Spedizione in Italia sempre gratuita
  • Acquista
  • Vendi
  • Blog
  • About Thefinitive
  • Articoli Venduti

‚ĚĆūüôĀGuido KELLER autografo FIUME – lettera – LA YOGA

1,00

Autentico componimento autografo redatto su carta intestata “VINCERSI PER VINCERE”¬† dall’eclettico e stravagante Guido KELLER , eccezionale aviatore nella prima guerra, e con d’Annunzio a Fiume.

Il testo del componimento recita :

GOCCIA DI RUGIADA

Sono un fiore col suo / segreto di vastit√† / Ti desidero perdutamente, / per la sete ardente del / mio cuore. / Cresco sulla riva d’uno stagno / pieno di rane. Vorrei le / ali delle gr√Ļ. / Una nuvola √® nel cielo / piena d’ombra forse giungi / con quella. / Guido Keller

Il foglio in carta filigranata, leggero, misure cm.33 x 21,5 , ovvero cm.16,5 x 21,5 ogni facciata.

In ottime condizioni di conservazione.

P.A.R.  Prezzo A Richiesta       P.O.D.  Price On Demand

(Scorri la pagina in basso per ulteriori dettagli e informazioni)

 

 

Esaurito

Garanzia di un pagamento sicuro

Descrizione

Autentico componimento autografo redatto su carta intestata “VINCERSI PER VINCERE”¬† dall’eclettico e stravagante Guido KELLER , che fu eccezionale aviatore nella prima guerra, e con d’Annunzio durante l’epopea di Fiume. Si tratta di un foglio piegato in due, con quattro facciate, e due di queste facciate (la prima e la terza) sono state compilate con la poesia¬† GOCCIA DI RUGIADA¬† scritta a mano da Guido Keller, e la seconda facciata riporta invece un “appunto” , una “nota editoriale” , di altra mano.

Il testo del componimento recita :

 

GOCCIA DI RUGIADA

Sono un fiore col suo
segreto di vastità
Ti desidero perdutamente,
per la sete ardente del
mio cuore.
Cresco sulla riva d’uno stagno
pieno di rane. Vorrei le
ali delle gr√Ļ.
Una nuvola è nel cielo
piena d’ombra forse giungi
con quella.

                Guido Keller

 

Al termine del componimento, redatto con altra penna e da altra mano, quindi sulla terza e quarta facciata, leggiamo parzialmente il seguente commento ” Signora, questo √® … con un palese senso di speranza, √† sete ma di ‘foietta’ . Vive fra le rane perch√® non pu√≤ che gracidare … La prego un …. : ….” . Non si capisce chi sia l’autore del commento, e non si sa chi potr√† essere stata la destinataria della poesia, vieppi√Ļ del commento stesso.

La prima facciata reca all’angolo alto sinistro, stampato, il motto “VINCERSI PER VINCERE”¬† all’interno di un cerchio. Non si sono rinvenute notizie su questa stampa, non √® chiaro se questo possa avere qualche legame con il movimento YOGA … sono ben accette idee, suggerimenti e magari spiegazioni plausibili o comprovate !

Il foglio in carta filigranata, leggero, aperto misura cm.33 x 21,5 , ovvero cm.16,5 x 21,5 ogni facciata.

In ottime condizioni di conservazione, per quello che un foglio di carta dopo cento anni può essere. Piccoli taglietti sparsi.

 

MATERIALE     :  carta

MISURE             : cm.16,5 x 21,5 per quattro facciate

MARCHIO         :  VINCERSI PER VINCERE

NOTIZIE

Guido Keller nasce a Milano nel 1892 (o 1894) da un‚Äôantica famiglia aristocratica elvetica, i conti Keller von Kellerer, che si era trasferita in Lombardia verso la met√† del Diciottesimo secolo. Personaggio eccentrico, ‚Äúun po‚Äô guascone e un po‚Äô Don Chisciotte‚ÄĚ (Claudia Salaris,¬†Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D‚ÄôAnnunzio a Fiume, il Mulino, 2002), da molti definito ‚Äúscapigliato‚ÄĚ, esteta e uomo d‚Äôazione, appassionato di letteratura italiana e straniera, di arti figurative, musica, filosofia e sport, amante del rischio e refrattario alla disciplina e alle convenzioni.

