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‚ĚĆūüôĀMarinetti Futurismo Aeropoema Golfo della Spezia – autografo

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“AEROPOEMA DEL GOLFO DELLA SPEZIA” di Filippo Tommaso Marinetti – Vincitore della sfida ai poeti d’Italia (Festa del premio di pittura “Golfo della Spezia” Settembre Ottobre 1933 XV era fascista)

Edito da Arnoldo Mondadori, Milano, nel 1935

Dedica sul libro ed autografo sono originali, scritti di pugno, con dedica indirizzata alla moglie del Ministro Casertano, plenipotenziario a servizio del Ministero degli Esteri (di cui disponiamo altro materiale in vendita)

Alle pagine 21/31 viene riprodotto il ¬ęManifesto futurista dell’aeropoesia¬Ľ.

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Descrizione

Nel settore del futurismo, inseriamo in vendita anche questo “AEROPOEMA DEL GOLFO DELLA SPEZIA” di Filippo Tommaso Marinetti – Vincitore della sfida ai poeti d’Italia (Festa del premio di pittura “Golfo della Spezia” Settembre Ottobre 1933 XV era fascista) – Edito da Arnoldo Mondadori, Milano, nel 1935

Da evidenziare che la dedica sul libro e l’autografo sono originali, scritti di pugno, con dedica indirizzata alla moglie del Ministro Casertano, plenipotenziario a servizio del Ministero degli Esteri (di cui disponiamo altro materiale in vendita) durante il Regime Fascista, “… che mi vest√¨ per la presa di Macall√®

Alle pagine 21/31 di questo Aeropoema del Golfo della Spezia di Marinetti padre del futurismo, viene riprodotto il ¬ęManifesto futurista dell’aeropoesia¬Ľ.

Ma precisa il numero delle tue calorie beate/ dimmi per che s‚Äôaddensano nelle tue vene sei l‚Äôamante dell‚Äôuniverso o di questo mio amore cocciuto e parziale dunque mostrami il tuo manometro“. A bordo di un idrovolante, il protagonista parte dall’aeroporto di Cadimare in cerca di battaglia, volteggia sul golfo della Spezia e sulla foce del Magra, sorvola le bellezze di Lerici e Portovenere, Monte Marcello e San Terenzio, fino alle Alpi Apuane, quindi torna alla base senza essersi scontrato col nemico. Durante il volo, mille sensazioni e idee gli si presentano alla mente…

“Nel 1929 Marinetti lanciava il manifesto del futurismo sull’aeropoesia¬†e nel ’35¬† pubblicava in volume una sontuosa esemplificazione di questo nuovo genere poetico: ¬ęL’Aeropoema del Golfo di La Spezia¬Ľ. Tra le parole in libert√† e l’aeropoesia non esiste di fatto soluzione di continuit√†: questa √® la prosecuzione di quelle (…) (Luciano De Maria in: Filippo Tommaso Marinetti, ¬ęTeoria e invenzione futurista. A cura di Luciano De Maria¬Ľ, Milano, Mondadori, 1983: pag. XCV)

Il libro è in perfette condizioni, ancora alcune pagine sono da separare tra loro essendo ancora unite come da esemplare fior di stampa.

 

AUTORE ………………………….:¬†¬†Filippo Tommaso Marinetti

ANNO DI PUBBLICAZIONE ……..:¬† 1935

MISURE …………………………..:¬† cm. 19,5 x 13

EDITORE …………………………:¬† Arnoldo Mondadori Milano – Officine grafiche Verona

NUMERO DI PAGINE …………….:¬† 4 – 134

LEGATURA ………………………:¬† Brossura editoriale

 

 

NOTIZIE

 

Filippo Tommaso Marinetti¬†(Alessandria d’Egitto,¬†22 dicembre¬†1876¬†‚ÄstBellagio,¬†2 dicembre¬†1944) √® stato un¬†poeta,¬†scrittore¬†e¬†drammaturgo¬†italiano. √ą conosciuto soprattutto come il fondatore del¬†movimento futurista, la prima¬†avanguardia¬†storica italiana del¬†Novecento.

Casa Marinetti, lapide di via Senato 2 a Milano, all’epoca affacciata sul Naviglio.

