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‚ĚĆūüôĀValor Militare Castelfidardo 1860 – Campagna d’Ancona

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Medaglia di Bronzo al Valor¬† Militare , ¬†MBVM , miniatura per la CAMPAGNA D’ANCONA , battaglia di Castelfidardo del 18 Settembre 1860 .¬† Tutte le diciture sono in rilievo. In ottime condizioni, misura circa mm.17 di diametro.

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Descrizione

Medaglia di Bronzo al Valor¬† Militare , ¬†MBVM , miniatura per la CAMPAGNA D’ANCONA , battaglia di Castelfidardo del 18 Settembre 1860 .¬† Originale, in ottime condizioni, al recto riporta la classica simbologia dello scudo savoia con serti di quercia e alloro, e la dicitura AL VALORE MILITARE. Al verso troviamo due sezioni separate da una cornice di foglie , all’esterno CAMPAGNA D’ANCONA , ed all’interno nel campo la motivazione¬† CASTEL FIDARDO 18¬† 7bre¬† 1860 , con stella ad ore sei. Tutte le diciture sono in rilievo.

 

MATERIALE     :  Bronzo

MISURE             :  mm.17 diametro

MARCHIO¬† ¬† ¬† ¬† ¬†:¬† –

 

NOTIZIE

Nella¬†battaglia di Castelfidardo, il¬†18 settembre¬†1860, da cui questo valor militare, si scontrarono gli eserciti del Regno di Sardegna¬†e quello dello¬†Stato Pontificio¬†in seguito alla¬†Campagna piemontese in Italia centrale. La battaglia si concluse con la vittoria dei piemontesi; le truppe papali superstiti si asserragliarono nella piazzaforte di¬†Ancona¬†e furono sconfitte dall’esercito sardo dopo un difficile¬†assedio. Conseguenza della vittoria piemontese fu l’annessione al¬†Regno di Sardegna¬†delle¬†Marche¬†e dell’Umbria.

La battaglia di Castelfidardo del 17 Settembre 1860, dall’alto valor militare, √® considerata un momento importante del Risorgimento italiano; in effetti essa contribu√¨ a rendere possibile proclamare la nascita del¬†Regno d’Italia, il 17 marzo¬†1861.

Le cause dello scontro

Il¬†Regno di Sardegna, con la¬†Seconda Guerra d’Indipendenza, aveva annesso la¬†Lombardia. Nei mesi successivi, in seguito a plebisciti, anche le¬†ex Legazioni pontificie¬†(Bologna, Ferrara, Ravenna e Forl√¨),¬†Parma,¬†Modena¬†e la¬†Toscana¬†erano entrate a far parte dei domini di¬†Vittorio Emanuele II. Dopo pochi mesi,¬†Garibaldi, con la¬†spedizione dei Mille, aveva conquistato tutto il Mezzogiorno d’Italia; le regioni meridionali erano per√≤ separate da quelle settentrionali dalla presenza dello¬†Stato Pontificio.¬†Vittorio Emanuele II¬†decise allora di intervenire con il proprio esercito per annettere¬†Marche¬†e¬†Umbria. La conquista delle due regioni centrali aveva dunque lo scopo di unire il nord e il sud d’Italia. Non si poteva certo ancora pensare a un annullamento totale dello¬†stato del papa, al quale, secondo i piani del re, sarebbe stato lasciato il¬†Lazio.

Due eserciti in marcia forzata

L’esercito sardo si radun√≤ in¬†Romagna, quello pontificio nel¬†Lazio¬†e nell’Umbria, con l’obiettivo di giungere nella piazzaforte di¬†Ancona.

Ai primi di settembre si verificarono tumulti in alcune citt√† sotto il governo pontificio:¬†Urbino,¬†Senigallia,¬†Pesaro,¬†Fossombrone, per la cui repressione si mosse l’esercito papale da poco rinnovato e rinforzato. Il governo di Torino protest√≤ contro questa repressione e chiese con una nota ufficiale il disarmo e lo scioglimento delle truppe mercenarie pontificie, ottenendo come risposta un diniego. A seguito di ci√≤ l’11 settembre l’esercito piemontese al comando di¬†Manfredo Fanti attraversava il confine penetrando nelle Marche e in Umbria. I pontif√¨ci volevano asserragliarsi ad¬†Ancona¬†perch√© l√† avrebbero potuto resistere per mesi e attendere i rinforzi da parte delle potenze cattoliche europee, che potevano giungere via mare, attraverso il porto; i piemontesi volevano impedirglielo. Cominciarono due marce forzate: ciascun esercito si concedeva poche ore di riposo notturno per arrivare prima dell’altro.

