stessa gloriosa fama andatasi formando con la guerra.¬Ľ

Tra gennaio e febbraio 1919 il Comando Supremo sciolse il¬†Corpo d’armata d’assalto, la¬†2¬™ Divisione d’assalto e tutti i reparti non indivisionati. Nel marzo 1919 solo la “1¬™ Divisione d’assalto” era ancora operativa e venne inviata nella¬†Libia italiana¬†per operazioni di polizia coloniale insieme ad altre due divisioni ordinarie. Con l’inizio del biennio rosso, il Ministro della Guerra Caviglia decise di ricostituire temporaneamente alcuni reparti di Arditi da impiegare in operazioni di ordine pubblico particolarmente impegnative (probabilmente da qui cominciano i primi dissidi interni tra il popolo degli arditi, con anarchici, antifascisti) che I reparti arditi XX e XXII, con il IX Bersaglieri costituiscono un “Reggimento d’assalto” che operer√† in Albania fra giugno ed agosto 1920. Tale reggimento al rientro in Italia viene stanziato in Veneto dove viene soppresso con scioglimento definitivo avvenuto alla fine del¬†1920¬†con il nuovo ordinamento¬†Bonomi.

L’impresa di Fiume

D’Annunzio¬†e i suoi Arditi a¬†Fiume

 

Gli arditi parteciparono attivamente all’impresa fiumana¬†sotto la guida di¬†Gabriele d’Annunzio, dopo l’occupazione della citt√†, venne instaurata la “Reggenza del Carnaro” e venne promulgata, come carta costituzionale del nuovo Stato, la¬†Carta del Carnaro¬†tra i cui principali ispiratori vi fu il sindacalista rivoluzionario¬†Alceste De Ambris, anche lui con passato di Ardito. Il 25 dicembre 1920 (il cosiddetto¬†Natale di Sangue) le truppe regolari dell’esercito italiano guidate dal¬†generale Caviglia¬†posero termine alla fugace esperienza della¬†Repubblica del Carnaro¬†dopo brevi scontri.

Gli Arditi del Popolo

La maggior parte degli Arditi segu√¨ D’Annunzio o si schier√≤ con i nascenti Fasci di combattimento, ma non tutti, come risulta dall’esperienza degli¬†Arditi del Popolo , frangia secessionista romana dell’ANAI, schierata politicamente sulle posizioni del socialismo massimalista, con anarchici e antifascisti. La sezione romana dell’associazione Arditi d’Italia dette cos√¨ vita, in contrapposizione al forte ma non ancora consolidato movimento dello squadrismo fascista, agli Arditi del Popolo, gruppo paramilitare, di cui non facevano parte solo arditi ma reduci dalla guerra, che ebbe adesioni fra antifascisti, anarchici, comunisti, socialisti. I comunisti ne costituivano l’ala maggioritaria ma erano presenti anche componenti repubblicane come ad esempio Vincenzo Baldazzi che fu uno dei capi, e talvolta, come nella difesa di Parma, anche militanti del Partito Popolare, come il consigliere Corazza ucciso a Parma dai fascisti negli scontri.

Nacquero nell’estate del¬†1921¬†per opera di¬†Argo Secondari, ex tenente delle “Fiamme nere” (arditi che provenivano dalla fanteria) di tendenza¬†anarchica. La consistenza certa di queste formazioni paramilitari fu di 20.000 uomini iscritti, per un totale di circa 50.000 uomini con simpatizzanti e partecipanti alle azioni, tra i quali reduci di guerra, alcuni di loro su posizioni neutrali o¬†antifasciste. L’evento forse di maggior risonanza fu la¬†difesa di Parma¬†dallo squadrismo fascista nel¬†1922: circa 10.000 squadristi fascisti, prima al comando di¬†Roberto Farinacci, poi di¬†Italo Balbo, dovettero rinunciare a “conquistare” la citt√† dopo 5 giorni di scontri contro un consistente gruppo di socialisti, anarchici e comunisti, comandati dai capi degli Arditi del Popolo (350 arditi del popolo presero parte allo scontro con i fascisti)¬†Antonio Cieri¬†e¬†Guido Picelli. I morti tra i fascisti furono 39, tra coloro che resistettero cinque.