 

Le sue prime poesie in¬†lingua francese, pubblicate su riviste poetiche milanesi e parigine, vengono notate soprattutto in¬†Francia, da poeti come¬†Catulle Mend√®s¬†e¬†Gustave Kahn. In questo periodo Marinetti compone soprattutto¬†versi liberi¬†di stampo¬†simbolista¬†o¬†liberty, che risentono dell’influenza di¬†St√©phane Mallarm√©¬†e soprattutto di¬†Gabriele D’Annunzio.

I suoi rapporti con¬†D’Annunzio¬†sono sin dall’inizio ambivalenti: nella scena¬†parigina¬†i due poeti¬†italiani¬†sono visti come rivali, ma il successo di D’Annunzio oscura quello del pi√Ļ giovane collega, che spesso anzi √® consultato come fonte di prima mano di aneddoti sul “Vate”: diversi di questi aneddoti sono raccolti in due volumi,¬†D’Annunzio intime¬†e¬†Les Dieux s’en vont, D’Annunzio reste. La produzione di Marinetti si distingue da quella dannunziana per il particolare gusto per l’orrido e il grottesco.

Tra il¬†1905¬†e il¬†1909¬†dirige (in un primo momento in collaborazione con¬†Sem Benelli¬†e¬†Vitaliano Ponti) la rivista milanese¬†Poesia, di cui √® fondatore e principale finanziatore. All’inizio si tratta di una rivista eclettica, che ha il merito di proporre in Italia alcuni autori simbolisti (soprattutto francesi e belgi) ancora sconosciuti. Solo nel¬†1909¬†essa divenne il primo organo ufficiale di un nuovo movimento poetico: il¬†Futurismo.

La nascita del Futurismo

Amante della velocit√†, nel 1908¬†Marinetti √® stato ripescato in un fossato fuori¬†Milano¬†in seguito ad un banale incidente: per evitare due ciclisti era uscito di strada con la sua¬†automobile, un’Isotta Fraschini. L’episodio venne trasfigurato nel¬†Manifesto del Futurismo, composto nello stesso anno: Marinetti viene estratto dal fossato e si sente un uomo nuovo, deciso a liberarsi degli orpelli¬†decadentisti¬†e¬†liberty, e che detta ai suoi compagni un programma fortemente rivoluzionario: occorre chiudere i ponti col passato, ¬ędistruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie¬Ľ e cantare ¬ęle grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa glorificare la guerra ‚ÄĒ sola igiene del mondo ‚ÄĒ, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore del libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna ‘sottomessa e timorata’.¬Ľ

A fine gennaio¬†1909¬†Marinetti manda il Manifesto ai principali giornali italiani. La ¬ęGazzetta dell’Emilia¬Ľ di¬†Bologna¬†lo pubblica il 5 febbraio[3]. Il 20 febbraio il¬†Manifesto¬†venne pubblicato sulla prima pagina del pi√Ļ prestigioso quotidiano francese,¬†Le Figaro¬†(pare che Marinetti sia riuscito a farlo pubblicare grazie all’interessamento di un vecchio amico egiziano del padre, azionista del quotidiano), conferendo al progetto marinettiano una risonanza europea.

Primi scandali e successi

Il Manifesto viene letto e dibattuto in tutta Europa, ma le prime opere ‘futuriste’ di Marinetti non hanno la stessa fortuna. In aprile la¬†prima¬†del dramma satirico¬†Le roi Bombance¬†(Re Baldoria), composto nel¬†1905, viene sonoramente fischiata dal pubblico e da Marinetti stesso, che introduce cos√¨ un altro degli elementi essenziali del Futurismo: la “volont√† d’essere fischiati”; l’autore tuttavia affronter√† successivamente a duello un recensore troppo severo.

Anche il dramma¬†La donna √® mobile¬†(Poup√©es √©lectriques), rappresentato a¬†Torino¬†non aveva ottenuto molto successo. Oggi lo si ricorda in una versione successiva, col titolo¬†Elettricit√† sessuale, soprattutto per l’apparizione in scena di automi umanoidi, dieci anni prima che il romanziere ceco¬†Karel ńĆapek¬†inventasse la parola “robot”.