‚ÄúKeller era piccolo di statura, con una capigliatura sempre troppo abbondante e arruffatissima, con una barba selvaggia ma con baffi fieramente obbligati all‚Äôins√Ļ come quelli di un moschettiere. Aveva uno sguardo fra l‚Äôaccigliato e il tenero; era alieno dagli scatti con i quali ognuno reagisce di fronte ad una enormit√†, contentandosi di una scrollatina di spalle o di un malinconico oscillare della grossa testa. Nessuno lo sent√¨ mai alzare la voce. Sul pi√Ļ bello di una discussione nella quale stava per persuaderti (caso raro, perch√© di solito non lo capivi) ti lasciava, senza concludere la sua vittoria. Se mai sorrideva, ed era un sorriso che non dimenticavi pi√Ļ, niente ironia, niente superiorit√†: il bel sorriso puro di un fanciullo. Ma sorrideva rarissimamente perch√© tutto ci√≤ che vedeva, anche la pi√Ļ grossa stramberia, era per lui cosa normalissima, e lo lasciava indifferente, o paternamente consenziente. Sorrideva di rado. Una vera risata, poi, non l‚Äôha mai fatta. [‚Ķ] Sempre spiantato e sempre trasandato nel vestire ma con l‚Äôindifferenza del gran signore, un giorno ti capitava davanti con un capo di raffinata eleganza: una cravatta, un paio di scarpe indubbiamente provenienti da un ottimo negozio. Ma il giorno dopo la cravatta era lordata da una larga macchia d‚Äôolio che lui non si curava di togliere, e le scarpe erano orribilmente scalcagnate. Le aveva adoperate per una gita in montagna dove si era arrampicato di notte per assistere allo splendore dell‚Äôalba. E ti raccontava, senza enfasi per√≤, la commozione che ne aveva provato. Ma se gli proponevi di ripetere la gita insieme ti guardava come se tu fossi matto.‚ÄĚ – Mario Fucini, generale dell‚ÄôAeronautica e personaggio di spicco della prima guerra mondiale (da Igino Mencarelli,¬†Guido Keller, Ufficio storico dell‚ÄôAeronautica, 1970)

Dopo le scuole elementari Keller viene mandato dai genitori a studiare in un convitto svizzero rigoroso e frequentato da famiglie illustri, ma vi resiste soltanto un paio di anni. Nel 1915 si iscrive al Battaglione aviatori civili di Mirafiori dove si distingue come uno dei migliori piloti e allievi. Ottiene il brevetto civile su apparecchio Bl√©riot e si arruola nell‚ÄôAeronautica. Il primo giugno 1915 viene nominato pilota militare su Aviatik e il 15 novembre dello stesso anno diventa comandante della Terza Squadriglia Aviatik. Spericolato e imprevedibile, rischia spesso la vita: affronta ogni impresa con grande eccitazione e con un coraggio al limite della follia e s‚Äôincanta a guardare i paesaggi che sorvola tanto che il pi√Ļ delle volte perde di vista il proprio obiettivo e si dimentica degli attacchi nemici. Volare, per lui, √® un momento estatico e, da vero dandy, porta un servizio da t√® a bordo del suo velivolo e non indossa mai la divisa tradizionale.

‚ÄúKeller era solito volare in abiti succinti, senza giacca, calzando in capo, in luogo del baschetto di cuoio, un fez da bersagliere munito di un lunghissimo cordone terminante in un grande fiocco: il cordone, come lui desiderava, si distendeva in aria, a guisa di una tremula manica a vento. E in volo talvolta leggeva tenendo il volume assicurato al ginocchio a mezzo di una funicella: leggeva l‚ÄôOrlando Furioso, oppure liriche del Leopardi, del Petrarca, o tragedie di Shakespeare. Leggeva davvero perch√©, dopo l‚Äôatterraggio, pi√Ļ che riferire della missione compiuta, si preoccupava di commentare il libro.‚ÄĚ – Igino Mencarelli

Keller igienista, nudista

Keller è un fanatico igienista, cultore del naturismo e del nudismo: gira sempre a torso nudo per il campo di aviazione e non si separa mai dalla sua aquila addestrata, chiamata proprio come lui, con la quale dorme, quasi sempre seminudo, appollaiato in cima a un albero.

