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‚ĚĆūüôĀMarcia su Roma Nominativa – 1922 – medaglia – LORIOLI

1,00

Medaglia commemorativa per la Marcia su Roma , modello ti tipo A , nominativa  LATINI CARLO  di PERUGIA. Diametro di circa mm.34 . Siglata FM Lorioli & Castelli Milano et EB Mod. Rip. Ris  . Medaglia in buone condizioni di conservazione, leggera ossidazione alla cambretta. Completa di nastrino.

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Description

Medaglia commemorativa per la Marcia su Roma , modello ti tipo A , nominativa rilasciata a tale LATINI CARLO di PERUGIA.

La medaglia √® costituita da una disco dal diametro di 34 mm. con attacco a cambretta ; al dritto (recto) riporta una vittoria alata che regge con la mano destra una corona di quercia e sostiene con la sinistra un fascio littorio. Alle spalle della figura vi sono insegne legionarie, fasci littori e daghe romane ; al verso troviamo uno spazio quadrangolare riempito con un’incisione nominativa, cio√® con il nome e la citt√† di provenienza dell’insignito che prese parte alla Marcia su Roma. Alla base dello spazio quadrato √® presente la sigla FM Lorioli & Castelli Milano et EB Mod. Rip. Ris¬†(incusso). Lo spazio quadrato √® delimitato da quattro fasci littori. Circolarmente il bordo √® delimitato da un doppio cerchio in cui sono incise le leggende¬†Marcia Su Roma, in alto, e¬†27 ottobre-1 novembre 1922, in basso. Tra le leggende sono presenti due piccole stelle. Il nastrino √® diviso a met√†, verticalmente, a sinistra √® rosso-amaranto ed a destra √® giallo: i colori del comune di Roma.

Medaglia in buone condizioni di conservazione, presenta una leggera ossidazione alla cambretta come si nota dalle foto allegate, nella parte tuttavia nascosta dal nastrino.

MATERIALE     :  Bronzo

MISURE            :  mm.34  diametro

MARCHIO         :  F.M. Lorioli & Castelli РMilano

 

NOTIZIE

La¬†medaglia commemorativa della¬†Marcia su Roma √® una medaglia del Regno d’Italia, rilasciata con iscrizione nominativa ai reali partecipanti,¬† istituita dalla direzione del Partito Fascista con foglio d’ordini M.V.S.N. del 31 dicembre 1923, per commemorare la presa del potere di Benito Mussolini nel 1922 e l’inizio dell’Era fascista.

La medaglia della Marcia su Roma fu assegnata nominativa rispettivamente in oro a Benito Mussolini, ai quadrumviri ed al segretario amministrativo del P.N.F. Giovanni Marinelli, in argento ai 19 comandanti delle colonne delle squadre organizzate per convergere su Roma ed in bronzo a tutti coloro che, iscritti al Partito Nazionale Fascista, avevano partecipato alla marcia tra il 27 ottobre e il 1¬ļ novembre 1922.

Attraverso il¬†regio decreto¬†n¬į 273 del 31 gennaio¬†1926¬†fu autorizzata anche per i membri della¬†Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Una seconda disposizione, data dal regio decreto n¬į 2485 del 1¬ļ novembre¬†1928, ne concesse l’uso a quei militari che il 28 ottobre¬†1922¬†non prestavano servizio effettivo nelle Forze Armate dello Stato. Infine il pieno diritto di fregiarsi dell’insegna da parte di tutti gli appartenenti alle FF.AA., fu concesso con il Regio Decreto n¬į 1179 del 15 luglio¬†1938.

Con foglio d’ordini del partito, in data 7 dicembre¬†1931, la medaglia d’argento nominativa assegnata ad Achille Starace, come capo-colonna Marcia su Roma, venne commutata in oro in occasione della sua nomina a Segretario del P.N.F.