L’Esercito Pontificio, costituito da volontari e mercenari provenienti da tutta Europa, era comandato dal generale francese¬†Christophe de Lamorici√®re. Al momento dell’invasione dei piemontesi aveva cos√¨ distribuito l’esercito sul territorio da difendere: 1¬™ brigata generale Schmidt con quartier generale a Foligno, 2¬™ brigata generale marchese¬†de Pimodan¬†con quartiere generale a Terni, 3¬™ brigata generale De Courten con quartiere generale a Macerata; una brigata di riserva agli ordini del colonnello Cropt con quartiere generale a Spoleto: 10 mila uomini con 30 pezzi d’artiglieria. A questi vanno aggiunti gli effettivi della piazza di Ancona, circa 10.000 uomini. Le truppe di de Pimodan dal¬†Lazio¬†mossero verso¬†Narni¬†e proseguirono per¬†Spoleto,¬†Tolentino¬†e¬†Macerata¬†cercando di raggiungere pi√Ļ celermente possibile la piazzaforte di¬†Ancona.

Il Regio esercito – armata delle Marche e dell’Umbria guidata dal generale¬†Manfredo Fanti, era costituito da uomini ben addestrati e disciplinati: due corpi d’armata, il 4¬į (divisione quarta, settima e tredicesima) al comando del generale¬†Enrico Cialdini, il 5¬į (divisione prima e divisione di riserva) guidato dal generale Morozzo Della Rocca. In totale 39.000 uomini, 2.500 cavalli e 77 pezzi d’artiglieria. Le truppe dalla¬†Romagna¬†si divisero in due tronconi. Uno marci√≤ lungo la costa e a Pesaro incontr√≤ una forte resistenza pontificia per opera del tenente colonnello¬†Giovanni Battista Zappi, l’altro avanz√≤ pure verso sud, ma passando a ridosso degli¬†Appennini¬†attraverso¬†Urbino. I due tronconi si riunirono a¬†Jesi, attraversarono¬†Osimo¬†e quindi si diressero verso¬†Ancona.

Secondo lo storico britannico Trevelyan l’armata del generale Fanti impiegata in Umbria e Marche era di 33.000 soldati, comprensiva dei corpi d’armata di Cialdini e Della Rocca. In quel settembre 1860 , a Castelfidardo entrambi diedero prova di valor militare, le forze piemontesi disponevano di 16.449 soldati, dei quali impiegati effettivamente 4.880, contro i soldati comandati dal pontificio Lamoricière, che pur disponendo di una forza da campo di 8.000 soldati, ne impiegò effettivamente 6.650, dei quali 3.500 della Divisione Lamoricière e 3.050 della Divisione Pimodan. Le forze piemontesi sul campo disponevano anche di 42 cannoni, dei quali 12 impiegati effettivamente.

Lo svolgimento

Prima di giungere ad¬†Ancona, i piemontesi fecero tappa a¬†Castelfidardo. Nella frazione delle Crocette, a 25 chilometri dalla meta, installarono il campo. Alcuni soldati in ricognizione al di l√† del fiume¬†Musone¬†avvistarono le truppe pontificie, anch’esse accampate nella zona in attesa di trasferirsi ad Ancona. Incominciarono le prime schermaglie e il generale de Lamorici√®re, consapevole del fatto che il suo esercito era inferiore per effettivi e per armamenti, cap√¨ che non vi erano molte speranze di vittoria. Sfruttando il fatto che il grosso dell’esercito piemontese era ancora all’oscuro della presenza nei pressi dei soldati pontifici, decise di dividere le sue truppe in tre gruppi.

Il primo gruppo, comandato da de Pimodan, doveva impegnare le truppe piemontesi in modo da consentire agli altri due, capitanati da de Lamoricière, di proseguire verso Ancona, dove le forze pontificie si sarebbero potute asserragliare in attesa di rinforzi da parte degli Stati europei amici. Gli uomini al comando di Georges de Pimodan dovevano quindi sacrificarsi tra Castelfidardo e Loreto, sulle pendici del colle del Montoro e nella vallata del Musone, per salvare le truppe di de Lamoricière.

Tutto and√≤ secondo i piani: mentre¬†de Lamorici√®re, non visto dai piemontesi, con le sue truppe era arrivato a¬†Numana, sulla strada per¬†Ancona, gli uomini di¬†Georges de Pimodan, al grido di ¬ęViva il Papa!¬Ľ stavano impegnando gli ignari piemontesi, guadagnando terreno palmo a palmo, casa colonica per casa colonica. Il grosso dell’esercito sabaudo era ancora accampato alle Crocette. Quando¬†Cialdini¬†venne a conoscenza della presenza dei pontifici, invi√≤ tutte le sue truppe, che al grido di ¬ęViva il Re!¬Ľ rovesciarono la situazione iniziale. Una alla volta, tutte le case coloniche conquistate da¬†Georges de Pimodan¬†caddero nelle mani dei piemontesi.

Le sorti dello scontro subirono un rovesciamento a causa di una decisione inaspettata del de Lamorici√®re. Egli, resosi conto che le truppe lasciate a combattere stavano per subire una disfatta, decise di tornare a sostenere¬†Georges de Pimodan¬†che, gi√† ferito pi√Ļ volte, stava battendosi valorosamente nonostante la situazione disperata. Questa fu una decisione sorprendente e tatticamente errata: sarebbero bastate poche ore di marcia per rinchiudersi nella piazzaforte di¬†Ancona. Tuttavia pi√Ļ che alla strategia¬†de Lamorici√®re¬†pens√≤ alla lealt√† di¬†de Pimodan¬†e al fatto che non se la sentiva di sacrificarlo. Cos√¨ de Lamorici√®re torn√≤ sul campo di battaglia;¬†de Pimodan¬†era stato gi√† ferito a morte e spirava nell’ospedale da campo piemontese. Secondo alcune fonti sarebbe stato¬†Cialdini¬†in persona ad assisterlo negli ultimi istanti e a raccoglierne le volont√†. Dopo alcune ore di battaglia, le truppe del generale¬†Cialdini¬†sconfissero l’avversario; i reduci, tra cui lo stesso de Lamorici√®re, frettolosamente e disordinatamente ripiegarono verso¬†Ancona¬†passando, per non essere catturati, per gli impervi sentieri del promontorio del¬†Conero.

La presa di Ancona e la fine

Il de Lamorici√®re e i soldati pontifici superstiti arrivarono quindi ad¬†Ancona, dove si asserragliarono insieme con la residua guarnigione austriaca, che era stata presente in citt√† come forza di occupazione per volont√† del papa sin dal¬†1849, ma che in seguito alla¬†Seconda guerra d’indipendenza¬†era stata dislocata al Nord. Cominci√≤ presto l’assedio: sul lato di terra c’erano i generali¬†Manfredo Fanti¬†ed¬†Enrico Cialdini, davanti all’imboccatura del porto c’era la flotta condotta dall’ammiraglio¬†Persano.

Ora si giocava il tutto per tutto: in gioco c’erano ideali opposti e inconciliabili. I volontari filo-papali (francesi, irlandesi, slovacchi, polacchi, e cos√¨ via) lottavano per sostenere il dominio temporale del papa, ritenuto necessario corollario del potere spirituale; gli austriaci combattevano per impedire all’Italia di esistere come nazione, i piemontesi volevano riunificare le terre conquistate da¬†Garibaldi con quelle annesse in seguito alla¬†Seconda Guerra d’Indipendenza, altrimenti avrebbero avuto una nazione spezzata in due. Era inoltre necessario, per i Savoia, impedire a Garibaldi di proseguire verso Roma, per evitare pericolose conseguenze internazionali.

Ancona, dopo un’accanita resistenza austriaca e pontificia, il 28 settembre¬†1860¬†fu presa dal mare con un’ardita manovra navale che port√≤ all’esplosione della batteria della Lanterna che difendeva il porto, alla quale era agganciata la catena che ne chiudeva l’imboccatura. Il giorno dopo, 29 settembre, alle ore 14, a¬†Villa Favorita, sede del comando italiano, i pontifici firmarono la resa. Il 3 ottobre, alle ore 17, sbarc√≤ nel¬†porto di Ancona¬†il re¬†Vittorio Emanuele II¬†accolto da una citt√† in festa, ornata di centinaia di bandiere tricolore. La folla accorsa nelle strade percepiva la storicit√† del momento, che fu decisivo per la costruzione dell’unit√† d’Italia. In citt√† il re accolse deputazioni delle varie province delle Marche e dell’Umbria che chiedevano l’annessione; rimase in Ancona sette giorni, per poi rimettersi in cammino verso¬†Teano, dove¬†Garibaldi¬†avrebbe lasciato nelle sue mani il Mezzogiorno, appena liberato.

Con valor militare la vittoria di Castelfidardo e la successiva presa di Ancona, 1860 , Vittorio Emanuele II pot√© includere al suo regno le Marche¬†e l’Umbria: il 4-5 novembre dello stesso anno un¬†plebiscito¬†segnava,¬†in modo pressoch√© unanime la volont√† dei marchigiani e degli umbri di voler “far parte della Monarchia Costituzionale del Re Vittorio Emanuele”, sancita con Regio Decreto del 17 dicembre.

L’annessione di queste regioni unendo in una sola entit√† territoriale le terre che appartenevano al¬†Regno delle Due Sicilie¬†in seguito alla vittoriosa¬†spedizione dei Mille¬†e quelle annesse in seguito alla¬†Seconda guerra d’indipendenza¬†permise la nascita del¬†Regno d’Italia¬†proclamato il 17 marzo¬†1861.

 

Fonti varie Wikipedia

 

9.19

Informazioni aggiuntive

Peso,5 kg
Dimensioni20 × 20 × 20 cm

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