Marinetti con alcune pubblicazioni futuriste

Nel¬†1910¬†il suo primo romanzo,¬†Mafarka il futurista, viene assolto dall’accusa di oltraggio al pudore. Ma in quello stesso anno Marinetti trova alleati inattesi: tre giovani pittori (Umberto Boccioni,¬†Carlo Carr√†,¬†Luigi Russolo) decidono di aderire al Movimento. Insieme a loro (e a poeti come¬†Aldo Palazzeschi) Marinetti lancia le¬†serate futuriste: spettacoli teatrali in cui i futuristi declamano i loro manifesti davanti a una folla che spesso accorre per il solo piacere di colpirli con ortaggi vari. Ma l’happening¬†pi√Ļ riuscito del periodo √® il lancio del Manifesto¬†Contro Venezia passatista¬†dal Campanile della¬†Basilica di San Marco: nel volantino Marinetti propone di “colmare i piccoli canali male odoranti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi” per “preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il¬†mare Adriatico, gran lago Italiano”.

Inviato di guerra durante la guerra italo-turca, da sinistra Filippo Tommaso Marinetti, Ezio Maria Gray, Jean Carrere, Enrico Corradini e G. Castellini

Guerra in Libia (1911)

Il 29 settembre del 1911 le truppe italiane sbarcarono sulla¬†Quarta sponda, come si cominci√≤ a chiamarla; l’azione era nell’aria da tempo con una motivazione politica, una ideale e un’altra – decisiva bench√© inconfessata ‚ÄĒ economica: il¬†Banco di Roma¬†aveva da anni forti interessi in terra libica e fu determinante nell’azione del governo; era diffusa la convinzione che, se non l’avesse fatto l’Italia, qualche altra potenza avrebbe tolto quei possedimenti al cadente¬†Impero ottomano. Quanto ai motivi politici e ideali, da anni l’opinione pubblica nazionalista e borghese invocava la rinascita dopo i disastri coloniali di fine¬†Ottocento.

Marinetti √® il solo futurista a perorare la causa della guerra, anche se come al solito usa il plurale nelle dichiarazioni: ¬ęOrgogliosi di sentire uguale al nostro il fervore bellicoso che anima tutto il Paese, incitiamo il governo italiano, divenuto finalmente futurista, ad ingigantire tutte le ambizioni nazionali, disprezzando le stupide accuse di pirateria¬Ľ. Esorta i propri compagni a seguirlo su questa strada, ma l’invit√≤ a lasciare ¬ęda parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre¬Ľ per andare a prendere ispirazione direttamente dalla guerra, poich√© ¬ęson cominciate le rosse vacanze del genio¬Ľ.

Il poeta aveva chiesto di andare in¬†Libia¬†come giornalista, come inviato del giornale francese ¬ęL’Intransigeant¬Ľ di Leon Bailby del quale √® anche socio. Ma le autorit√†, che avevano largheggiato in nulla osta con i rappresentanti dei fogli nazionali, gli avevano negato il permesso: l’idea che i suoi articoli saltassero la censura italiana e apparissero in¬†Francia, non persuadeva il¬†Ministero dell’Interno. E cos√¨ proprio Marinetti, il promotore e la guida di una delle pi√Ļ riuscite manifestazioni svoltesi a¬†Milano¬†in favore della spedizione militare in Libia, aveva rischiato di restare sulla banchina palermitana. In extremis, era poi giunto un ordine telegrafico di¬†Giolitti, sicch√© il poeta si era potuto imbarcare, con bersaglieri, carri, armi, cavalli e materiali vari, la mattina del 9 ottobre 1911. La¬†guerra italo-turca¬†per il dominio sulla Libia √® in atto. Comandata dal vecchio ammiraglio¬†Luigi Giuseppe Faravelli, che s’√® sentito male dopo le prime cannonate, la flotta ha messo a tacere in breve le artiglierie turche dei forti¬†Hamidieh¬†e¬†Sultanieh, sulla costa tripolina. Del resto, non c’era confronto tra i pezzi della ¬ęNapoli¬Ľ, della ¬ęFerruccio¬Ľ, della ¬ęVarese¬Ľ, della ¬ęRoma¬Ľ e delle altre corazzate italiane, e quelli di¬†Nashet Bey, l’ufficiale turco che comanda la piazza di¬†Tripoli. Gli uni sono cannoni da 90 o da 240 millimetri di calibro; gli altri sono cannoni da 305 o da 343. Perci√≤ le navi italiane potevano colpire senza essere colpite. Tanto che i giornalisti, in vedetta dietro le murate, hanno stentato a scorgere le bianche colonne di spuma sollevate dai proiettili turchi che cadevano lontani.

Il 12 ottobre con Marinetti sbarcano sulla spiaggia di¬†Tripoli, in un disastroso caos di uomini e di mezzi, parecchi altri giornalisti. E prim’ancora di telegrafare all’¬ęIntransigeant¬Ľ, il poeta scrive a¬†Balilla Pratella¬†questa cartolina:¬†¬ęCarissimo, spero di tirare a qualche testa di turco. Ma sar√† difficile. Ritorner√≤ presto e riprenderemo tutto energicamente¬Ľ. E in effetti, tranne che del colera, sul quale per√≤ la censura esige il silenzio, c’√® ben poco da raccontare ai giornali. Gli italiani costruiscono trinceramenti attorno alla citt√†, la popolazione tripolina sembra accogliere con rassegnazione i nuovi padroni, i turchi paiono spariti oltre le palme dell’oasi. E invece la mattina successiva 23 ottobre, la furia dei turchi e la rabbia dei mehalla libici, inquadrati sotto la bandiera del¬†Sultano, investono su due lati i trinceramenti tenuti dai bersaglieri a¬†Sciara Sciat, nell’oasi fuori della citt√†, ed √® lo scempio: i soldati in grigioverde, che non riescono a ripiegare in tempo, sono massacrati dagli attaccanti e dalla gente dell’oasi che s’√® sollevata: turchi e libici non fanno prigionieri, n√© tanto meno ne fa la folla; gl’italiani sono buttati a grappoli nei fossi, inchiodati agli alberi, accecati, squartati; solo il calar della sera interrompe la carneficina.

Il giorno dopo, vuoi per sopraffazioni ed errori compiuti dagl’italiani, vuoi per un sussulto d’indipendenza, vuoi per comunanza di fede con i turchi, lampi di ribellione si sprigionano anche a Tripoli: e il 26, infine,¬†Nashet Bey¬†e¬†Suleiman el Baruni¬†lanciano un altro massiccio attacco contro i reparti dell’840¬†Reggimento di fanteria, attestato tra¬†Bu Meliana,¬†Sidi Messri¬†e l’altura di¬†Henni. La cavalleria libica riesce a sfondare le linee difensive italiane e a impadronirsi della casa di¬†Gemal Bey, un punto strategico; ma poi, per l’intervento di nuove forze grigioverdi appoggiate dall’artiglieria navale e terrestre, la situazione si capovolge, il comandante turco ordina il ripiegamento e, dopo aver infierito nel combattimento, gl’italiani avviano nell’oasi e in citt√† repressioni e rappresaglie che destano l’indignazione degli osservatori stranieri pi√Ļ sensibili.

Marinetti, sull’onda del contrattacco italiano, giunge tra i primi nella riconquistata casa di Gemal Bey, E scriver√† nei suoi appunti presi sul campo: ¬ęVedo avanzarsi un artigliere i cui piedi affondano in una poltiglia di sabbia, di sangue e di bossoli di cartucce. Ridendo dagli occhi azzurri, egli balbetta con le mascelle squarciate: “Otto! Ne ho uccisi otto! ” Ma nulla eguaglia la magnificenza epica di quel sergente che con la bocca imbavagliata di bende insanguinate alza le due mani verso di me, ad ogni momento, per indicarmi con le dieci dita aperte che ha ucciso dieci nemici¬†¬Ľ. Marinetti partecipa a sua volta al contrattacco, presto divenuto una rappresaglia. Dopo due mesi scrive, ancora a¬†Pratella:¬†¬ęEbbi anche il piacere di battermi molte volte, seguendo i plotoni perlustratori all’assalto delle case arabe nell’oasi¬Ľ. Si compiace poi di un combattimento in cui ¬ęebbi la gioia di vedere tre arabi cadere sotto i colpi della mia pistola¬†Mauser¬Ľ.