Quadrumviri

Marcia su Roma

La¬†marcia su Roma¬†fu una¬†manifestazione¬†armata organizzata dal¬†Partito Nazionale Fascista , guidato da Benito Mussolini, il cui successo ebbe come conseguenza l’ascesa al potere del partito stesso in Italia. Il 28 ottobre¬†1922, circa 25.000 camicie nere si diressero sulla capitale rivendicando dal sovrano la guida politica del¬†Regno d’Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la violenza. La manifestazione si concluse con successo quando, il 30 ottobre, il re Vittorio Emanuele III¬†cedette alle pressioni dei fascisti e decise di incaricare Mussolini di formare un nuovo governo. Vengono ricompresi nella medesima¬†locuzione¬†anche altri eventi collegati verificatisi, fra il 27 e il 30 ottobre, in tutto il territorio nazionale.

La marcia su Roma venne celebrata negli anni successivi come il prologo della nominativa “rivoluzione fascista” e il suo anniversario divenne il punto di riferimento per il conto degli anni secondo l’era fascista.

La¬†Marcia su Roma¬†si inser√¨ in un contesto di grave crisi e messa in discussione dello¬†Stato liberale, le cui istituzioni erano viste come non pi√Ļ idonee a garantire l’ordine interno principalmente da¬†fascisti,¬†socialisti¬†e¬†comunisti. La situazione di crisi cominci√≤ poco prima del termine della¬†Grande Guerra, quando i rigori cui il popolo venne sottoposto ai fini del successo bellico avevano incominciato a destare un forte malcontento.

Finita la guerra, questo esplose in forme violente, caratterizzate dall’affiancamento dell’azione armata a quella politica da parte di partiti e gruppi politici o dalla loro trasformazione in vere e proprie forme paramilitari, creando disordini che sfociarono nel¬†biennio rosso. Nel novembre del¬†1921¬†i¬†Fasci Italiani di Combattimento¬†si trasformarono nel¬†Partito Nazionale Fascista¬†(PNF), combattendo al proprio interno fra spinte volte a scelte rivoluzionarie e istanze di crescita costituzionale.¬†Mussolini¬†opt√≤ per una “via parlamentare”, tenendo a freno le¬†squadre d’azione¬†e incominciando la ricerca del consenso popolare.

Approfitt√≤ perci√≤ del coinvolgimento di¬†Gabriele D’Annunzio¬†nell’occupazione del Comune di¬†Milano¬†(3 agosto¬†1922), per sottintenderne la sua adesione al partito. A partire dalla primavera del¬†1922, e poi soprattutto dal luglio quando avvennero gravi crisi e rapide alternanze di governo, la politica parlamentare segu√¨ le manovre dei¬†popolari¬†di¬†Don Sturzo¬†per un governo guidato da¬†Vittorio Emanuele Orlando¬†in coalizione con il¬†Partito Socialista Italiano.

Del resto, lo stesso¬†Giovanni Giolitti, in un’intervista al¬†Corriere della Sera, aveva sostenuto l’opportunit√† di una trasformazione in senso costituzionale del movimento. Nel frattempo, la propaganda affievoliva il carattere repubblicano del fascismo, onde non porsi troppo presto in aperto contrasto con la Corona e le Forze Armate, che Mussolini e i fascisti ritenevano si sarebbero attenute al giuramento di fedelt√† prestato al re, appoggiandoli.

Mussolini incominci√≤ una serie di incontri e contatti con gli esponenti politici pi√Ļ importanti, per verificare possibili alleanze e, contemporaneamente, vi furono timidi sondaggi e pi√Ļ aperti abboccamenti anche con gli esponenti del mondo imprenditoriale ed economico. Da questi ultimi rapporti, sempre nell’agosto, nacque uno studio di¬†Ottavio Corgini¬†e¬†Massimo Rocca, che sarebbe stato pressoch√© direttamente mutuato in un nuovo programma economico fascista.

Il futuro Duce si risolse a considerare Giolitti probabilmente il pi√Ļ pericoloso dei suoi avversari e perci√≤ dedic√≤ le sue attenzioni a¬†Luigi Facta, “figlio” politico di Giolitti e assai devoto verso il suo mentore, che intendeva sganciare dallo statista per coinvolgerlo in ruoli governativi di massimo prestigio politico insieme con D’Annunzio, nel qual caso di Facta avrebbe potuto essere il merito di una eventuale “normalizzazione” dei fascisti; altra ipotesi √® che fosse stato Facta, nei contatti avuti, a coltivare questa prospettiva, sfumata l’11 ottobre a¬†Gardone¬†in un incontro fra Mussolini e D’Annunzio nel quale il PNF sottoscrisse accordi con una sorta di sindacato dei marittimi (Federazione del Mare, guidata da¬†Giuseppe Giulietti) che il poeta aveva preso sotto tutela, e questo accordo avrebbe legato anche i due esponenti.