‚ÄúCos√¨ disdegnava passare la notte nello ‚Äėalloggio signori ufficiali‚Äô e si era trovato un albero in fondo al campo, sotto al quale una squadra di soldati, con abbondante lavoro di badile, era riuscita a scavare una specie di grotta o di ricovero. [‚Ķ] Nelle ore di libert√† saliva sull‚Äôalbero, nudo completamente e nell‚Äôaerea dimora svolgeva tutte quelle attivit√† ‚Äď anche le pi√Ļ naturali‚Ķ ‚Äď che molti uomini disimpegnano al livello del terreno.‚ÄĚ – Atlantico Ferrari,¬†L‚ÄôAsso di cuori Guido Keller, Cremonese, 1933

‚ÄúNelle giornate serene, trascorreva le ore libere da impegni di servizio e di volo, nelle campagne circostanti: si denudava, prendeva bagni di sole, faceva lunghe marce, corse, esercizi ginnici. Ad eccezione dei mesi invernali, dormiva sotto la tenda. Una volta, in un campo di guerra, si fece costruire, come sua dimora, una grotta.‚ÄĚ- Igino Mencarelli

 

Guido KELLER pitale

A Mirafiori gira voce che Keller abbia la testa talmente dura da riuscire a frantumare un‚Äôelica. Keller si indispettisce, convoca tutti i ‚Äúcalunniatori‚ÄĚ e crea la bizzarra Societ√† degli amici del pelo. A ognuno di loro taglia un ciocca di capelli e gli elenca le norme della societ√†.

‚ÄúTerminata la cerimonia, serio e solenne come un sacerdote che compie una cerimonia liturgica, seguito dai ‚Äėsoci‚Äô in processione, raggiunse l‚Äôhangar e part√¨ in volo recando, in una busta, i capelli degli stessi soci e arrivato su Torino li sparse nel cielo della citt√† ‚Äėin segno di promessa e di protezione dei piloti di Mirafiori‚Äô. – Igino Mencarelli

Fiume , d’Annunzio , La Yoga

La popolarit√† di Keller dilaga nel periodo della cosiddetta ‚Äúpassione fiumana e dalmatica‚ÄĚ. La sua fama di abile aviatore e di sostenitore della libert√† di pensiero gli permettono di entrare in contatto con personaggi di un certo calibro: oltre a Francesco Baracca (Keller fa parte della sua squadriglia durante la grande guerra), conosce infatti l‚Äôufficiale telegrafista Comisso e soprattutto Gabriele D‚ÄôAnnunzio. Keller aveva incontrato il Vate durante la guerra e ne era diventato seguace a Venezia, dopo l‚Äôarmistizio. Nel settembre del 1919 D‚ÄôAnnunzio occupa Fiume con un piccolo gruppo di legionari, ma presto le gesta leggendarie del poeta-soldato richiamano migliaia di uomini, soprattutto ex combattenti, fra cui Keller: ‚ÄúIl Comandante lo consulta e gli vuol bene. I bambini piccini credono che sia il Diavolo‚ÄĚ (Leone Kochnitzky,¬†La quinta stagione o i centauri di Fiume, a cura di Alberto Luchini, Zanichelli, 1922). Non meno significativo √® l‚Äôincontro con Giovanni Comisso, futuro scrittore e poeta:

‚ÄúUn giorno sulle scale dell‚Äôalbergo mi incontrai con l‚Äôaviatore Guido Keller, segretario d‚Äôazione del Comandante. Guardavo questo uomo strano di volto in cui brillavano acutissimi gli occhi neri, che mi scrutavano dalla testa ai piedi. Quando fummo vicini, mi tese la mano e subito ci mettemmo a parlare. [‚Ķ] Parlammo di fare la rivoluzione che cominciasse a mutare l‚Äôordinamento dell‚Äôesercito, di abolire i gradi superiori al capitano, di ricreare le antiche compagnie di ventura di tradizione italiana, di prendere l‚Äôardito come tipo esemplare del vero soldato italiano e di modificare la divisa, abolendo il colletto chiuso e la inutile spada” – Giovanni Comisso,¬†Le mie stagioni, Longanesi, 1963