Turchi e mehalla indietreggiano, ma il generale Caneva non li insegue; si attesta, si trincera, protegge con chilometri di¬†cavalli di Frisia¬†e chilometri di sacchetti l’insediamento italiano, gonfio ormai di 40.000 uomini. Il Governo lo sprona ma lui non si muove.¬†Vittorio Emanuele III¬†il 5 novembre firma il decreto in forza del quale¬†Cirenaica¬†e¬†Tripolitania¬†passano sotto la sovranit√† italiana. Sulla ¬ęquarta sponda¬Ľ il pletorico corpo di spedizione attende che i tempi maturino ma tutto stagna. Marinetti non sopporta quella fiacca e una mattina annuncia:¬†¬ęNon ci sono pi√Ļ proiettili, non ci sono pi√Ļ camicie: io me ne vado¬Ľ. E torna in patria per scrivere¬†La battaglia di Tripoli,¬†il racconto sopra le righe dell’esperienza vissuta a¬†Sidi Messri,¬†Bu Meliana¬†e¬†Henni: ne stamper√† 38.000 copie, e ne caver√† decine e decine di declamazioni applaudite qui e l√† in¬†Italia, dove gi√† si comincia a cantare ‚ÄúTripoli, bel suol d’amore‚ÄĚ.

Nel frattempo lavora a un romanzo in versi violentemente anticattolico e antiaustriaco:¬†Le monoplan du Pape¬†(L’aeroplano del Papa,¬†1912) e cura un’antologia dei poeti futuristi. Ma in realt√† i suoi sforzi di rinnovamento del linguaggio poetico lo lasciano ancora insoddisfatto, tanto che nella¬†prefazione all’antologia¬†lancia una nuova rivoluzione: √® tempo di farla finita con la sintassi tradizionale, per passare alle¬†Parole in libert√†.

Parole in libertà e parole in guerra

Le parole in libertà sono una tecnica poetica espressiva del tutto nuova, in cui è distrutta la sintassi, abolita la punteggiatura e si ricorre anche ad artifici verbo-visivi. Diversi colleghi che avevano aderito al futurismo restano disorientati dalla nuova proposta di Marinetti: è il caso di Aldo Palazzeschi e di Corrado Govoni, che di lì a poco abbandoneranno il movimento. Questi grandi talenti vengono rimpiazzati da altri nomi, meno celebri: a partire dal 1912 il Futurismo conosce il momento di massimo proselitismo, anche grazie al sostegno (per la verità piuttosto effimero) della rivista fiorentina Lacerba diretta da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. In questo periodo Marinetti compone Zang Tumb Tumb, reportage della guerra bulgaro-turca redatto in parole in libertà. Nel 1914 compie anche un importante viaggio a Mosca e a Pietroburgo, dove farà la conoscenza dei futuristi russi. Questi ultimi, pur accogliendo Marinetti tra loro, solleveranno critiche sulla pratica delle parole in libertà e manterranno una certa distanza nei confronti del movimento artistico italiano.

Dopo l’attentato di Sarajevo, Marinetti non esita a schierarsi a favore dell’intervento contro l’Austria¬†e la¬†Germania: verr√† arrestato per aver bruciato bandiere austriache in¬†piazza del Duomo¬†a¬†Milano. Quando l’Italia entra in¬†guerra, Marinetti si arruola volontario (prima in un¬†battaglione di ciclisti volontari, poi negli¬†Alpini). Ferito all’inguine, detta in convalescenza un manualetto che otterr√† un inatteso successo:¬†Come si seducono le donne. Torna quindi sul fronte, e partecipa sia alla rotta di¬†Caporetto¬†che alla trionfale¬†avanzata di Vittorio Veneto, al¬†volante¬†di un autoblindo¬†Lancia 1Z¬†(esperienza poi narrata nel romanzo¬†L’alcova d’acciaio).

