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‚ĚĆūüôĀPAI Berretto a Busta uniforme di Campagna – Kaki

1,00

Berretto a busta modello 34 per uniforme di Campagna della PAI , Polizia Africa Italiana, da TRUPPA, realizzato in fustagno , colore grigio-cachi. Fregio in metallo bronzato, paraorecchie provvisti dei propri bottoncini originali. L’interno della bustina √® rivestito con una tela grezza, e l’alluda parasudore in cuoio √® integra e morbida al tempo stesso. Etichetta interna della taglia 59.

In condizioni assolutamente perfette, con alcune macchioline alla fodera in tela.

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Descrizione

Berretto a busta per uniforme di Campagna della PAI , Polizia Africa Italiana, colore grigio-cachi. Modello 34. Per truppa, fregio in metallo bronzato, aquila ad ali aperte con scudo sabaudo in petto, e nodo savoia tra gli artigli. Il fregio √® fermato alla visiera del berretto tramite due spine filettate, con relativi dadi esagonali di bloccaggio. I peculiari paraorecchie del berretto sono provvisti dei bottoncini originali, e delle rispettive asole di passaggio. L’interno della bustina √® rivestito con una tela grezza, e l’alluda parasudore in cuoio √® integra e morbida al tempo stesso.

In condizioni assolutamente perfette, questo berretto a busta della PAI ha solo alcune macchioline alla fodera in tela, dovute al tempo, che non inficiano all’integrit√† del berretto. Come ben evidenziato dalle foto.

Etichetta interna della taglia , misura 59, applicata d’origine ed ancora ben salda all’alluda.

 

 

MATERIALE       :  berretto in stoffa

MISURE             :  taglia 59

PRODUTTORE¬† ¬†:¬† –

 

NOTIZIE

Polizia dell’Africa Italiana

 

La¬†Polizia dell’Africa italiana¬†(in precedenza¬†Corpo di Polizia Coloniale), in acronimo PAI, fu un corpo di polizia del¬†Regno d’Italia¬†operante nelle colonie italiane d’Africa dal¬†1936¬†alla fine della¬†seconda guerra mondiale. Fu presente anche in Italia tra il 1943 e il 1945.

La costituzione

Una foto di alcuni agenti della PAI in posa davanti a un’autoblindo¬†AB41¬†nei pressi di¬†Roma. con caschi e berretto a busta

 

Venne istituita nel¬†1936¬†con la denominazione di¬†Corpo di Polizia Coloniale, a seguito di una riorganizzazione dei reparti di¬†pubblica sicurezza¬†operanti nel territorio della¬†Libia, a presidio del governatorato italiano in¬†Etiopia¬†e delle¬†colonie¬†dell’AOI (Africa Orientale Italiana). Il nuovo corpo era alle dirette dipendenze del¬†Ministero delle Colonie, poi rinominato in Ministero dell’Africa¬†Italiana¬†(allora retto da¬†Alessandro Lessona), ed era questo il primo caso in Italia di una forza armata dipendente da un ministero civile.
Con il regio decreto 10 giugno 1937, n. 1211, fu emanato il suo regolamento organico, per il quale era un corpo civile militarmente organizzato e facente parte delle forze armate dello stato, con funzioni di polizia politica, polizia giudiziaria, polizia amministrativa.

Nel neonato Corpo della polizia coloniale fu organizzato dal¬†tenente¬†Bruno De Martinez La Restia Statella (1911¬†‚Äst1996) anche uno squadrone dei “Lancieri della guardia” della scorta del¬†governatore della Somalia¬†Francesco Saverio Caroselli: furono arruolati agenti italiani (un maresciallo e dieci guardie della PAI) e lancieri somali, rivolgendosi ai giovani esponenti delle cabile, i clan somali. Le uniformi dei lancieri erano in “azzurro sabaudo” e la compagnia venne chiamata “Squadrone¬†dei Lancieri azzurri” della Guardia Vicereale.

La carica di Tulludint√Ļ

La prima azione bellica della PAI avvenne con una¬†Banda¬†a cavallo “Auasc”, una unit√† della PAI formata da cavalieri eritrei e impegnata nella lotta alla guerriglia nella centrale regione dello¬†Scioa. Era formata dal¬†sottotenente¬†Bruno De Martinez La Restia, il¬†maresciallo¬†Giovanni Contu, il maniscalco¬†caporalmaggiore¬†Gustavo Gavin e 137 ascari eritrei. Ebbero uno scontro con i ribelli abissini il 20 luglio¬†1939¬†presso il villaggio di Tulludint√Ļ, abbattendo la resistenza avversaria e inseguendo i superstiti; De Martinez venne decorato con la¬†medaglia d’argento al valor militare, mentre la sua unit√† ricevette il diritto di portare il gagliardetto “Auasc”.

 

La seconda guerra mondiale

Ascari libici della PAI.

Durante i combattimenti della seconda guerra mondiale¬†affianc√≤ reparti dell’esercito¬†e fu unit√† combattente. Per il presidio della via litoranea libica, allo scoppio del conflitto furono inviate 2 compagnie su motocicli e una su autoblindo, assegnate in forza al Reparto Esplorante del CAM (Corpo armato di manovra) come Battaglione “Romolo Gessi”, ma ebbero poca fortuna poich√© dopo un immediato attacco nemico, molti mezzi furono colpiti per errore da¬†fuoco amico¬†dell’aviazione tedesca. Il battaglione ripar√≤ in¬†Tripolitania¬†e fu convertito in compagnia mista. Diversi reparti parteciparono a diverse azioni belliche, a Tripoli,¬†Bengasi,¬†Barce, ma sono scarsi i dettagli pervenuti circa l’effettivo impiego.

Armistizio e scioglimento

Da sinistra: i generali della Polizia dell’Africa italiana Umberto Presti e Riccardo Maraffa, il comandante delle SS a Roma¬†Herbert Kappler¬†e un ufficiale dell’Ordnungspolizei¬†nel 1943

Dopo l’armistizio di Cassibile, la sera dell’8 settembre¬†1943¬†la PAI partecip√≤ alla¬†difesa di Roma¬†ingaggiando il primo conflitto con i tedeschi a¬†Mezzocammino, localit√† nei pressi di Castelfusano, insieme con truppe dei¬†Carabinieri, in ausilio a un presidio di¬†Granatieri di Sardegna. Dall’altra parte di¬†Roma, contemporaneamente, alcune truppe proteggevano nella¬†fuga¬†lungo la¬†via Tiburtina¬†il re e il primo ministro Badoglio, e terminata questa scorta si radunarono in direzione della Laurentina. Il 9 settembre la PAI, insieme con¬†Bersaglieri¬†e allievi carabinieri, ottenne qualche risultato alla¬†Magliana, costringendo forze tedesche a retrocedere temporaneamente, ma dopo poche ore dovettero ripiegare in direzione del¬†Forte Ostiense, poi sanguinosamente espugnato dai tedeschi che giunsero sino alla¬†Montagnola, caposaldo del¬†1¬ļ Granatieri.

Il fondatore della PAI e primo comandante, generale Riccardo Maraffa, come il capo della Polizia Carmine Senise, fu catturato dai nazisti e deportato al campo di concentramento di Dachau, ove morì. A Maraffa successe il generale Quirino Armellini.

Nella¬†Repubblica Sociale Italiana, a Roma oper√≤ al comando del generale¬†Umberto Presti. Nei territori settentrionali vi fu un tentativo di riorganizzazione con l’apertura della scuola di¬†Busto Arsizio¬†nell’autunno del 1943, ma nel marzo 1944 fu assorbita dal¬†Corpo di Polizia Repubblicana¬†e poi dalla¬†Guardia Nazionale Repubblicana.

Nell’Italia meridionale, sotto l’autorit√† del¬†Regno del Sud, la Polizia dell’Africa Italiana convisse accanto alle altre forze di polizia operanti, sino al suo scioglimento il 9 marzo¬†1945. Il personale del corpo fu trasferito nei ruoli dell’amministrazione della pubblica sicurezza.

Organizzazione

La forza si componeva di ufficiali, sottufficiali e agenti italiani e¬†√°scari di polizia¬†arruolati in loco, inquadrati in sette¬†battaglioni, intitolati ai grandi esploratori italiani dell’Africa: “Cecchi”, “Duca degli Abruzzi”, “Giulietti”, “Ruspoli”, “Casati”, “Bottego” e “Gessi”. Furono istituiti due Ispettorati generali, uno a¬†Tripoli¬†e uno ad¬†Addis Abeba¬†mentre sul¬†territorio¬†africano il Corpo si articolava su¬†questure¬†delle citt√† pi√Ļ grandi come¬†Tripoli,¬†Bengasi,¬†Asmara,¬†Addis Abeba,¬†Mogadiscio,¬†Gondar, o accasermata in piccoli commissariati e stazioni. La scuola di addestramento aveva sede a¬†Tivoli. Erano previsti inoltre cinque “Reparti Speciali”, che secondo il Regolamento sulle uniformi del Corpo della Polizia dell’Africa Italiana del¬†1938¬†erano contrassegnati da altrettanti distintivi metallici stampati in lamierino di ottone dorato e verniciati di azzurro, identici per Ufficiali e truppa nazionale.

Le cosiddette specialità erano:

  • Squadrone Vicereale
  • Bande di Polizia
  • Polizia Portuaria
  • Polizia Stradale
  • Corpo Musicale

Comandanti

Uniformi

L’uniforme del personale nazionale dalla PAI era¬†cachi¬†(invernale) o bianca (estiva), con¬†fascetti littori¬†sul bavero della giubba e cordelline¬†azzurro Savoia. Sulla bustina (come questo Berretto a Busta della PAI in vendita) o sul casco coloniale portavano il fregio¬†del Corpo, un’aquila ad ali spiegate, con scudo Savoia sul petto e¬†nodo Savoia tra gli artigli (che troviamo anche su questo berretto a busta della PAI) L’uniforme degli ascari di Polizia si distingueva per la fascia distintivo¬†e il fiocco di¬†tachia¬†e¬†tarbush¬†color¬†azzurro Savoia; per il colletto dell’uniforme dello stesso colore, sul quale, in luogo dei fascetti littori del personale nazionale, gli ascari di Polizia portavano ricamati dei¬†nodi savoia¬†dorati; anche il¬†triangolo di supporto dei gradi¬†era azzurro Savoia e portava anche lo scudetto di specialit√† (Squadrone Vicereale, Bande di Polizia, Polizia Portuaria, Stradale, Corpo Musicale); sulla tachia libica e sul tarbush dell’AOI portavano la coccarda tricolore con il fregio della PAI (aquila coronata appollaiata su un nodo Savoia) e, per i reparti a cavallo, la penna di falco. Lo stesso fregio era riportato su panno azzurro sul turbante dei reparti somali cammellati.

L’equipaggiamento era costituito dal moschetto¬†Carcano Mod. 91, dalla pistola semiautomatica¬†Beretta Mod. 34¬†e dal¬†billao PAI.

L’uniforme dei “Lancieri Azzurri” dello Squadrone Vicereale era caratterizzata da tarbush azzurro Savoia con penna nera, fasciato da un turbante di seta blu anch’essa, blu anche i polsini e la farmula.

 

Fonti Wikipedia

 

4.20

Informazioni aggiuntive

Peso1 kg
Dimensioni35 × 35 × 35 cm

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