Durante il fascismo

Fra le due guerre gli arditi si riunirono nell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia¬†(ANAI), fondata dal capitano¬†Mario Carli, poi tra i membri del cosiddetto “fascismo delle origini”, lo stesso che scrisse assieme a¬†Marinetti¬†l’articolo¬†Arditi non gendarmi. La maggioranza degli arditi ader√¨ al movimento¬†fascista¬†e prese parte alla¬†marcia su Roma, e molti sarebbero diventati importanti capi fascisti, come¬†Giuseppe Bottai¬†e¬†Italo Balbo, anche se l’adesione non fu unanime.

Venne fondata la FNAI (Federazione Nazionale Arditi D’Italia) il 23 ottobre 1922 da¬†Mussolini¬†che aveva sciolto l’ANAI considerata poco affidabile per il¬†fascismo¬†e nella FNAI confluirono un gran numero di Arditi. Nel¬†1937¬†Mussolini don√≤ a¬†Roma¬†la¬†Torre dei Conti¬†presso¬†Via dei Fori Imperiali¬†(allora¬†via dell’Impero) alla FNAI che l√¨ rimase fino al¬†1943. Nel¬†1938¬†nella torre fu allestito un mausoleo dove sono tuttora conservate le spoglie del generale degli arditi¬†Alessandro Parisi, morto quell’anno in un incidente stradale e presidente della federazione dal¬†1932.

Il generale Capello, ispiratore e fondatore del corpo, fu tra i primi ad aderire ai¬†Fasci italiani di combattimento; fu chiamato a presiederne il Congresso di¬†Roma¬†nel novembre¬†1921 e nell’ottobre¬†1922¬†prese parte alla¬†Marcia su Roma. Ma per la sua adesione alla massoneria, dal 1925 fu emarginato dall’esercito, che lo considerava uno dei massimi responsabili del disastro di Caporetto, e dal fascismo, che poi lo incarcer√≤ perch√© lo considerava connivente con l’attentato Zamboni a Mussolini.¬†Come lui molti altri “padri” dell’Arditismo, che non erano confluiti nel fascismo,furono emarginati, a vantaggio di figure, magari meno importanti, ma di sicura fede fascista o aderenti al fascismo pre marcia.

Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) reparti di arditi della MVSN furono inquadrati nel Corpo Truppe Volontarie.

Nella seconda guerra mondiale

Nel maggio 1942, durante la¬†seconda guerra mondiale¬†venne costituito il¬†I Battaglione speciale arditi. Questo venne costituito il 15 maggio su tre compagnie, ognuna specializzata su una modalit√† di infiltrazione in territorio nemico. Il del 20 luglio 1942 lo SMRE costitu√¨ il¬†Reggimento Arditi, con sede a¬†Santa Severa, vicino a¬†Roma¬†ed il 1¬ļ agosto vi conflu√¨ il I Battaglione speciale Arditi, quale sua prima pedina operativa e il 15 settembre assunse la denominazione di¬†X reggimento arditi. Oper√≤ in Nord Africa e in Sicilia, anche dietro le linee nemiche fino allo scioglimento nel settembre 1943.

Il I battaglione Arditi che l’8 settembre si trovava in Sardegna, non occupata dai tedeschi, ader√¨ al regno del Sud e nel marzo 1944 and√≤ a costituire il IX Reparto d’assalto dell’Esercito cobelligerante italiano , che evidentemente us√≤ poi il fregio del battaglione d’assalto arditi come questo in vendita.¬†Nel settembre ebbe la denominazione di III Battaglione “Col Moschin” del 68¬ļ Reggimento fanteria “Palermo”, composto da 400 arditi.

Un reparto di arditi incursori negli anni ’50, battaglione d’assalto con fregio degli arditi

Anche la¬†Regia Aeronautica¬†costitu√¨ unit√† di arditi: il battaglione ADRA (Arditi distruttori della¬†Regia Aeronautica) istituito il 28 luglio 1942, che oper√≤ nel corso dello¬†sbarco alleato in Sicilia. Oper√≤ dopo l’8 settembre 1943, durante la¬†Repubblica Sociale Italiana, con il nome di ADAR (Arditi Distruttori Aeronautica Repubblicana), con sede a¬†Tradate. Nel 1944 furono costituiti sempre per l’Aeronautica nazionale repubblicana il 1¬ļ Reggimento Arditi Paracadutisti “Folgore” (ex Reggimento paracadutisti “Folgore”) e il 2¬ļ Reggimento Arditi Paracadutisti “Nembo”¬†(attivo solo con due battaglioni).

 

Fonti varie Wikipedia

9.19

Informazioni aggiuntive

Peso,5 kg
Dimensioni20 × 20 × 20 cm

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