*
YOGA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Insieme fondano il movimento denominato La Yoga, l‚ÄôUnione di Spiriti Liberi tendenti alla perfezione, che assume come simbolo una svastica ‚Äď allora allegoria del carro e del sole ‚Äď e una rosa a cinque petali. Il movimento, con tendenze esoteriche e trasgressive, si pone l‚Äôobiettivo di contrastare gli elementi moderati e conservatori che circondano D‚ÄôAnnunzio e si apre al libero amore, alle orge gay, a ladri e prostitute. Nei proclami del gruppo viene teorizzata la necessit√† di ‚Äúinsegnare la scienza dell‚ÄôAmore cio√® della Trasformazione. L‚ÄôAmore come sensazione, come sentimento, come idea; [‚Ķ] la filosofia non come amore della Scienza, ma come Scienza dell‚ÄôAmore‚ÄĚ (Ferdinando Gerra, L‚Äôimpresa di Fiume. II: La Reggenza italiana del Carnaro, Longanesi). L‚Äôesperienza fiumana viene vissuta ‚Äúcome momento perennemente ludico‚ÄĚ, come una festa continua, ma rimane ancorata all‚Äôimpegno e alla realt√†. I due progettano anche il Castello d‚Äôamore, una festa in costume con ambientazione medievale per il Carnevale del 1920, che viene per√≤ bocciata da D‚ÄôAnnunzio:

‚ÄúMa perch√© avete pensato a una festa cos√¨ antiquata; sembra la mia¬†Francesca da Rimini. No, no. Si direbbe ‚ÄėEcco il solito D‚ÄôAnnunzio‚Äô. Penser√≤ io a qualcosa di nuovo‚ÄĚ.

Keller, inoltre, dà vita a una compagnia destinata alla guardia del corpo del Comandante (come si fa chiamare D’Annunzio), denominata La Disperata e formata da un gruppo di giovani soldati scapestrati che non sono stati accolti dal Comando e si sono accampati nei cantieri navali della città.

‚ÄúAndato a vedere cosa vi facevano, trov√≤ che se ne stavano nudi a tuffarsi dalle prue delle navi immobilizzate, altri cercavano di manovrare vecchie locomotive che un tempo correvano tra Fiume e Budapest, altri arrampicati sulle gru, cantavano. Gli apparvero ebri e felici, li fece radunare e li pass√≤ in rassegna: erano tutti bellissimi, fierissimi e li giudic√≤ i migliori soldati di Fiume. Inquadr√≤ questi soldati che tutti chiamavano i disperati per la loro situazione di abbandono e li offerse al Comandante come una guardia personale. La sua decisione fece scandalo tra gli ufficiali superiori, ma il Comandante accett√≤ l‚Äôofferta. Con la creazione di questa compagnia, Keller aveva cominciato a realizzare le sue idee di un nuovo ordine militare. Grande parte del giorno questi nuovi soldati facevano esercizio di nuoto e di voga, cantavano e marciavano attraverso la citt√† a torso nudo con calzoncini corti, non avevano obbligo di rimanere chiusi in caserma, ma gli stessi esercizi con la loro piacevolezza li persuadevano a tenersi raggruppati e alla sera per loro divertimento se ne andavano in una localit√† deserta chiamata La torretta, dove divisi in due schiere iniziavano veri combattimenti a bombe a mano, e non mancavano i feriti. [Era un] manipolo di uomini decisi, spregiudicati, violenti nell‚Äôadorazione e nell‚Äôimpeto: fiore della rivolta e della libert√†, passato attraverso il setaccio della guerra e degli stati d‚Äôanimo, se non delle idee, rivoluzionari. Erano mastini ed erano fanciulli: sicuri come truppe di colore, consapevoli come ‚Äėsoldati della morte‚Äô, lieti e canori come atleti in gara continua. Alcuni elementi moralmente impuri non la deturparono, ma le diedero un colore crepuscolare di gente maledetta dai saggi e dai mediocri, che costitu√¨ il suo fascino pi√Ļ orgoglioso‚ÄĚ. – Giovanni Comisso

‚ÄúIl motto dei legionari era: ‚ÄėMe ne frego!‚Äô ed i cuori delle fanciulle si facevano rapire. Passavano svelti sfiorando la terra ‚Äď il torso nudo ‚Äď le gambe nervose ‚Äď cantando inghirlandati di fiori dopo il nobile esercizio delle armi.‚ÄĚ