Dal Futurismo al Fascismo

Terminata la guerra (con due medaglie al valore), Marinetti √® convinto che sia giunto il momento di fare la rivoluzione. Deluso dalla “vittoria mutilata”, partecipa per breve tempo all’impresa fiumana, ma √® deluso da molti seguaci di¬†D’Annunzio ed √® invitato da quest’ultimo a lasciare la citt√†.

In questo stesso periodo fonda il¬†Partito Politico Futurista, che nel proprio programma contempla lo “svaticanamento dell’Italia” e il passaggio dalla¬†monarchia¬†alla¬†repubblica¬†(oltre alla distribuzione di terre ai combattenti, la lotta all’analfabetismo e il suffragio universale). Il 23 marzo¬†1919¬†Marinetti partecipa con¬†Mussolini¬†all’adunata di piazza San Sepolcro a Milano: da quel momento il¬†Partito Politico Futurista¬†confluisce nei¬†Fasci di combattimento. Il 15 aprile, alla guida di un eterogeneo gruppo costituito da arditi, futuristi e fascisti si scontr√≤ armi in pugno con i militanti¬†anarchici¬†e¬†socialisti¬†che in corteo cercavano di raggiungere piazza Duomo. Nello scontro rimasero uccisi tre giovani operai. Subito dopo Marinetti partecip√≤ attivamente all’assalto all’Avanti!, che culmin√≤ con la distruzione della sede del quotidiano socialista.

Marinetti tuttavia tiene a ribadire l’originalit√† del¬†futurismo¬†rispetto al¬†fascismo, ed √® scontento della svolta reazionaria impressa da¬†Mussolini¬†dopo la sconfitta elettorale del novembre¬†1919¬†(in seguito alla quale i due vengono arrestati con l’accusa di detenzione illegale di armi da fuoco: Mussolini esce subito, Marinetti dopo una ventina di giorni). In questo periodo redige diversi manifesti politici, tra cui il pamphlet¬†Al di l√† del Comunismo; nel maggio¬†1920¬†interviene al secondo congresso dei¬†Fasci¬†insistendo sulla necessit√† di “svaticanare l’Italia”, abolire la¬†monarchia¬†e “appoggiare gli scioperi giusti”: ma ormai i fascisti stanno andando nella direzione opposta, e Marinetti decide di dimettersi. Inizia quindi lentamente ma decisamente a divergere dal fascismo: il poeta se ne distaccher√† prima della fine dell’anno per tornare sui suoi passi quasi un lustro pi√Ļ tardi.

Deluso dall’accoglienza parigina, Marinetti si riaccosta al¬†Fascismo¬†e a Mussolini, che nel frattempo ha preso il potere. Il regime lo ripaga dedicandogli importanti onorificenze nazionali (1924) ed egli, a sua volta, firma il¬†Manifesto degli intellettuali fascisti¬†(1925). Come ambasciatore del regime, Marinetti viaggia in¬†Sudamerica¬†e in¬†Spagna. Nel¬†1929¬†lo stesso Mussolini vorr√† Marinetti nell’Accademia d’Italia¬†appena fondata. Il fondatore del Futurismo √® ormai diventato un difensore della¬†letteratura¬†e della¬†lingua italiana¬†contro l'”esterofilia” dilagante, con effetti surreali: come quando gli capita di pronunciare discorsi su¬†Giacomo Leopardi¬†“maestro d’ottimismo” o di decantare il Futurismo di¬†Ludovico Ariosto.

Nel frattempo il¬†futurismo¬†si √® trasformato da movimento di rottura in scuola poetica, coi suoi congressi, le sue dispute, i suoi generi codificati (le¬†parole in libert√†¬†e l’aeropoesia), ecc. Ma le opere futuriste pi√Ļ interessanti del Ventennio restano quelle di Marinetti, che in lavori come¬†Il fascino dell’Egitto¬†o nel dramma¬†Il suggeritore nudo, rivela la sua attenzione alle nuove poetiche italiane ed europee.

Del¬†1929¬†√® la stesura del¬†Manifesto dell’aeropittura futurista, ispirato al Marinetti padre del futurismo, dall’esperienza di un volo sul Golfo della Spezia e pubblicato nell’omonimo Aeropoema.

Nel settembre¬†1930¬†Marinetti e¬†Tato (Guglielmo Sansoni)¬†organizzano il primo concorso fotografico nazionale, e fra il 1930 e il¬†1931¬†propongono il¬†Manifesto della fotografia futurista. Attento anche alle arti visive, nell’autunno del 1932¬†Marinetti¬†indice per l’anno successivo il¬†Premio di pittura Golfo della Spezia¬†ispirato alle bellezze naturali del Golfo della Spezia; sullo stesso tema, dalle pagine del giornale¬†La Terra dei Vivi¬†diretto da¬†Fillia, lancia una sfida a tutti i poeti italiani invitandoli a gareggiare con lui e il suo¬†Aeropoema.

Il 27 gennaio 1934 pubblica il¬†Manifesto dell’Architettura Aerea, redatto con¬†Angiolo Mazzoni¬†e¬†Mino Somenzi, e, alla fine di quello stesso anno, presiede la Prima Mostra nazionale di plastica murale per l’edilizia fascista, organizzata a Genova da¬†Enrico Prampolini,¬†Fillia¬†e F. Defilippis.

La sua posizione di Accademico gli consente alcune prese di posizione critiche nei confronti del regime: neI¬†1938¬†escono, sulla rivista futurista¬†Artecrazia, alcuni articoli (probabilmente dettati o ispirati da Marinetti) contro l’antisemitismo¬†e le¬†leggi razziali. Fu anche decisamente avverso all’alleanza dell’Italia con la Germania dominata dal regime nazionalsocialista di Hitler, che gi√† aveva condannato come “arte degenerata” le opere dei futuristi.

 

Ancora in guerra

Malgrado la non pi√Ļ giovane et√†, Marinetti non rinuncia al fascino della¬†guerra. Del resto, in un’intervista del¬†1926¬†a¬†Vitaliano Brancati aveva affermato che la guerra futura sarebbe stata combattuta dai vecchi, mentre i giovani sarebbero stati risparmiati per “la fecondazione della razza”. Coerente coi suoi principi, Marinetti partecipa come volontario alla guerra di¬†Etiopia¬†(1936) e addirittura (a sessantasei anni) alla spedizione dell’ARMIR¬†in¬†Russia. Le esperienze su questi fronti sono raccontate ne¬†Il poema africano della Divisione “28 ottobre”¬†(1937) e nel¬†romanzo¬†postumo¬†Originalit√† russa di masse distanze radiocuori.

L’esperienza russa si rivela per√≤ fatale. Tornato in¬†Italia, stanco e malato, Marinetti detta ancora diverse opere a carattere memoriale, tra cui¬†La grande Milano tradizionale e futurista, e aderisce alla¬†Repubblica Sociale Italiana, che per certi versi rappresenta un ritorno agli ideali fascisti repubblicani del¬†1919.

Morte

Marinetti mor√¨ a¬†Bellagio, nell’attuale Hotel Excelsior Splendide, sul¬†Lago di Como, il 2 dicembre¬†1944, in seguito a una¬†crisi cardiaca: aveva appena scritto il suo ultimo testo,¬†Quarto d’ora di poesia della X Mas.

La notizia fece velocemente il giro del mondo. Il 3 dicembre anche il¬†New York Times¬†dedic√≤ alla morte del Poeta un articolo (“Dr. F. T. Marinetti, Italian Author, 67; Early Associate of Mussolini, Also Known for Poems, Dies”). Giunsero ad onorare le spoglie l’aeropoeta¬†Paolo Buzzi¬†e il compositore futurista¬†Luigi Russolo. Lo scultore¬†Spartaco Di Ciolo¬†esegu√¨ il calco funerario del volto del poeta. Il giorno dopo fu celebrato il funerale nella basilica di San Giacomo di Bellagio.

Il solenne funerale di Stato, voluto da Mussolini, fu celebrato a Milano il 5 dicembre nella chiesa di San Sepolcro, con grande partecipazione della cittadinanza: il poeta subito dopo venne sepolto al Cimitero Monumentale.

 

Fonti  Wikipedia

8.20

Informazioni aggiuntive

Peso1 kg
Dimensioni40 × 40 × 20 cm

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