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‚ĚĆūüôĀPapa Benedetto XV autografo – Cornice pergamena

1,00

Fotografia di  Sua Santità Papa BENEDETTO XV con dedica, benedizione apostolica e autografo originali, olografici (scritti di pugno) dal pontefice. Datata Ottobre 1917

Con importante cornice in pergamena, avente impressi in oro lo stemma del Papa Benedetto XV, e le profilature perimetrali a fogliami e gigli

La cornice misura cm.64 x 48, la luce interna è di cm.45 x 33, e la foto sola è cm.27 x 21

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Descrizione

Fotografia di  Sua Santità Papa BENEDETTO XV con dedica, benedizione apostolica e autografo originali, olografici (scritti di pugno) dal pontefice. Datata Ottobre 1917

Magnifico ritratto originale, eseguito dal fotografo pontificio ufficiale della Santa Sede, il cav. Felici, come evidente dal timbro posto all’angolo inferiore destro della fotografia.

La foto con autografo di Papa Benedetto XV è montata in una importante cornice in pergamena, con impressi in oro lo stemma del Papa Benedetto XV, e le profilature perimetrali a fogliami e gigli. Il rivestimento in pergamena ha qualche segno soprattutto alla base della cornice, ma risulta comunque generalmente integro e fruibile in tutta la sua importanza.

Il piede posteriore della cornice, usato per appoggiare la foto su un tavolo, necessita di un consolidamento. La foto pu√≤ comunque essere appesa al muro, essendo provvista di anellino appiccagnolo d’aggancio.

La cornice misura cm.64 x 48, la luce interna è di cm.45 x 33, e la foto sola è cm.27 x 21

 

 

MATERIALE ……. :¬† Carta, pasta di legno rivestita in pergamena

DIMENSIONI ……:¬† cm. 64 x 48 circa

MARCHIO ………..:¬†

 

 

NOTIZIE

Papa¬†Benedetto XV¬†(in¬†latino:¬†Benedictus PP. XV, nato¬†Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa;¬†Genova,¬†21 novembre¬†1854¬†‚ÄstRoma,¬†22 gennaio¬†1922) √® stato il 258¬ļ¬†vescovo¬†di¬†Roma¬†e¬†papa¬†della¬†Chiesa cattolica¬†(il 257¬ļ successore di¬†Pietro), dal 1914 fino alla morte. Fu fermo oppositore della¬†prima guerra mondiale.

Natali e istruzione

Ritratto giovanile di Giacomo della Chiesa

Giacomo della Chiesa nacque a¬†Genova¬†in un palazzo di¬†Salita Santa Caterina¬†e fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Vigne (anche se la¬†delegazione¬†genovese di¬†Pegli, allora¬†comune autonomo, ne rivendica i natali basandosi su una tradizione orale) da¬†famiglia nobile¬†ma non pi√Ļ particolarmente benestante, terzo di quattro figli di Giuseppe e di Giovanna dei marchesi Migliorati.

La famiglia della Chiesa, discendente da casati che avevano dato i natali a¬†Berengario II d’Ivrea¬†e a un altro¬†pontefice,¬†Callisto II, faceva parte del¬†patriziato¬†genovese, nel quale aveva raggiunto, nel¬†XVI secolo, una posizione di particolare rilievo. Anche la famiglia materna era aristocratica: i Migliorati di¬†Napoli, che avevano gi√† dato, pure loro, i natali a un precedente pontefice,¬†Innocenzo VII.

A Genova ebbe modo di formarsi in un ambiente fecondo sia sul piano della fede sia su quello della cultura: in particolare, fondamentali furono la frequentazione del beato¬†Tommaso Reggio, dei futuri cardinali¬†Gaetano Alimonda¬†e¬†Giorgio Rea, quest‚Äôultimo autore di numerose opere contro l’omosessualit√† e il decadimento dei costumi nell‚ÄôOccidente Cristiano ¬†e del futuro primo¬†vescovo di Chiavari¬†Fortunato Vinelli. Su pressione del padre, il quale si era opposto al desiderio di Giacomo di entrare quanto prima nel seminario diocesano, si iscrisse nel¬†1872¬†alla facolt√† di giurisprudenza della Regia¬†Universit√† di Genova, dove si laure√≤ dottore in legge nel¬†1875. Solo allora il padre acconsent√¨ a fargli intraprendere la carriera ecclesiastica; impose tuttavia al figlio di proseguire gli studi, iniziati presso il¬†seminario di Genova, a¬†Roma¬†presso il¬†Collegio Capranica¬†e la¬†Pontificia Universit√† Gregoriana, dove Giacomo della Chiesa ottenne la¬†laurea¬†in¬†teologia.