Tra Keller e D’Annunzio si instaura un forte legame e l’aviatore sarà l’unico autorizzato a dargli del tu.
Il poeta attribuisce la mancata annessione di Fiume all‚Äôallora presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti e trova il pieno consenso dei legionari. √ą in questa occasione che Keller compie la sua impresa pi√Ļ memorabile: vola su Roma e lancia tre ‚Äúmessaggi‚ÄĚ, rispettivamente sul Vaticano, sul Quirinale e su Montecitorio, con lo scopo di perorare la causa dannunziana e colpire l‚Äôopinione pubblica.

‚ÄúGiunto a destinazione offro al Vaticano delle rose rosse per Frate Francesco, sul Quirinale lancio altre rose rosse alla Regina e al Popolo, in pegno d‚Äôamore. Su Montecitorio scaglio invece un arnese di ferro smaltato, con uno striscione di stoffa rossa, delle rape legate al manico e un messaggio: Guido Keller ‚Äď Ala Azione nello splendore ‚Äď dona al Parlamento e al Governo che si reggono da tempo con la menzogna e la paura, la tangibilit√† allegorica del Loro Valore. Roma, 14 del terzo mese della Reggenza.‚ÄĚ – Igino Mencarelli

L‚Äôarnese di ferro smaltato cade sul tetto dell‚ÄôHotel Milan. Sul momento tutti pensano che sia una bomba, ma non segue nessuna esplosione: ‚Äú‚Ķqualcuno del personale dell‚Äôalbergo salito sul tetto e avvicinatosi con precauzione all‚Äôinvolucro caduto non tard√≤ a riconoscere che non si trattava di una bomba, ma di un oggetto che sta abitualmente nei comodini vicino al letto, un po‚Äô pi√Ļ grande dell‚Äôordinario‚Ķ‚ÄĚ – Da Roma, in¬†Yoga, n. 2, 20 novembre 1920

L’oggetto in questione altro non è che un pitale su cui Keller viene spesso ritratto.

Guido KELLER

 

Il futurismo, la fine

Dopo l‚Äôesperienza di Fiume, Keller non riesce pi√Ļ a trovare un suo equilibrio anche a causa dell‚Äôenorme uso di cocaina. Si trasferisce prima in Turchia, dove cerca di allestire, fallendo, una scuola di pilotaggio, poi a Berlino, dove si distingue per il suo anticonformismo. Con l‚Äôintento di fondere le repubbliche sudamericane, si lancia in un‚Äôimpresa rivoluzionaria di cui parla all‚Äôamico Sandro Pozzi.

‚ÄúLa bella tradizione di fede √† dilagato il suo respiro nelle terre d‚Äôoltre mare. I morti sono pari a quelli di Fiume. Seguo il cammino dettato dal destino: ho cercato la mia terra tranquilla lontana e come Ulisse sono caduto dalla padella nella brace‚ÄĚ. – Sandro Pozzi,¬†Guido Keller. Nel pensiero nelle gesta, curata da Sandro Pozzi, Mediolanum, 1933

Guido KELLER autografo FIUME

Tornato in patria nel 1928, Keller si lega ai futuristi e sogna progetti come la Conquista del sole (uno spettacolo aereo che prevede la collaborazione del pittore e pilota futurista Fedele Azari) e la Città di vita, un luogo isolato per artisti ed esteti in cui riprodurre l’idea della vita-festa di Fiume.
Keller muore nel 1929 in un incidente stradale insieme a due amici e colleghi, Vittorio Montiglio e Giovanni Battista Salina, nei pressi di Otricoli (Terni), mentre sono diretti a Vallombrosa. Viene sepolto vicino alla tomba di D’Annunzio.