Facta aveva in realt√† contattato direttamente D’Annunzio e insieme avevano pensato a una marcia su Roma di ex combattenti guidata proprio dal Vate e da tenersi il 4 novembre al fine di prevenire e rendere eventualmente inefficace quella fascista, di cui gi√† si parlava. Mussolini sacrific√≤ il sindacato fascista dei marittimi – che disciolse – in favore del sodalizio preferito dal poeta, rinunci√≤ a qualche prebenda per il partito da parte della corporazione degli armatori, e l’accordo Facta-D’Annunzio rest√≤ senza seguito.

Neutralizzato D’Annunzio, Mussolini fu ripreso dall’ansia di paralizzare anche Giolitti e i preparativi per un’azione spettacolare ebbero inizio. Se su un versante pi√Ļ nitidamente politico si cercava di far vacillare il¬†governo Facta, indebolendolo cos√¨ da poterne costituire sempre pi√Ļ lucidamente una valida e “forte” alternativa istituzionale, sul piano “operativo” la marcia fu preparata in gran segreto fin nei minimi dettagli. Del proposito circolavano gi√† molte voci che si rincorrevano da e per ogni direzione: d’altra parte, lo statista di¬†Dronero¬†era ben informato della situazione grazie ai suoi contatti personali ed era stato avvicinato dal ministro delle finanze¬†Giovanni Battista Bertone, che anche su incarico di Facta voleva chiedere a Giolitti di tornare a Roma e formare un nuovo ministero che fronteggiasse i fascisti sul campo.

Giolitti, nell’incontro con Bertone all’Hotel Bologne a¬†Torino¬†il 23 ottobre, anche a proposito di un eventuale intervento della polizia sui fascisti durante la manifestazione di Napoli, rispose “Ma no, ma no. Vediamo cosa succede, poi se ne parla”. La marcia su Roma ebbe un prodromo: il 2 agosto del 1922 i fascisti occupano militarmente¬†Ancona; essi volevano saggiare la reazione del governo e del re, in vista di un successivo tentativo su¬†Roma. Volevano inoltre rendersi conto anche della posizione che avrebbe preso l’esercito di fronte a un’occupazione armata di una citt√†.

Era stata scelta Ancona perch√© la citt√† era nota per la sua avversione alle idee autoritarie; la fama di citt√† ribelle era stata conquistata dalla citt√† in seguito alla¬†Settimana rossa¬†del¬†1914¬†e alla¬†Rivolta dei Bersaglieri¬†del¬†1920; se il tentativo di occupazione fosse riuscito in una citt√† cos√¨, nuove imprese sarebbero state considerate pi√Ļ facili. L’occupazione avvenne senza ostacoli: il capoluogo marchigiano, che due anni prima aveva preso le armi contro il governo, cadde in mano ai fascisti quasi senza resistenza, lasciando tutti sorpresi; il governo e¬†Vittorio Emanuele III tacquero. Perfino in una citt√†¬†calda¬†come Ancona l’avvento del fascismo era sentito come ineluttabile e la resistenza era considerata inutile.

Il 14 ottobre, Mussolini scrisse su un giornale un articolo intitolato¬†Esercito e Nazione, nel quale attaccava¬†Pietro Badoglio¬†per una frase che gli era stata attribuita (l’interessato sment√¨ all’epoca, ma l’avrebbe invece confermata dopo la caduta del¬†regime fascista) e che suonava pi√Ļ o meno come ¬ęAl primo fuoco, tutto il fascismo croller√†¬Ľ. Questo scontro sarebbe poi pesato non poco nei sempre difficili rapporti fra l’ex direttore dell’Avanti!¬†e il generale. Nel frattempo l’entusiasta e fedelissimo¬†Vilfredo Pareto¬†gli telegrafava sollecitando di accelerare i tempi, ¬ęOra, o mai pi√Ļ¬Ľ.

Il 19 ottobre 1922, Domizio Torrigiani, al vertice del Grande Oriente d’Italia, diffonde una circolare nella quale sostiene l’ascesa del fascismo al potere.Ma gi√† alcune settimane dopo, l’Ordine avrebbe invitato i “fratelli” alla difesa dei fondamentali principi della democrazia e a prepararsi all’opposizione.

 

I preparativi

24 ottobre 1922, adunata delle camicie nere di Napoli, Mussolini sul palco delle autorità

 

Quattro giorni prima della marcia, il 24 ottobre, a¬†Napoli¬†si tenne una grande adunata del¬†Partito Nazionale Fascista, raduno di¬†camicie nere¬†che doveva servire da prova generale. In quell’occasione, Mussolini proclam√≤ pubblicamente: “O ci daranno il governo o lo prenderemo calando a Roma”. Durante la sfilata, in via Museo, un mazzo di fiori con un sasso nascosto venne lanciato dalla folla che in massima parte acclamava e lanciava fiori verso il corteo ferendo un fascista; in risposta, un altro fascista dapprima colp√¨ con un nerbo di bue tra la folla a casaccio e poi spar√≤ una rivoltellata che fer√¨ con esiti mortali la ottantenne¬†Carolina Santini, affacciata a un balcone.

Quel giorno Mussolini annunci√≤ la nomina nominativa dei quadrumviri che avrebbero condotto la marcia su Roma : Italo Balbo (uno dei ras¬†pi√Ļ famosi),¬†Emilio De Bono¬†(futuro comandante della Milizia),¬†Cesare Maria De Vecchi¬†(un generale non sgradito al¬†Quirinale) e¬†Michele Bianchi¬†(segretario del partito e fedelissimo di Mussolini). Il 26 di quel mese il presidente del consiglio rispose a Mussolini (che aveva radunato a Napoli decine di migliaia di camicie nere e minacciava apertamente di marciare su Roma per occuparne militarmente le Istituzioni) in modo del tutto privo di senso: √® in queste circostanze che, di fronte a chi gli prospettava il precipitare della situazione, Luigi Facta pronunci√≤ la celebre frase con la quale passer√† alla Storia: “Nutro fiducia!”.

L’adunata di Napoli, al campo sportivo dell’Arenaccia, fu organizzata da¬†Aurelio Padovani, uno dei cinque comandanti di zona che vollero la marcia su Roma, con rilascio di tessera nominativa,: Padovani comand√≤ la sfilata per le vie cittadine e, al teatro San Carlo, fu lui a presentare Mussolini ai cittadini napoletani. Mussolini tenne due discorsi, uno al teatro San Carlo, diretto al ceto borghese, e uno in piazza Plebiscito ai suoi uomini. Il capo dei fascisti si espresse abilmente evitando di far trasparire segnali di allarme, ma al contempo rassodando i crescenti consensi sia della popolazione sia dei simpatizzanti. La stessa sera, all’Hotel Vesuvio, si riun√¨ il Consiglio nazionale del partito che stabil√¨ le direttive di dettaglio per la marcia. La mattina dopo Bianchi avrebbe lanciato ai suoi uomini il segnale convenuto: ¬ęInsomma, fascisti, a Napoli piove, che ci state a fare?¬Ľ mentre Mussolini sarebbe prudentemente andato ad attendere a Milano gli sviluppi successivi.

Il comportamento tutto sommato ordinato dei fascisti , pronti per la marcia su Roma , durante la manifestazione, che si concluse sotto il quartier generale di corpo d’armata dell’Esercito con la richiesta di esposizione della bandiera, fece stilare al prefetto Angelo Pesce un telegramma con nominativa sintetizzante gli eventi, che pervenne a Roma alle 19:30 del 24, in cui si diceva tra l’altro:

¬ęManifestazione fascista si √® svolta nell’ordine. Nulla da segnalare. Onorevole Mussolini ha pronunciato breve discorso … se il governo non sar√† dato ai fascisti il fascismo lo prender√† con la forza. (…) invitati [i fascisti] a sciogliersi portandosi prima sotto palazzo Corpo armata per dimostrazione simpatia all’esercito (…). Le squadre aderendo a tale invito hanno fatto una calorosa dimostrazione all’esercito (…) e ora vanno allontanandosi da piazza Plebiscito dirigendosi alcuni per stazione ferroviaria per partire, altri nelle varie localit√† di concentramento loro assegnate.¬Ľ

Era quindi il preambolo al passo successivo. Il quadrumvirato avrebbe dichiarato l’assunzione di pieni poteri da¬†Perugia, dove si era installato presso l’Hotel Brufani, e avrebbe assunto i poteri effettivi nella notte tra il 26 e il 27 ottobre.¬†Dino Grandi, di rientro da una missione a¬†Ginevra, era stato nominato capo di stato maggiore del quadrumvirato. Truppe fasciste avrebbero poi dovuto occupare uffici pubblici, stazioni, centrali telegrafiche e telefoniche.

Le squadre sarebbero confluite a Foligno, Tivoli, Monterotondo e Santa Marinella per poi entrare nella capitale. Si raccolsero Рsi stima Рcirca 25-30.000 fascisti, a fronte dei 28.400 soldati a difesa della capitale. Facta era rassicurato dagli avvenimenti e dai discorsi tenuti a Napoli, nonché dal fatto che il raduno si era chiuso senza scontri, violenze e altre degenerazioni. Il 26, però, Antonio Salandra (che si era incontrato con Mussolini quando questi andava a Napoli il 23, e che manteneva contatti con De Vecchi, Ciano e Grandi) gli riferì che la marcia su Roma stava per partire e che se ne volevano le dimissioni.

Facta in realt√† non gli credette; la contrapposizione politica fra Facta e Salandra non rendeva l’ambasciata del secondo cos√¨ influente sul primo, che si limit√≤ a indire un consiglio dei ministri nel quale cerc√≤ di riprendersi le deleghe affidate ai ministri, onde poter disporre di “valori” negoziabili, con Mussolini o con altri. Del resto, in seno al governo, bruciava la questione della posizione di¬†Vincenzo Riccio, fedelissimo di Salandra, che si trovava in condizione di provocare la¬†crisi di governo. Assenti¬†Giovanni Amendola¬†e¬†Paolino Taddei, gli altri ministri accettarono di presentare a Facta le dimissioni e acconsentirono al loro eventuale avvicendamento con nuovi ministri fascisti.

Il 27 ottobre

Il 27 ottobre Bianchi e De Vecchi vennero a contrasto e il primo mand√≤ addirittura una lettera a Mussolini in cui definiva l’altro “disertore”: la “colpa” del De Vecchi sarebbe consistita nel prosieguo – a fianco di Grandi – dei negoziati politici con Salandra, che avrebbe ambito a un incontro diretto col Capo del Fascismo che ripetutamente chiese invano.

Intanto a¬†Cremona, a¬†Pisa¬†e a¬†Firenze¬†erano gi√† in azione gli squadristi, che prendevano possesso non pacifico di alcuni edifici pubblici. Alle prime notizie Facta telegraf√≤ al re Vittorio Emanuele III a¬†San Rossore¬†invitandolo a rientrare, cosa che il sovrano fece nella serata; andandolo a ricevere alla stazione, il Capo del Governo gli sugger√¨ di applicare lo¬†stato d’assedio, ma il sovrano non accett√≤ (rifer√¨¬†Marcello Soleri) rifiutandosi di deliberare, temendo che molti militari, alcuni dei quali dalla parte di Mussolini, non avrebbero eseguito gli ordini.

La notte tra il 27 e il 28 il Presidente del Consiglio fu svegliato per essere informato che le colonne fasciste erano partite verso Roma, sui treni che avevano requisiti, mentre il re si consultava con i maggiori esponenti del¬†Regio Esercito¬†e della¬†Regia Marina, tra i quali¬†Diaz,¬†Thaon di Revel,¬†Giraldi¬†e¬†Bencivenga, per fare il punto della situazione. Il re chiese ai suoi generali se le forze armate sarebbero state fedeli alla monarchia in caso di stato d’assedio e quelli, per voce di Diaz, risposero che “l’esercito avrebbe certamente fatto il suo dovere, ma sarebbe stato bene non metterlo alla prova”.

Il ministro della Guerra Marcello Soleri, che si era fermato a dormire nei locali del proprio ministero, prontamente diede mandato al sottosegretario¬†Aldo Rossini¬†e al deputato¬†Giuseppe Bevionedi provvedere alla stesura di un manifesto auspicante ¬ędisarmo di spiriti¬Ľ, ¬ędisarmo di azioni¬Ľ e contenente un chiaro appello a troncare, ¬ęsenza indugio, una esasperazione produttrice soltanto di dolori e di rovine¬Ľ; inoltre il detto documento doveva chiarire che il Governo intendeva ¬ędifendere lo Stato a qualunque costo e con qualunque mezzo e contro chiunque attentasse alle sue leggi¬Ľ, assumendo, se necessario, ¬ęogni responsabilit√† per la inflessibile tutela della sicurezza e dei diritti dello Stato¬Ľ. Con questo manifesto, alle due e mezzo circa del mattino Facta part√¨ per Villa Savoia, ove si trovava il re, il quale, esaminatolo, si disse d’accordo.

Il documento, pur molto fermo, non conteneva la proclamazione dello stato d’assedio, anche se ne prospettava implicitamente l’eventualit√†. Il sovrano, dunque, dando il proprio consenso a tale manifesto non ritenne di essersi impegnato – come Facta e Soleri invece pensarono – a dar corso allo stato d’assedio. Alle 6 del mattino del giorno 28, si riun√¨ al¬†Viminale¬†(allora sede della Presidenza del Consiglio) il consiglio dei ministri che decise di proclamare lo stato di assedio: il ministro dell’Interno Taddei stil√≤ un proclama sulla falsariga di quello che¬†Luigi Pelloux¬†aveva stilato nel¬†1898¬†e il suo capo di Gabinetto Efrem Ferraris lo fece dare immediatamente alle stampe, inviandolo a tutte le prefetture senza attendere, ¬ęstante l’urgenza¬Ľ, che il re firmasse il relativo decreto.

Verso le 8 e mezzo, Facta si rec√≤ al Quirinale per la ratifica del proclama da parte del re ma, con sorpresa del primo ministro, il sovrano dichiar√≤: “Caro Facta, sono cambiate molte cose da stanotte”. Facta ricord√≤ al re che “tutti i ministri sono stati d’accordo nel diramare il manifesto…” (dello stato d’assedio per Roma ,che precedeva la marcia , manifesto a firma nominativa dei ministri, ), ma il re rispose “Non tutti, non tutti!” e “D’altronde avete fatto male! Il diritto costituzionale prescrive che decisioni del genere non hanno nessun valore senza la firma del sovrano: lei lo sapeva benissimo, Facta!”; aggiungendo che non era certo della capacit√† di resistenza degli 8 000 militari presenti a Roma contro i “100.000 fascisti” in arrivo e che “in simili condizioni far scoppiare una guerra civile √® da sanguinari e da scemi: io credo di non essere n√© una cosa n√© l’altra, caro Facta”. Successivamente disse “Io non firmo”, e chiuse a chiave il decreto non firmato in un cassetto. Facta rispose:¬† ¬ęVostra Maest√† non ha bisogno di dire a chi tocca la pena.¬Ľ

Dopo di che si dimise (i dettagli sul colloquio furono narrati nel dopoguerra dalla figlia di Facta)

Alle 9 e mezzo Facta torn√≤ al Viminale per annullare lo stato d’assedio e per chiamare il vecchio Giolitti in suo aiuto, ma questi non sarebbe potuto arrivare a soccorrerlo a causa delle linee ferroviarie interrotte dallo stesso Facta a due chilometri dalla capitale. Alle 11 e mezzo Facta formalizz√≤ le sue dimissioni e il re procedette come d’ordinario con le consultazioni.

Il generale Emanuele Pugliese, comandante la Divisione di Roma, autore di un piano di difesa nominativa pre Marcia su Roma  , il 28 ottobre 1922 alle 10:10 fece occupare la Casa del Fascio di via Avignonesi e fece bloccare treni che trasportavano 7 000 fascisti verso Roma.