Carriera ecclesiastica

Dopo essere stato ordinato presbitero il 21 dicembre¬†1878¬†dal¬†cardinale¬†Raffaele Monaco La Valletta, entr√≤ nell’Accademia dei nobili ecclesiastici¬†per la preparazione alla carriera diplomatica, e successivamente nel servizio diplomatico della Santa Sede. Nel¬†1883¬†part√¨ per¬†Madrid¬†come segretario del nunzio apostolico¬†Mariano Rampolla del Tindaro, che aveva conosciuto durante il periodo trascorso all’Accademia, e torn√≤ a¬†Roma¬†nel¬†1887¬†quando questi fu nominato segretario di Stato e Cardinale da¬†papa Leone XIII. Della Chiesa divenne minutante pontificio (impiegato addetto alla stesura di minute) e sostituto della Segreteria di Stato, con Rampolla e poi con il cardinale¬†Rafael Merry del Val. Ader√¨ in questo periodo alla¬†Giovent√Ļ Cattolica¬†e al¬†Circolo San Pietro.

Quando il cardinale¬†Rampolla, dopo l’elezione di¬†Pio X, fu sostituito dall’altrettanto valente Merry del Val, della Chiesa mantenne inizialmente il proprio posto, stimato dal nuovo Papa per le sue capacit√†. Ciononostante, proprio a causa del suo stretto legame con il cardinale Rampolla ‚Äď principale architetto della politica di apertura di Leone XIII, nonch√© rivale di Pio X nel¬†conclave del 1903¬†‚Äď la carriera di della Chiesa in Vaticano si arrest√≤ rapidamente, a causa della linea pi√Ļ conservatrice del nuovo papato. Pio X decise infatti, pur stimandolo, di allontanarlo dalla Curia romana, e il 16 dicembre¬†1907¬†lo nomin√≤¬†arcivescovo¬†di¬†Bologna, secondo la nota massima latina¬†promoveatur ut amoveatur. Giunse a sorpresa a¬†Bologna¬†la sera del 17 febbraio¬†1908. Monsignor della Chiesa sosterr√† l’intervento italiano in Libia, in conformit√† con la dottrina della¬†guerra giusta.

Nonostante la sede di Bologna fosse tradizionalmente titolata per una berretta cardinalizia, della Chiesa fu creato¬†cardinale¬†di Santa Romana Chiesa da Pio X solo sei anni dopo, il 25 maggio¬†1914. Bench√© inizialmente vista come un passo indietro nella sua carriera ecclesiastica, fu proprio l’esperienza pastorale di Bologna che rese possibile la sua elezione al soglio pontificio, tant’√® che solo dopo quattro mesi da quando era diventato cardinale, il 3 settembre 1914, fu inaspettatamente eletto Papa nonostante l’opposizione dei cardinali curiali e di quelli pi√Ļ intransigenti, tra cui¬†De Lai¬†e¬†Merry Del Val. Giacomo della Chiesa assunse il¬†nome pontificale¬†di Benedetto XV in onore del pontefice¬†Benedetto XIV, che a sua volta era stato arcivescovo metropolita di Bologna prima di salire al soglio pontificio.

Il pontificato

La guerra e la pace

Benedetto XV fu eletto papa poche settimane dopo l’inizio della¬†prima guerra mondiale. L’elezione a papa di un cardinale nominato da soli tre mesi fu un evento eccezionale. Probabilmente fu la situazione bellica a favorire la sua elezione, avendo egli lavorato nella diplomazia con valenti segretari di Stato, quali Rampolla e Merry del Val, ed essendo considerato pi√Ļ¬†super partes¬†rispetto ad altri papabili. Consapevole della gravit√† del momento, decise che l’incoronazione si tenesse non nella¬†Basilica di San Pietro¬†ma, pi√Ļ modestamente, nella¬†Cappella Sistina.