MIGLIORI NOTIZIE SUL KELLER E LA YOGA

Guido Keller¬†(Milano,¬†6 febbraio¬†1892¬†‚ÄstOtricoli,¬†9 novembre¬†1929) √® stato un¬†aviatore¬†italiano¬†ed uno dei partecipanti all’impresa di Fiume¬†guidata da¬†Gabriele D’Annunzio. Fu autore di un conferenza autobiografica dal titolo¬†Nel pensiero e nelle gesta.
Personaggio scapigliato, apparteneva ad una famiglia aristocratica milanese di origine elvetica. Nel corso della prima guerra mondiale fu ufficiale pilota del Corpo Aeronautico Militare nella 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia comandata da Francesco Baracca.
Fu fondatore a Fiume del gruppo Yoga Рche aveva come simbolo la svastica e la rosa a cinque petali e che fu un gruppo con tendenze esoteriche e naturistiche, si oppose alla frangia reazionaria fiumana (secondo quanto evidenziano gli scritti del gruppo Yoga pubblicati su Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione).
“Nel novembre 1920, ad avventura fiumana ormai quasi finita, Guido Keller e Comisso decidono di pubblicare una rivista settimanale, con articoli senza autografo, per diffondere le idee della Lega di Fiume. Rifacendosi a un vago misticismo indiano allora di moda, la chiamano ¬ęYoga¬Ľ, con il sottotitolo ¬ęUnione di spiriti liberi tendenti alla perfezione¬Ľ; alla sua sinistra √® raffigurata una svastica, l’antico simbolo ariano del sole: ¬ęLa Yoga riunir√† sotto il suo segno l’antichissima e misteriosa svastica, tutti gli uomini forti e fieri, che ambiscono di spezzare questi falsi idoli che sono sulla terra e nelle credenze del nostro spirito, tutti gli uomini che hanno per numi Vita e¬†Bellezza¬Ľ.
Ne usciranno solo quattro numeri; il tredici, venti, ventisette novembre e il quattro dicembre. Secondo Umberto Carpi √® stato lo stesso D’Annunzio a contrastarne la pubblicazione, a causa delle reazioni negative espresse dalle forze pi√Ļ moderate presenti a Fiume. Le idee programmatiche della rivista nata a Fiume, sono esposte in due articoli, Prolegomeni¬†e¬†Prospettive¬†ltaliche, privi di firma, come del resto tutti gli altri senza autografo e gerente responsabile ne √® lo stesso Guido Keller.
In breve: il ¬ęGenio della razza italica¬Ľ, aristocratico, individualista, √® stato pervertito dalle idee democratiche e borghesi delle ¬ęrazze negative¬Ľ, inglesi, francesi e soprattutto ebree, che si sono infiltrate in Italia per mezzo della borghesia ottocentesca. Costoro, con il pretesto di introdurre le idee di democrazia e uguaglianza¬†¬ęcopiate¬Ľ dalla rivoluzione francese e dal positivismo¬†¬ęmaterialista¬Ľ, hanno creato con la grande industria una massa di schiavi. E‚Äô necessario tornare alle autentiche tradizioni dello ¬ęspirito italico¬Ľ, compiutamente espresso nel Rinascimento, e basate sul Principe, l’artigianato e sul ¬ębinomio perfetto di terra e mare¬Ľ. La maggioranza del popolo italiano deve dedicarsi all’agricoltura, alla pesca e ai commerci, liberando ¬ędalla schiavit√Ļ delle industrie parassitarie lo stuolo degli operai¬Ľ.
Emblematico di queste concezioni condivise con Guido Keller è il breve articolo autografo, comparso sul numero 3  del 27 novembre 1920, in favore del nazionalista croato Stefano Radic, capo del partito dei contadini, a Fiume:
Le¬†sue idee¬†sono queste:¬†la¬†Croazia √® una terra contadina.¬†Il¬†governo della Croazia¬†deve essere¬†scelto tra¬†i¬†contadini.¬†I¬†croati devono¬†restare¬†come sono:¬†vivere della¬†terra. Stefano Radic ha l’anima da poeta e il cervello che¬†antivede¬†perch√© sa. La¬†Croazia¬†sta attraversando¬†la¬†crisi¬†dell’uomo di campagna presso al quale¬†la¬†citt√†¬†ingrandendosi √® venuta a confinare. Egli¬†sente¬†i suoi vestiti e le sue scarpe e¬†le¬†sue¬†mani¬†callose come aspetti inadatti al¬†nuovo¬†stato,¬†ma¬†egli non si pu√≤¬†mutare il¬†cuore e se¬†un¬†superficiale¬†entusiasmo¬†e¬†meraviglia¬†lo¬†turba¬†e¬†male¬†lo¬†fa considerare:¬†dura √®¬†la¬†sua¬†radice.¬†Si guardi la¬†Croazia¬†dall’invasione industriale, sia¬†questa¬†americana, francese, tedesca o¬†italiana¬†¬†pensa Stefano Radic¬†¬†l’Italia¬†sta scontando¬†la¬†sua¬†leggerezza¬†nell’aver lasciato¬†radicare nel suo suolo i¬†templi¬†ed i¬†sistemi¬†delle razze formali, Croazia, sappi che oggi essi¬†sono¬†le nostre pietre pi√Ļ indigeste‚Ästsi potrebbe¬†soggiungere noi¬†ed ammonire.
Nell’articolo¬†Vogliamo vivere¬†(20 novembre 1920, n. 2) vi √® una feroce denuncia dell’alienazione del lavoro salariato, per ¬ęl’esaltazione dell’individualit√†¬Ľ:
L’operaio¬†moderno¬†√® pi√Ļ libero? √® pi√Ļ felice?¬†No,¬†anzi √® pi√Ļ¬†schiavo,¬†√® pi√Ļ misero,¬†perch√© crede¬†di¬†aver migliorato le sue condizioni,¬†perch√©¬†con ogni aumento¬†di¬†paga¬†e¬†con¬†ogni diminuzione di¬†lavoro crede¬†di¬†migliorare¬†il suo¬†stato. mentre¬†diventa¬†invece¬†sempre¬†pi√Ļ¬†schiavo,¬†sempre¬†pi√Ļ abbietto.¬†Che cosa¬†fai tu, che cosa¬†senti,¬†operaio¬†nell’officina?¬†Sei¬†lo¬†schiavo¬†di¬†una¬†macchina.¬†Dotato¬†dalla natura dell’intelligenza¬†di¬†un¬†dio¬†e¬†della bellezza degli¬†angeli,¬†ti¬†sei¬†abbassato¬†a servire¬†una macchina. Il¬†fuochista che consuma¬†la sua¬†vita (VITA!¬†VITA!),¬†per dar¬†cibo¬†alla¬†vertiginosa¬†locomotiva¬†o alle¬†insaziabili fornaci¬†dell’insensato Transatlantico…¬†√® scontento della¬†sua¬†paga.¬†Con¬†quanta ragione. oh Dio¬†creatore!¬†L’unico¬†suo torto √®¬†questo,¬†credere che esista una paga sufficiente…¬†per tale lavoro!
In ¬ęYoga¬Ľ vi sono anche articoli di carattere letterario e artistico, ispirati da Comisso, che si rifanno alla metafisica di Giorgio De Chirico e di suo fratello Alberto Savinio. In particolare, il saggio¬†Anadiom√©non¬†di Savinio, ripreso dalla rivista romana ¬ęValori Plastici¬Ľ e una prosa di Filippo De Pisis, amico di Comisso,¬†Asilo¬†infantile israelitico.¬†¬ęVoga¬Ľ, come il movimento metafisica, voleva restaurare i ¬ęvalori dello spirito¬Ľ, di contro al materialismo positivista. Per questo si oppone al futurismo che invece esalta il meccanicismo e il modernismo. E‚Äô questa la contraddizione di Keller; ama l’aeroplano, che era l’espressione pi√Ļ alta della tecnologia dei suoi tempi, ma disprezza la civilt√† industriale. Del resto, come D’ Annunzio, concepiva il velivolo come un prodotto artigianale che doveva, ispirandosi a Leonardo, imitare il volo degli uccelli. Scrive a tale proposito Sandro Pozzi, il legionario fiumano ¬ęlegato a Keller da una strana amicizia rotta da frequenti e clamorosi litigi¬Ľ, nella sua biografia dell’amico:
Non¬†certo il¬†volo meccanico,¬†n√© il¬†motore rombante e travolgente l’avevano¬†conquiso.¬†Egli intese¬†nell’aviazione una possibilit√† di¬†evasione spirituale,¬†un sublimarsi¬†ed astrarsi¬†della materia verso i misteri pi√Ļ alti e pi√Ļ puri della natura.¬†E fu¬†quell’alone¬†eroico¬†che l’aviazione ai suoi¬†albori (con¬†tanti suoi olocausti pionieri)¬†effondeva,¬†che¬†l’attrasse¬†ed¬†affascin√≤:¬†egli¬†sempre¬†andava l√† dove¬†maggiore era¬†il rischio¬†e¬†la bellezza¬†del sacrif√¨cio.