Squadre fasciste alle porte di Roma

Mussolini intanto restava a Milano, dove veniva costantemente informato sulla situazione romana; i dettagli dal Viminale gli venivano da Vincenzo Riccio che, tramite Salandra li faceva arrivare ai notabili fascisti tra i quali si era aggiunto¬†Luigi Federzoni. Quest’ultimo parl√≤ a telefono sia con Mussolini sia con il quadrumivirato di stanza a Perugia e, in seguito, si rec√≤ a colloquio da Vittorio Emanuele, cercando di agire da mediatore. Mussolini, dal canto suo, sapeva che De Vecchi e Grandi cercavano qualche accordo non coerente con il piano generale, e anche se pi√Ļ tardi li avrebbe accusati d’aver tradito la rivoluzione (nel¬†1944¬†al¬†processo di Verona), al momento non li sconfess√≤ pensando che la trattativa avrebbe potuto costituire una buona possibilit√† di ripiego nel caso in cui le sue squadre si fossero trovate costrette a smobilitare per l’intervento dell’esercito. Mussolini infatti sapeva bene che i suoi uomini erano s√¨ una minaccia, ma non credeva alla loro forza militare. Una voce circolata successivamente asseriva che Facta avrebbe in realt√† disposto per lo stato d’assedio nella serata del 27, ma che il re avrebbe respinto la proposta: la voce era stata diffusa da Federzoni, che diceva di aver chiamato al telefono egli stesso Mussolini, dal Ministero dell’interno, e lasciava supporre che il sovrano l’avesse voluto mettere a parte degli accadimenti romani.

 

Il 28 ottobre

Lo stato maggiore fascista a Roma

 

La mattina del 28, a Milano, Mussolini riceveva nella sede del¬†Popolo d’Italia¬†una delegazione di industriali, fra i quali¬†Camillo Olivetti, che gli chiesero urgentemente di trovare un accordo con Salandra. Nello stesso momento, nella Capitale, quest’ultimo proponeva al re di dare l’incarico di formare il governo a¬†Vittorio Emanuele Orlando, ma De Vecchi inform√≤ il sovrano che l’unica persona con cui Mussolini avrebbe potuto raggiungere un’intesa sarebbe stato lo stesso Salandra.

A Mussolini fu quindi proposto di governare a fianco di Salandra, ma egli rifiut√≤. Qualche ora dopo, forse anche tentando una forzatura per convincere il capo dei fascisti,¬†Il Giornale d’Italia¬†diffuse una edizione straordinaria in cui dava per raggiunto un accordo e per affidato un incarico a Salandra e Mussolini, il quale dopo aver resistito a pressioni di ogni provenienza, compresa una accorata telefonata del generale¬†Arturo Cittadini¬†(su espresso mandato del re), precis√≤ telefonicamente a Grandi che ancora insisteva: ¬ęNon ho fatto quello che ho fatto per provocare la risurrezione di don Antonio Salandra¬Ľ.

La mattina seguente, dopo che le bozze dell’articolo scritto da Mussolini durante la notte erano state diffuse, Salandra vi pot√© leggere che non c’era niente da fare e, dopo un giro di telefonate di ultima conferma, decise di rimettere l’incarico. De Vecchi fu incaricato da Vittorio Emanuele di informare Mussolini che gli avrebbe conferito l’incarico. Il futuro dittatore rispose: ¬ęVa bene, va bene, ma lo voglio nero su bianco. Appena ricever√≤ il telegramma di Cittadini partir√≤¬Ľ. Poche ore dopo gli giunse un telegramma del generale Cittadini, a firma nominativa, i cui contenuti preludevano alla Marcia su Roma :

¬ęSUA MAEST√Ä IL RE MI INCARICA DI PREGARLA DI RECARSI
A ROMA DESIDERANDO CONFERIRE CON LEI
OSSEQUI
GENERALE CITTADINI

 

L’esito

Benito Mussolini partito da Milano e giunto a Roma il 30 ottobre 1922, prima di diramare nominativa smobilitazione e la consegna delle armi, sfila il 31 ottobre in testa alle squadre armate fasciste assieme ai quattro comandanti delle colonne della Marcia su Roma  (i quadrunviri: da sinistra Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Italo Balbo) . Il corteo, di circa 50.000 uomini, si reca all’Altare della Patria e al Quirinale a omaggiare il Re, Vittorio Emanuele III di Savoia.

Le camicie nere sfilano il 31 ottobre 1922 davanti al¬†Quirinale, all’epoca residenza reale


Il Re Vittorio Emanuele III incontra ufficialmente il presidente del consiglio Benito Mussolini il 4 novembre 1922

 

Mussolini part√¨ da Milano in vagone letto con il direttissimo n.17 delle 20:30 del 29 ottobre alla volta di Roma, dove sarebbe giunto alle 11:30 del 30 ottobre; il convoglio pat√¨ un incredibile ritardo dovendo rallentare – e in qualche caso proprio fermarsi – in molte stazioni prese d’assalto da fascisti festanti che accorrevano a salutare il loro capo.

Il Duce parl√≤ per circa un’ora col re, promettendogli di formare entro sera un nuovo governo con personalit√† non fasciste e con esponenti di aree politiche “popolari”. Alle 18 present√≤ il governo Mussolini, comprendente soltanto tre fascisti, Alberto De Stefani, Giovanni Giuriati e Aldo Oviglio, di orientamento moderato.

Le “Camicie Nere della rivoluzione” intanto erano accampate intorno alla Capitale e non attendevano che di entrarvi: furono autorizzate a entrarvi solo il giorno 30 e la raggiunsero alla meglio, su mezzi di fortuna. Ma erano pi√Ļ che raddoppiati: dai circa 30.000 della marcia, erano ora pi√Ļ di 70.000, cui si aggiunsero i simpatizzanti romani che erano gi√† sul posto.

Ci furono scontri e incidenti; nel quartiere di San Lorenzo alcuni operai accolsero con colpi d’arma da fuoco la colonna guidata da¬†Giuseppe Bottai¬†e¬†Ulisse Igliori, proveniente da Tivoli. All’alba del giorno dopo, oltre 500 fascisti guidati da Italo Balbo attaccarono di sorpresa il quartiere e lo devastarono. I morti fra gli abitanti furono tredici (tra questi, i responsabili dell’agguato), i feriti oltre duecento, alcuni dei quali, scaraventati gi√Ļ dalle finestre delle abitazioni, riportarono lesioni permanenti. Agli scontri parteciparono attivamente anche i “Sempre pronti per la patria e per il re“, la milizia dell’Associazione¬†nazionalista italiana, che in un primo momento erano restati in attesa degli eventi della marcia su Roma nominativa, ma, dopo il conferimento dell’incarico di formare il governo a Mussolini, si unirono alle camicie nere.

Informato dell’accaduto, il Presidente del Consiglio¬†in pectore¬†diede alle forze dell’ordine immediate disposizioni per la repressione di qualsiasi incidente. Il 31 ottobre 1922 le camicie nere sfilarono per pi√Ļ di sei ore dinanzi al re, poi Mussolini comand√≤ che si incominciassero le operazioni di smobilitazione: l’ordine di rompere le righe venne infatti pubblicato sul quotidiano¬†Il Popolo d’Italia¬†dello stesso giorno.

L’Ordine di smobilitazione¬†
Il Partito Nazionale Fascista comunica:
Fascisti di tutta Italia!
Il nostro movimento √® stato coronato dalla vittoria. Il Duce ha assunto i poteri politici dello Stato per l’Interno e per gli Esteri. Il nuovo Governo, mentre consacra il nostro trionfo col nome di coloro che ne furono gli artefici per terra e per mare, raccoglie a scopo di pacificazione nazionale, uomini anche di altre parti perch√© devoti alla causa della Nazione.
Il Fascismo italiano è troppo intelligente per desiderare di stravincere.
Fascisti
Il Quadrumvirato supremo d’azione, rimettendo i suoi poteri alla Direzione del Partito, vi ringrazia per la magnifica prova di coraggio e di disciplina e vi saluta. Voi avete bene meritato dell’avvenire della Patria
Smobilitate con lo stesso ordine perfetto col quale vi siete raccolti per il grande cimento destinato -lo crediamo certamente- ad aprire una nuova epoca nella storia italiana. Tornate alle consuete opere poich√© l’Italia ha ora bisogno di lavorare tranquillamente per attingere le sue maggiori fortune. Nulla venga a turbare l’ordine potente della vittoria che abbiamo riportato in queste giornate di superba passione e di sovrana grandezza
Viva l’Italia! Viva il Fascismo”.Il Quadrumvirato

 

Fonti  Wikipedia

 

9.19

Additional information

Weight,5 kg
Dimensions20 × 20 × 20 cm

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