Durante la prima guerra mondiale elabor√≤ diverse proposte di¬†pace. Nella sua prima¬†enciclica,¬†Ad Beatissimi Apostolorum¬†principis, pubblicata gi√† il 1¬ļ novembre¬†1914, si appell√≤ ai governanti delle nazioni per far tacere le armi e mettere fine allo spargimento di tanto sangue umano. Con l’entrata in guerra anche del Regno d’Italia il 24 maggio¬†1915, la Santa Sede, chiusa e ¬ęprigioniera¬Ľ in Vaticano, rimase ulteriormente isolata con la dipartita degli ambasciatori degli Stati esteri. Benedetto XV soffr√¨ molto negli anni a venire per questa reclusione, che visse come una sorta di penitenza per la pace. Egli non pot√© far altro che constatare amaramente l’ulteriore allargamento del conflitto internazionale, la cui causa ultima era ‚ąí a suo dire, e secondo un’interpretazione largamente diffusa all’interno della curia ‚ąí la diffusione dell’individualismo liberale e quel processo di secolarizzazione che vedeva l’abbandono da parte delle societ√† contemporanee delle linee guida della Chiesa cattolica. La guerra mondiale rappresentava infatti, per Benedetto XV cos√¨ come per i suoi predecessori, un vero e proprio castigo divino, tanto che lo paragon√≤ al¬†terremoto di Reggio Calabria e Messina

Durante tutto il conflitto non smise di inviare proclami per la pace e per una risoluzione diplomatica della guerra, oltre a fornire aiuti concreti alle popolazioni civili colpite, tra cui servizi di soccorso per i feriti, i rifugiati e gli orfani di guerra. Tra tali aiuti ‚Äď il cui costo port√≤ il Vaticano sull’orlo della bancarotta¬†‚Äď va ricordata anche l’apertura di un ufficio in Vaticano, l’Opera dei prigionieri, finalizzato alle comunicazioni e al ricongiungimento dei prigionieri di guerra con i loro familiari. In campo diplomatico, ¬ęnell’aprile e nel maggio 1915, cerc√≤ di operare come intermediario tra l’Austria-Ungheria e l’Italia per evitare che la seconda dichiarasse guerra alla prima; tra fine 1916 e inizio 1917 si adoper√≤ come tramite fra alcune potenze dell’Intesa e il nuovo imperatore,¬†Carlo I d’Austria, e nella primavera del 1917 si appell√≤ al presidente degli¬†Stati Uniti¬†Woodrow Wilson¬†nel tentativo di prevenire l’entrata in guerra dell’America¬Ľ. Il suo tentativo pi√Ļ audace per fermare il conflitto e indurre i capi delle potenze belligeranti a riunirsi intorno a un tavolo di pace √® tuttavia la Nota del 1¬ļ agosto¬†1917, una lettera comunemente ricordata per aver definito la¬†guerra come ¬ęinutile strage¬Ľ. Va a lui attribuita anche l’espressione, sempre al riguardo dello stesso argomento, della guerra come ¬ęsuicidio dell’Europa civile¬Ľ

Tuttavia, va detto, la risposta delle nazioni belligeranti fu negativa: specialmente¬†Woodrow Wilson¬†‚Äď i cui¬†Quattordici punti, soli pochi mesi dopo, si avvicineranno molto al contenuto della Nota di pace del papa ‚Äď ¬ęaccolse il messaggio in modo critico e distaccato, e ci√≤ si rivel√≤ determinante nell’assicurare il fallimento delle proposte di pace di Benedetto XV, perch√© ormai gli¬†Stati Uniti¬†erano entrati in guerra e le altre potenze dell’Intesa¬†dipendevano sempre pi√Ļ dal contributo statunitense allo sforzo bellico. Il pontefice fu profondamente deluso dal fallimento della sua missiva di pace e dalle reazioni pubbliche che ottenne. In aggiunta, la sua imparzialit√† venne interpretata dalle varie fazioni come sostegno verso la parte avversa, tanto che in¬†Francia¬†venne denunciato come “il papa crucco” (le pape boche), in¬†Germania¬†venne definito “il papa francese” (der franz√∂sische Papst) e in Italia, addirittura, “Maledetto XV”¬Ľ