In occasione della firma del trattato di Rapallo (12 novembre 1920) che sanciva un compromesso tra il governo italiano e quello jugoslavo su Fiume e la Dalmazia, Keller progetta di rapire Giolitti mentre si recava in treno all’incontro. Fallito l’improbabile piano per la defezione dei suoi ¬ęseguaci¬Ľ, ripiega su un gesto dimostrativo. Vola su Roma e lascia cadere un vaso da notte, con dentro un mazzo di rape, sopra il Parlamento; unito vi √® un biglietto: ¬ęGuido Keller – Ala azione nello splendore – dona al parlamento ed al governo che si regge col tempo, la menzogna e la paura, la tangibilit√† allegorica del loro valore¬Ľ. Getta anche un mazzo di rose rosse sul Quirinale in onore della regina madre di cui ricorreva il compleanno, e uno su San Pietro ¬ęper frate Francesco¬Ľ.
L’episodio ebbe un’eco vastissima su tutta la stampa nazionale e suscit√≤ scandalo nella stessa Fiume, dove i moderati, che stavano per avere il sopravvento, cominciarono ad emarginarlo, definendolo un ¬ępazzoide¬Ľ. Solo ¬ęYoga¬Ľ lo difende con un articolo pubblicato sul n. 3 del 27 novembre 1920 intitolato significativamente¬†Montecagorio:
Molti giornali vogliono far passare Guido Keller per un pazzoide, figura secondaria di Fiume. Noi ricordiamo che egli, asso della Squadriglia Baracca, inarrivabile pilota, fu tra i primi e tra i pi√Ļ fidi seguaci di Gabriele D’Annunzio, al quale √® legato da forte affetto. In Fiume d’Italia Guido Keller √® una testa di ferro per la quale la conclusione amorosa del Tasso √® un autografo che santifica le labbra della pura follia ¬ęamore tanto esser pi√Ļ nobile quanto √® men governato dalla ragione¬Ľ. Egli √® l’intelligenza, l’audacia, la fede= pazzia. Come tutti i buoni volatori, Keller √® un folle, √® un Ulisse dal ¬ęFolle volo¬Ľ. √ą, in una parola, un Italiano, indicibilmente Italiano; √® un irregolare, √® un eretico, tutto volitivo. Ha in s√© un po’ del Cecco Angiolieri e del Fanfulla, spirito bizzarro, non scettico, fiero, che da solo vale tutta la
ballonzolante moltitudine dei greppaioli di Montecagorio. E un soldato di ventura, che si batte per un soldo d’ideale e di libert√†; √® uno che non ha intorno al collo la corda della libert√† ufficiale, n√© affonda nella greppia il muso ingordo con rumore di mandibole voraci. In quest’era di vigliaccheria e di vituperio della Patria Keller rappresenta fedelmente e con luce i soldati di ventura di Fiume, i belli lanzichenecchi della libert√† e dell’eresia; i garibaldini spavaldi della libert√† che volano e volando sputano, non dico sull’aiuola dantesca, ma sul caccatoio d’ Italia e lanciano quelle spregiate crete che possono essere utilissime in ogni evenienza, a tutti i cagoia ed a tutti i Misiano dell’Italico Regno. Keller √® il volatore fiumano tipico che vola con qualsiasi tempo, per ore e ore sul petroso Carso a venti metri da terra, leggendo e declamando, atterrando magari nelle doline senza minimamente scalfire le tele ed i legni del suo apparecchio; vola parlando alla sua mascotte: una civetta; vola tenendo per suo compagno di volo un paziente asinello dall’occhio umano. √ą un volatore magnifico.”
(da¬†L’aeronautica italiana: una storia del Novecento¬†di Paolo Ferrari)

 

Considerata la vastit√† dell’argomento, si rimandano i gentili amici a ricerche personali.

Fonti  Oblique , Keller

 

 

4.20

Informazioni aggiuntive

Peso,5 kg
Dimensioni20 × 20 × 20 cm

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “‚ĚĆūüôĀGuido KELLER autografo FIUME – lettera – LA YOGA”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *