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❌🙁Medaglia dei MILLE Garibaldi – Primo Conio ORIGINALE

1,00

Medaglia commemorativa dei Mille di Marsala, originale primo conio, attribuita ad uno dei MILLE di Garibaldi. Concessa dal Municipio di Palermo. Coniata dalla Zecca di Palermo, disegnata da Giuseppe Barone. Medaglia in argento , 31 mm di diametro , gr.15,6 di peso.

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Descrizione

Medaglia originale attribuita ad uno dei MILLE di Giuseppe Garibaldi . La medaglia commemorativa dei Mille di Marsala fu concessa dal Municipio di Palermo e confermata dal Regno d’Italia, ai garibaldini che parteciparono con Giuseppe Garibaldi allo sbarco a Marsala per la liberazione dell’Italia meridionale. Coniata dalla Zecca di Palermo , disegnata da Giuseppe Barone, ha le seguenti peculiarità :

  • La medaglia d’argento di 31 mm di diametro
  • Peso senza nastrino gr. 15,6
  • Peso con nastrino e Triscele  gr. 17,7
  • Al recto un’aquila, simbolo araldico della città di Palermo, tenente tra gli artigli un cartiglio con la legenda “S.P.Q.P” (Senatus PopulusQue Panormitanus) e al bordo, circolarmente, la legenda delimitata in basso da tre rosette “Ai prodi cui fu duce Garibaldi“.
  • Al verso, la medaglia riporta sul bordo, circolarmente, divisa da due fregi a rosetta, la legenda MARSALA” “CALATAFIMI” “PALERMO, delimitata in basso da una stelletta a sei punte. Al centro, nel campo contornato da una corona di alloro chiusa e legata in basso da un nodo a X, la legenda IL MUNICIPIO / PALERMITANO / RIVENDICATO / MDCCCLX.
  • Il nastro è rosso, con una striscia gialla per lato, su di esso il simbolo della Triscele in argento

La medaglia è in ottimo stato, con una magnifica patina visibile dalle foto allegate, ha dei leggerissimi colpetti sul bordo, ma assolutamente accettabili per un oggetto così importante e carico di storia.

La medaglia dei Mille di Garibaldi, qui proposta, è del primo conio, o primo tipo, e si può notare la differenza con una medaglia di conio Johnson o secondo tipo, verificando le foto allegate. Le prime due facce sono della medaglia di secondo tipo, e si nota come al recto dove è la legenda AI PRODI CUI FU DUCE GARIBALDI , la legenda stessa inizi e termini qualche millimetro più in basso delle punte del cartiglio tra gli artigli dell’aquila. Nel primo tipo, la legenda invece inizia e termina quasi in linea alle punte del cartiglio suddetto.

NOTIZIE

 

Storia

La medaglia dei Mille di Garibaldi venne istituita dal comune di Palermo il 21 giugno 1860, durante la dittatura di Garibaldi, e concessa a quei garibaldini che avevano preso parte allo sbarco a Marsala. La prima distribuzione di questa medaglia avvenne il 24 ottobre 1860 in piazza Vittoria dal prodittatore Antonio Mordini e consegnata a quanti, feriti o per ragioni di servizio, si trovavano a Palermo. Una seconda distribuzione venne fatta, alla presenza di Garibaldi, a Napoli in piazza San Francesco da Paola il 4 novembre 1860, ai 475 garibaldini convenuti alla celebrazione.

Una Commissione nazionale fu istituita nel dicembre 1861, per ufficializzare quel primo elenco dei Mille che sbarcarono a Marsala. La Commissione era composta dai generali: Vincenzo Giordano Orsini, Francesco Stocco, Giovanni Acerbi; i colonnelli: Giuseppe Dezza, Guglielmo Cenni, Benedetto Cairoli, Giorgio Manin; i maggiori: Luigi Miceli e Antonio Della Palù, Giulio Emanuele De Cretsckmann, Francesco Raffaele Curzio e Davide Cesare Uziel; i capitani: Salvatore Calvino e Achille Argentino. La Commissione rilasciò le autorizzazioni a fregiarsi della medaglia decretata dal Consiglio civico di Palermo il 21 giugno 1860.

Nonostante l’ampia documentazione, non è ancora certo l’esatto numero di medaglie conferite. Il Ministero della Guerra del proclamato Regno d’Italia, con circolare del 14.7.1861 e su decisione del sovrano Vittorio Emanuele II°, autorizzò i “Mille” sbarcati a Marsala l’11 Maggio 1860, a fregiarsi della medaglia dei Mille di Garibaldi, invitando gli aventi diritto a trasmettere il titolo comprovante l’ottenuta insegna, in seguito al quale veniva rilasciata una dichiarazione dell’autorizzazione conseguita. Un primo Ruolo nominativo di coloro che erano sbarcati a Marsala venne redatto in data 19.4.1862 da una apposita Commissione sulla scorta degli attestati rilasciati dal Comune di Palermo. Successivamente un Giurì d’Onore riesaminò i titoli dei componenti la spedizione a seguito del quale il Ministero della Guerra, con Bollettino Militare n. 21 del 6.4.1864 compilava un elenco di 1072 nominativi che avevano diritto a fregiarsi della medaglia e che, con legge successiva del 22.1.1865, usufruirono di una pensione annua vitalizia di £ 1000. A seguito di un’inchiesta informativa effettuata negli anni 1877 e 1878, venne stilato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 Novembre 1878 un nuovo Ruolo che aumentava il numero degli aventi diritto a 1.089.

 

Il numero dei “Mille

L’elenco con ruolo definitivo della spedizione dei Mille di Garibaldi e che dovettero avere la medaglia, fu pubblicato in Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 12 novembre 1878, revisione del precedente elenco dei Mille di Marsala di Giuseppe Garibaldi pubblicato dal Ministero della Guerra nel bollettino n. 21 (Anno 1864), per concedere la medaglia e le relative pensioni “di guerra” ai volontari, aventi diritto ai sensi della legge 22 gennaio 1865, n.2119.
Sulla base della documentazione disponibile gli storici hanno stimato il numero dei volontari partiti il 5 maggio 1860 da Genova in circa 1.150, dei quali 1.089 sarebbero sbarcati a Marsala, in quanto una sessantina erano stati destinati alla diversione dello Zambianchi, alcuni avevano lasciato la spedizione per contrasti politici e 4 o 5 si erano aggregati a Porto Santo Stefano nascondendosi nelle stive. A Porto Santo Stefano furono respinti molti militari che avrebbero voluto unirsi alla spedizione.
Va anche considerato che lo storico Mario Menghini riporta il fatto che, durante la sosta a Talamone, Garibaldi scartò dagli effettivi un centinaio di volontari non ritenuti idonei per vari motivi, volontari scartati che fecero quindi ritorno a Genova via Livorno (Supplemento al Movimento del 13 maggio 1860, La Spedizione Garibaldina); secondo tale dato il numero dei volontari dovrebbe pertanto essere diminuito, salvo eventuali rimpiazzi sul luogo.

Occorre però considerare che l’Esercito garibaldino, anche se ispirato alle norme del regolare Corpo dei Cacciatori delle Alpi, era composto di volontari organizzati autonomamente in maniera spesso improvvisata, pertanto le ricostruzioni da parte degli storici, basate solo su documenti, possono incontrare limiti, in quanto la formazione dei reparti e la loro consistenza erano variabili e non sempre documentate come in un esercito regolare, anche per mancanza di tempo e di personale dedicato.

Dopo l’arrivo della Spedizione dei Mille di Garibaldi  a Marsala, probabilmente prima della assegnazione della medaglia, il comitato patriottico di Palermo scriveva indicando in oltre 1.500 i volontari garibaldini sbarcati:

«Garibaldi è fra noi, seguito da tremila combattenti, dei quali più della metà sono i cacciatori delle Alpi, innanzi a cui i Tedeschi fuggirono a Como;… »
(Storia popolare della rivoluzione di Sicilia e della impresa di Giuseppe Garibaldi – Franco Mistrali – pag. 88)

E d’altro lato nel suo decreto il comandante borbonico della piazza di Palermo diminuiva ad 800 il numero degli sbarcati:

«La più grande violazione al diritto delle genti ha ricondotto i pericoli nell’Isola ed in questa città. Ottocento avventurieri col loro generale ed uno stato maggiore sbarcarono a Marsala da due legni sardi il Lombardo ed il Piemonte, il giorno li dello stante col disegno di provocare la rivolta ed avvolgere il paese nell’anarchia. »
(Storia popolare della rivoluzione di Sicilia e della impresa di Giuseppe Garibaldi – Franco Mistrali – pag. 89)

Lo storico Mario Menghini nella sua opera “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, pubblicata nel 1907, riporta il testo di alcune lettere di partecipanti con medaglia alla Spedizione dei Mille di Garibaldi, già pubblicate in altri giornali, dalle quali si desume che a Talamone i volontari inquadrati sarebbero stati oltre 1.500 (Lettera da campo di Talamone presso … del 7 maggio 1860), numero che viene confermato anche dopo lo sbarco in una successiva lettera del 12 maggio 1860, mentre in altra lettera pubblicata in “Unità Italiana” del 29 maggio 1860, si parla di 1.200 sbarcati. Il Menghini cita anche che, durante la sosta a Talamone, Garibaldi scartò dagli effettivi un centinaio di volontari non ritenuti idonei per vari motivi, volontari scartati che fecero quindi ritorno a Genova via Livorno (Supplemento al Movimento del 13 maggio 1860), secondo tale dato il numero dei volontari dovrebbe pertanto essere diminuito, salvo eventuali rimpiazzi sul luogo.
Sul numero dei volontari partiti il giorno 9 da Talamone, Carlo Agrati cita che il Sylva li fa ammontare a 1.150, equipaggi compresi, (400 sul Piemonte e 750 sul Lombardo), mentre dall’archivio Cortes risulta che sul Lombardo i volontari imbarcati quel giorno erano 627, che sommati ai 400 del Piemonte darebbero il totale di 1.027 imbarcati, cifra che escludendo gli equipaggi, se corretta, sembra confermare quanto affermato dallo storico Mario Menghini sull’esclusione di 100 volontari per inidoneità o altri motivi. In effetti sul numero dei volontari effettivamente partiti da Genova, Talamone e poi sbarcati esistono anche altre diverse versioni di varie fonti, anche se non riconosciute (vedere:Il numero dei “Mille” e La partenza e la stampa internazionale).
Un’altra fonte di informazioni circa il numero di volontari imbarcati a Genova è desunta dai “Dispacci elettrici dell’Agenzia Stefani” pubblicati anche nella Gazzetta Ufficiale dell’epoca e riportati anche dalla stampa internazionale.
Nella Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 1860, dispaccio n. 419, Parigi 9 maggio sera, il giornale Morning Post riporta come positivo che Garibaldi si è imbarcato a Genova con 3.000 individui, mentre il dispaccio n. 420, Parigi 9 maggio (sera) – il giornale La Patrie scrive che, indipendentemente dal legno su cui si imbarcò Garibaldi, due altri vapori lasciarono Genova con 1.400 Cacciatori delle Alpi, romagnoli, lombardi e genovesi; e che altri quattro legni han dovuto da differenti punti raggiungere Garibaldi. “La spedizione (continua il giornale La Patrie) è organizzata su vasta scala: possiede armi, munizioni viveri, materiale per accampamento, mezzi per sostenere diversi mesi di lotta”. Le sottoscrizioni raccolte in Inghilterra e in Italia non essendo bastevoli a coprire le spese della spedizione, La Patrie domanda chi ha fornito il complemento del denaro necessario. 
Il dispaccio n° 421, Parigi, 10 maggio, mattino – Informazioni recano che Garibaldi ha con sé 24 cannoni. Nella Gazzetta Ufficiale del 19 maggio 1860 viene riportato il dispaccio telegrafico n° 453 del 18 maggio, nel quale si annuncia, tra l’altro, lo sbarco di ulteriori volontari “emigrati siciliani” presso Tre Fontane, senza indicarne la consistenza, né il numero o la nave che li trasportava.
Le notizie raccolte da varie fonti sul numero dei volontari della spedizione dei Mille di Garibaldi sono pertanto diverse, anche se più volte le fonti citate indicano il numero dei volontari in circa 1.500, considerando la difficoltà di documentare una forza militare irregolare, che si formava rapidamente in semi clandestinità tollerata e il fatto che tale formazione armata doveva anche documentarsi in condizioni precarie, tutti i dati che si possono ricavare, anche con eventuali ragionevoli arrotondamenti, forse non renderanno mai il numero reale di quanti partirono allora e/o si unirono strada facendo alla spedizione.
Si può ipotizzare che un ulteriore utile riscontro potrebbe essere fornito dal rinvenimento di eventuali “rapporti riservati”, che si presume sicuramente il Regno di Sardegna facesse redigere, in quanto non appare verosimile che Cavour non si preoccupasse di conoscere l’entità della spedizione, nella quale presumibilmente si arruolavano anche alcuni “cavourriani” per osservare dall’interno e riferire in caso di progetti contrari a quanto Cavour riteneva opportuno. Di tale fatto non c’è ovviamente prova, ma è più che logico che il grande statista avesse predisposto un sistema di monitoraggio e controllo, per evitare che la situazione potesse sfuggire di mano, sia militarmente, che politicamente, fatto questo comprovato dal blocco delle partenze per alcuni successivi sbarchi che i mazziniani avevano in mente di dirigere verso lo Stato Pontificio, prima con Medici e poi con Pianciani e Nicotera, spedizioni che vennero dirottate tutte verso la Sicilia, le ultime due anche in parte con l’uso della forza.

Il numero totale dei garibaldini

Secondo lo storico Trevelyan al termine della campagna nel mese di novembre 1861 l’armata garibaldina avrebbe raggiunto il numero di 50.000 arruolati, di cui 7.000 garibaldini dislocati a presidio della Sicilia e 43.000 nel continente, di questi ultimi un buon numero furono gli arruolati nella fase finale e altri in fase di arruolamento. Va osservato che nel numero di 50.000 garibaldini erano considerate anche le formazioni irregolari, nate ad opera di privati o varie milizie aggregate e parecchi garibaldini di comodo, che si arruolavano solo per ritirare il cibo e la paga e che Garibaldi commentava con queste parole:

« … un terzo era presente nel momento della battaglia e gli altri due terzi solo al momento della paga o del rancio. »
(Garibaldi and the making of Italy – Appendix J – pag. 343)

Il nucleo centrale delle forze garibaldine era costituito dagli oltre 20.000 settentrionali sbarcati con le spedizioni da Genova e Livorno, di cui circa la metà erano in ospedale oppure impiegati nelle guarnigioni e nei pattugliamenti nelle province occupate. Anche se le fonti forniscono numeri diversi si può ragionevolmente ritenere che alla battaglia del Volturno parteciparono oltre 20.000 garibaldini di cui la metà settentrionali e 28.000 soldati borbonici.
Attualmente è in corso un’opera di classificazione e verifica del numero totale dei garibaldini a fine impresa, che potrebbe vedere aumentato il numero globale dei partecipanti alla spedizione finora stimato.

I garibaldini stranieri

L’Esercito meridionale comprendeva numerosi stranieri: la Legione ungherese, la Lègion de Flotte (francesi), la Legione Britannica, molti polacchi tra cui il generale Aleksander Milbitz, romeni e qualche belga. Gli ungheresi, inizialmente in 50 arrivarono a essere un folto gruppo di 500 volontari, raggruppati nella Brigata “Eber” comandata dal colonnello brigadiere Nándor Éber (1825-1885), corrispondente del quotidiano The Times con la cittadinanza inglese e del tenente colonnello Lajos Tukory, che cadde a Palermo il 29 maggio 1860. Il generale Stefano Turr fu la personalità di maggior rilievo. Fu costituita anche una “Compagnia estera”,  formata  dai  soldati  borbonici  che  avevano abbandonato Francesco II.

Le componenti

Circa un sesto dei partecipanti alla spedizione dei Mille di Garibaldi, proveniva dalla provincia di Bergamo, che, pertanto, può fregiarsi del titolo di provincia dei Garibaldini (dai memoriali di Guido Sylva, garibaldino e storico dei Mille, ferito a Calatafimi, pluridecorato, commissionario e già Ufficiale dell’Esercito Sabaudo). In base alla provenienza regionale, i Mille possono essere così suddivisi (totale 1126):

  • Piemonte 29
  • Circondario di Nizza 3
  • Liguria 160
  • Lombardia 437 (di cui 179 bergamaschi; 63 bresciani; 33 mantovani)
  • Trentino 10
  • Alto Adige 1
  • Friuli 21
  • Veneto 150
  • Emilia e Romagna 39
  • Toscana 82
  • Marche 11
  • Umbria 5
  • Lazio 29
  • Sardegna 51
  • Abruzzo 12
  • Campania 17
  • Puglia 4
  • Basilicata 1
  • Calabria 21
  • Savoia 1
  • Sicilia 42

I rimanenti sono nati all’estero, o di provenienza ignota, o stranieri. Il componente più giovane fu il veneto Giuseppe Marchetti, di Chioggia, che si imbarcò da Quarto dei Mille all’età di undici anni (ancora da compiere) assieme al padre Luigi. Il bergamasco Adolfo Biffi fu invece il più giovane a morire, ucciso nel primo assalto a Calatafimi ad appena 13 anni. Il componente della spedizione dei Mille più longevo è stato Giovanni Battista Egisto Sivelli, genovese, nato nel 1843 e morto a 91 anni nel 1934.

 

 

Fonti Wikipedia

 

9.19

Informazioni aggiuntive

Peso4 kg
Dimensioni50 × 50 × 35 cm

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