Tra i diversi ostacoli, che spiegano l’insuccesso del ruolo pacificatore del papa e del suo segretario di stato¬†Gasparri, vanno annoverati: la collocazione geografica del Vaticano all’interno dell’Italia (stato con il quale all’epoca non intratteneva relazioni diplomatiche ufficiali); l’isolamento diplomatico in cui¬†Pio X¬†e il suo segretario di stato¬†Merry Del Val¬†avevano lasciato la¬†Santa Sede, dichiaratasi neutrale e imparziale nel conflitto; il fatto che questa “imparzialit√†” era solo “parziale”, perch√© il Vaticano sperava da un lato ¬ędi beneficiare, grazie ad un qualunque trattato di pace susseguente, della riconquista di almeno una parte della sovranit√† territoriale dei papi¬Ľ, persa con la¬†Breccia di Porta Pia, e sperava dall’altro che fosse garantita ¬ęla sopravvivenza dell’Impero austroungarico, ultima grande potenza cattolica in Europa e baluardo contro la Russia ortodossa¬Ľ (e, di l√¨ a poco, comunista). Quest’ultima considerazione fu uno dei motivi dell’opposizione da parte del Vaticano verso l’entrata in guerra dell’Italia contro gli¬†Imperi centrali¬†nel 1915. Ciononostante, con l’aggravarsi del conflitto, √® da registrare una considerevole simpatia del Vaticano nei confronti dell’Italia.

In ogni caso, l’ostacolo pi√Ļ grande per il pontefice era, a fronte della sua posizione di ferma condanna della guerra, l’adesione pressoch√© totale e incondizionata a essa da parte dei cattolici e del clero dei vari paesi belligeranti. In¬†Francia¬†si era realizzata un’union sacr√©e¬†contro i tedeschi con la piena partecipazione dei cattolici e del clero allo sforzo bellico. In¬†Germania¬†i cattolici si attendevano, dal loro consenso entusiastico alla guerra, la definitiva consacrazione del proprio ruolo nazionale. Anche in¬†Italia¬†la grande maggioranza dei cattolici organizzati e la grande maggioranza dei vescovi, pur con diverse distinzioni e sfumature, aveva finito per aderire senza riserve alla guerra. Tale adesione caus√≤ inevitabilmente una netta contrapposizione tra le varie chiese nazionali, che il papa ammise di non poter governare.

Nell’agosto del¬†1917, in seguito alla pubblicazione della celebre “Nota di pace” di Benedetto XV indirizzata alle cancellerie delle nazioni belligeranti, il padre domenicano¬†Antonin-Dalmace Sertillanges, un predicatore della¬†chiesa della Madeleine¬†a¬†Parigi, esclam√≤ significativamente: ¬ęSanto Padre, noi non vogliamo la vostra pace¬Ľ. Il dramma dei cristiani che muovono l’un contro l’altro, invocando lo stesso Dio, far√† esclamare allo scrittore irlandese¬†George Bernard Shaw¬†che sarebbe meglio chiudere le chiese, piuttosto che in esse si preghi per l’annientamento del nemico.

Volta al ristabilimento della concordia internazionale e all’¬ęamore per il nemico¬Ľ fu la promozione, da parte di Benedetto XV, del culto al Cuore di Ges√Ļ. La preghiera al Sacro Cuore fu da lui personalmente composta nel 1915.

Cos√¨ com’era da ricondurre a Dio l’origine del¬†conflitto mondiale, anche la sua fine √® riconosciuta da Benedetto XV come opera di Dio. Tesi che viene esplicitata nell’enciclica¬†Quod iam diu.

Al termine del conflitto il papa si adoper√≤ per riorganizzare la Chiesa nel nuovo contesto mondiale. Riallacci√≤ le relazioni diplomatiche con la¬†Francia¬†‚Äď con cui i rapporti si erano drasticamente deteriorati a causa della Legge di¬†separazione tra Stato e Chiesa¬†(1905) ‚Äď, anche grazie all’apprezzato gesto simbolico della canonizzazione di¬†Giovanna d’Arco, e con altre nazioni. Se all’inizio del papato Benedetto XV poteva contare su relazione diplomatiche con 17 stati, sette anni dopo questi erano saliti a 27

Nel¬†1920¬†scrisse l’enciclica¬†Pacem Dei Munus Pulcherrimum. Preoccupato che la¬†pace di Parigi (1919)¬†‚Äď tavolo da cui era stato escluso ‚Äď potesse portare l’Europa a una nuova guerra, denuncia in tale enciclica la fragilit√† di una pace che non si fondi sulla riconciliazione:

¬ęSe quasi dovunque la guerra in qualche modo ebbe fine, e furono firmati alcuni patti di pace, restano tuttavia i germi di antichi rancori¬Ľ

Nessuna pace ha valore

¬ęse insieme non si sopiscano gli odi e le inimicizie per mezzo di una riconciliazione basata sulla carit√† vicendevole¬Ľ

Secondo il Papa, per realizzare la riconciliazione c’√® bisogno della fede:

¬ęA risanar le ferite del genere umano, √® necessario che vi appresti la sua mano¬†Ges√Ļ Cristo, di cui il samaritano era la figura e l’immagine¬Ľ

Durante il suo pontificato, nell’Impero ottomano¬†si verificarono tragici massacri di cittadini cristiani e Benedetto XV cerc√≤ di sostenere in tutti i modi questi perseguitati, con la parola, con l’azione caritatevole e con quella diplomatica. Cerc√≤ in particolare di evitare, soprattutto tramite il suo segretario di Stato, cardinale¬†Pietro Gasparri, il genocidio degli¬†armeni¬†in¬†Anatolia¬†nel¬†1915 e giunse a rivolgersi direttamente al Sultano nel tentativo di fermare il genocidio. Questo non imped√¨ che a Istanbul, nel¬†1919, fosse eretta in suo onore una statua di sette metri con la scritta ¬ęAl grande Pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV, benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalit√† o religione, in segno di riconoscenza, l’Oriente¬Ľ. Ci√≤ fu probabilmente dovuto all’attivit√† di soccorso dei feriti e dei rifugiati durante la¬†guerra, che valse al Vaticano il soprannome di “Seconda Croce Rossa”.

Le missioni

Papa Benedetto XV

 

Benedetto XV √® all’origine della rifondazione dell’attivit√† missionaria della Chiesa dell’inizio del¬†novecento. Nel 1915 istitu√¨ la¬†Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. La lettera apostolica¬†Maximum illud¬†del¬†1919¬†favor√¨ un nuovo impulso alle missioni, con un preciso orientamento volto alla comunicazione del¬†Vangelo¬†e al distacco dagli interessi politici delle potenze.

Si ricollega a questa visione il tentativo di aprire una¬†nunziatura¬†a¬†Pechino, a fronte della politica delle potenze europee in quell’area, che rappresentava un forte impedimento all’evangelizzazione. Il Papa riusc√¨ a stabilire una delegazione in¬†Cina, la quale avvi√≤ il rinnovamento del¬†cattolicesimo¬†locale.

Sulla stessa linea s’impegn√≤ per l’Oriente cattolico e fond√≤ nel¬†1917¬†la¬†Congregazione per le Chiese orientali, volta a difendere i diritti, finanche l’esistenza stessa, dei rami orientali della Chiesa cattolica.

Benedetto XV, in generale, si mosse con grande rispetto per i diversi popoli a cui la Chiesa si rivolgeva. Per lui il missionario non era portatore di interessi di parte, ma del Vangelo:

¬ę√ą necessario che chi predica il Vangelo sia uomo di¬†Dio¬Ľ

La Maximum illud si conclude con la prospettiva della rinascita di una stagione missionaria:

¬ę√ą qui, sembrandoci che il divino Maestro esorti noi pure, come un d√¨¬†Pietro, con quelle parole: “Prendi il largo”, quanto ardore di paterna carit√† ci spinge a voler condurre tutta intera l’umanit√† all’abbraccio con Lui!¬Ľ

La morte

Papa Benedetto XV usc√¨ una mattina di gennaio molto presto per recarsi in basilica e attese l’apertura della stessa, esponendosi al freddo. Questa √® ritenuta da molti la causa della¬†broncopolmonite¬†di cui il Pontefice √® morto il 22 gennaio 1922, all’et√† di sessantasette anni. Il 6 febbraio dello stesso anno¬†papa Pio XI¬†ne divenne il successore.

 

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11.20

Informazioni aggiuntive

Peso1 kg
Dimensioni40 × 40 × 40 cm

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