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‚ĚĆūüôĀDistintivo SQUADRISTA fascista smaltato – PNF – RSI

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Distintivo da SQUADRISTA fascista, membro del PNF , in metallo argentato smaltato di rosso , a forma di rombo con al centro il fascio littorio di secondo tipo (modello ’27).

Il piedino posteriore è senza marchi, realizzato probabilmente da Iacoangeli di Napoli РDimensioni 15 x 15 mm

In perfette condizioni

(Scorri la pagina in basso per ulteriori dettagli e informazioni)

 

 

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Descrizione

Distintivo da SQUADRISTA fascista, membro del PNF , in metallo argentato smaltato di rosso , a forma di rombo con al centro il fascio littorio di secondo tipo (modello ’27). Lo smalto √® di tipo trasparente, e quindi lascia intravedere la struttura tipica del fascio littorio, verghe raggruppate con giro di legacci e scure alla parte alta. Il distintivo fu istituito con specifica disposizione ratificata mediante il foglio d’ordini n. 46 del 27 Dicembre 1944 , che concedeva ai militari aventi diritto di portarlo al di sopra delle decorazioni.

Il distintivo smaltato da squadrista fascista ha le dimensioni di 15 x 15 mm . Il piedino posteriore è senza marchi, e dal tipo di costruzione lascia pensare possa trattarsi di un distintivo realizzato dalla Iacoangeli di Napoli, famosi argentieri.

In perfette condizioni.

 

MATERIALE     :  Metallo argentato, smalti

MISURE             :  mm.15 x 15

MARCHIO         :  Р(Iacoangeli ?)

 

NOTIZIE

 

Partito Nazionale Fascista

Il Partito Nazionale Fascista (P.N.F.) è stato un partito politico italiano, espressione del movimento fascista.

Nato nel¬†1921¬†dalla trasformazione in partito del movimento¬†Fasci italiani di combattimento, guid√≤ la cosiddetta¬†marcia su Roma¬†che nell’autunno del¬†1922¬†port√≤¬†Benito Mussolini¬†a divenire¬†presidente del Consiglio dei ministri.

Nel¬†1923¬†si fuse con l’Associazione Nazionalista Italiana¬†e tra la met√† e la fine degli¬†anni 1920¬†divent√≤, prima¬†de facto¬†e poi¬†de iure, il partito unico del¬†Regno d’Italia¬†fino alla caduta del regime fascista, avvenuta il 25 luglio del¬†1943.

L’organo ufficiale del partito era¬†Il Popolo d’Italia, quotidiano fondato da Mussolini nel¬†1914. L’inno era¬†Giovinezza, nella versione di¬†Salvator Gotta¬†del¬†1925, qualificato come¬†Inno trionfale del Partito Nazionale Fascista. La legge 20 giugno 1952, n. 645 (detta ¬ęlegge Scelba¬Ľ), in attuazione della¬†XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana, ne vieta la ricostituzione

Il PNF fu dunque fondato a Roma¬†il 9 novembre¬†1921¬†per iniziativa di Benito Mussolini come evoluzione in partito del movimento dei Fasci Italiani di Combattimento – fondati, sempre da Mussolini, a¬†Milano, in¬†piazza San Sepolcro, il 23 marzo¬†1919. Come movimento giovanile si dot√≤ nel 1921 dell’Avanguardia Giovanile Fascista. Rispetto ai Fasci, il PNF abbandon√≤, via via che si consolidava al potere, gli ideali socialisteggianti e repubblicani per virare decisamente verso la destra dello scacchiere politico italiano.

Conquista del potere

Dopo la marcia su Roma¬†del 28 ottobre¬†1922, Mussolini, che era stato eletto parlamentare l’anno precedente insieme ad altri esponenti fascisti, fu incaricato dal re¬†Vittorio Emanuele III¬†di formare¬†un nuovo governo¬†sostenuto da una maggioranza composta anche dal¬†Partito Popolare Italiano¬†e da altri gruppi di estrazione¬†liberale. Il 15 dicembre¬†1922¬†fu costituito il¬†Gran Consiglio del Fascismo, organo supremo del Partito Nazionale Fascista, che tenne la sua prima seduta il 12 gennaio¬†1923.

Regime

Alle elezioni politiche dell’aprile 1924, il PNF si present√≤ con la¬†Lista Nazionale, in cui erano inseriti diversi esponenti della destra liberale. Ci furono violenze squadriste e fu impiegata in alcune regioni una “lista civetta”, la Lista Nazionale bis, volta a drenare ulteriori voti. Il “Listone” ottenne una netta maggioranza con il 65,2% dei voti e 376 deputati (di cui 275 del PNF). Tali risultati furono per√≤ duramente contestati dalle opposizioni, che denunciarono numerose irregolarit√†. In tale quadro, il deputato¬†Giacomo Matteotti, dopo aver denunciato brogli in parlamento, venne ucciso da estremisti fascisti. La vicenda ebbe seguito il 3 gennaio¬†1925, quando Mussolini, con un discorso alla¬†Camera dei deputati, dichiar√≤ provocatoriamente di assumersi la responsabilit√† storica di quanto accaduto, promettendo di chiarire la situazione nei giorni immediatamente seguenti. In sede giudiziaria, sia all’epoca dei fatti, sia nel¬†secondo dopoguerra, non fu mai provato alcun coinvolgimento diretto del Duce o di altri gerarchi nell’organizzazione del delitto: tesi sostenuta anche da alcuni storici e dal giornalista¬†Indro Montanelli, per i quali le responsabilit√† di Mussolini furono solo di natura morale. La crisi seguita all’omicidio di Matteotti, che era parsa far vacillare la presa di Mussolini e del fascismo, fu invece abilmente sfruttata dal duce per avviare la dittatura.

Dopo l’emanazione nel¬†1926¬†delle cosiddette¬†leggi fascistissime¬†il PNF fu l’unico partito ammesso in Italia fino al 25 luglio¬†1943, e dotandosi di un proprio¬†statuto. Il¬†Gran Consiglio del Fascismo¬†divenne organo costituzionale del Regno: “organo supremo, che coordina e integra tutte le attivit√† del regime sorto dalla¬†rivoluzione¬†dell’ottobre 1922”. Il Gran Consiglio deliberava sulla lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale (poi sostituiti dai¬†consiglieri nazionali¬†della¬†Camera dei Fasci e delle Corporazioni); sugli statuti, gli ordinamenti e le direttive politiche del Partito Nazionale Fascista; sulla nomina e la revoca del Segretario, dei Vicesegretari, del Segretario amministrativo e dei membri del Direttorio nazionale del Partito Nazionale Fascista. Le iscrizioni al Partito aumentarono a dismisura quando, il 29 marzo 1928, si decise che gli iscritti al PNF avrebbero avuto la precedenza nelle liste di collocamento (pi√Ļ antica era l’affiliazione, pi√Ļ si “scalavano” le graduatorie).

Quasi due anni esatti dopo, il 28 marzo¬†1930, si decret√≤ che per poter svolgere gli incarichi scolastici di alto livello (presidi e rettori) bisognava essere tesserati almeno da cinque anni. Il 3 marzo del¬†1931¬†le iscrizioni furono sospese per circa un anno; questo dato fa intuire che molte furono le adesioni al Partito Fascista dettate esclusivamente da interesse: contro di esse si mosse il segretario¬†Giovanni Giuriati, attivista anti-corruzione che, forse proprio per questa spinta “moralizzatrice”, venne destituito dal Duce dopo pochi mesi. Un ruolo educativo fu proprio dall’Istituto Fascista di Cultura, attualmente Universit√† Popolare degli studi di Milano, che fu convertita da Universit√† Popolare di Milano a Scuola Fascista, che durante tutto il periodo diede formazione e cultura fascista.

Nel 1930 furono creati i¬†Fasci giovanili di combattimento. Gli anni Trenta furono caratterizzati dalla segreteria di¬†Achille Starace, “fedelissimo” di Mussolini e uno dei pochi gerarchi fascisti provenienti dal sud Italia, che lanci√≤ una campagna di fascistizzazione del paese fatta di cerimonie oceaniche e creazione di organizzazioni volte a inquadrare il paese e il cittadino in ogni sua manifestazione (sia pubblica sia privata). Al fine di irregimentare anche i movimenti giovanili Starace port√≤ sotto il controllo diretto del PNF sia l’Opera Nazionale Balilla¬†(ONB) sia i Fasci Giovanili che furono sciolti e fatti confluire nella nuova¬†Giovent√Ļ Italiana del Littorio¬†(GIL).

Il 27 maggio¬†1933¬†l’iscrizione al PNF √® dichiarata requisito fondamentale per il concorso a pubblici uffici; il 9 marzo¬†1937¬†diventa obbligatoria se si vuole accedere a un qualunque incarico pubblico e dal 3 giugno¬†1938¬†(Regio decreto n. 827) non si pu√≤ essere assunti nel personale salariato statale n√© si possono avere promozioni all’interno di questo personale se non si ha la tanto conclamata tessera: √® chiaro quindi che gli iscritti si contino a milioni ma che tra questi i “tiepidi” e i “freddi” verso il regime siano moltissimi. Nel¬†1939¬†Ettore Muti¬†avvicenda Starace alla guida del partito e tale fatto testimonia l’aumento dell’influenza di¬†Galeazzo Ciano.

A partire dal¬†1937¬†il segretario nazionale del PNF assurse a rango di¬†ministro¬†di Stato. Con lo scoppio della¬†seconda guerra mondiale¬†Mussolini tenta di militarizzare il partito ordinando il giorno di Capodanno del¬†1941¬†la mobilitazione generale di tutti i quadri del PNF. Nel periodo in cui le operazioni belliche volgono verso il peggio, in molti perdono la fiducia verso il regime fascista: anche nell’organo politico principale monta una critica, seppur latente e oscura, a cui il Duce tenta di dare una spallata nominando il ventisettenne¬†Aldo Vidussoni¬†segretario del PNF (26 dicembre¬†1941). La mossa, dettata dal fatto che i giovani sono rimasti i pi√Ļ accesi sostenitori del¬†governo, si rivela catastrofica e il 19 aprile¬†1943¬†il giovane friulano viene sostituito da¬†Carlo Scorza.

Scioglimento

Il 27 luglio 1943, in seguito alla votazione dell’ordine del giorno Grandi¬†(25 luglio), Mussolini venne arrestato dai Reali Carabinieri, decretando di fatto la fine del regime fascista. Lo scioglimento del PNF da parte del nuovo governo di¬†Pietro Badoglio¬†avvenne il 2 agosto¬†1943¬†con il regio decreto n.704, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del Regno il 5 agosto successivo.

Liberato dai tedeschi il 10 settembre, Mussolini costitu√¨ il 13 settembre il nuovo¬†Partito Fascista Repubblicano¬†(PFR) e costitu√¨ la¬†Repubblica Sociale Italiana¬†(RSI), nella parte d’Italia occupata dai tedeschi. Segretario del PFR fu nominato il 15 settembre¬†Alessandro Pavolini. A¬†Milano¬†era gi√† stato ricostituito il 13 settembre da¬†Aldo Resega, che ne fu anche il primo commissario federale. Il PFR cess√≤ la sua esistenza con la morte di Mussolini e con la fine della RSI, il 28 aprile del¬†1945

SQUADRISMO

Lo¬†squadrismo¬†fu un fenomeno politico-sociale verificatosi in Italia a partire dal 1919 che consistette nell’uso di¬†squadre d’azione paramilitari armate che avevano lo scopo d‚Äôintimidire e reprimere violentemente gli avversari politici, specialmente quelli appartenenti al movimento operaio. Lo squadrismo fu in breve tempo assorbito dal fascismo che lo us√≤ come strumento della propria affermazione (vedi l’uso anche del distintivo da squadrista fascista smaltato)

Premessa

Manifestazione di protesta organizzata da “Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra”

La grande¬†smobilitazione¬†seguita al termine della¬†Grande Guerra¬†del 1915-1918 aveva prodotto una grande quantit√† di reduci che, rientrati nella vita civile, si ritrovarono disoccupati e senza concrete prospettive di lavoro. Parte di essi si erano battuti a favore dell’interventismo¬†e avevano combattuto come volontari, perch√© mossi da ideali¬†nazionalisti¬†e¬†irredentisti.

Al loro ritorno alla vita civile, alla quale spesso non riuscirono ad adattarsi, essi proseguirono, nel primo dopoguerra, la loro azione politica su posizioni di estrema destra, organizzandosi in maniera pi√Ļ o meno spontanea, sia per propagandare la loro visione politica, che per contrastare, anche con azioni dirette, le iniziative dei socialisti, i quali, stando su posizioni¬†neutraliste¬†nei confronti della guerra,erano accusati di “Disfattismo” dai primi.

Le prime formazioni

 

Gruppo di arditi, agitanti il pugnale

Gruppo di fascisti partecipanti alla marcia su Roma, si riconosce un mutilato e un paio di ex combattenti con l’elmetto

La prima sede dei Fasci Italiani di Combattimento¬†e del¬†Popolo d’Italia, detto “Il Covo”, qui l’ufficio di Mussolini

Giovane fascista della prima ora. 1921, futuro assegnatario del distintivo da squadrista fascista, smaltato

 

Questi primi reduci andarono a formare, insieme ai futuristi ed al Fascio di Difesa Nazionale, squadre organizzate che si attivarono in modo fattivo per combattere contro i socialisti, i quali in quel momento si trovavano in forte ascesa. In particolare si trattava di soldati lasciati allo sbando senza lavoro ed appartenenti alle unità di élite (come gli Arditi), cui lo Stato non concedeva alcun riconoscimento particolare per il ruolo ricoperto in guerra al momento del ritorno alla vita civile.

Furono soprattutto Arditi ed ufficiali e sottufficiali dell’Esercito a divenire i pi√Ļ forti sostenitori di ci√≤ che andavano sostenendo Mussolini e D’Annunzio, trovando in questi due i capi naturali e il riferimento ideale per incanalare la loro lotta in una direzione politica precisa e, per loro, appagante.

Le azioni squadriste (composte da militi che portavano il distintivo da squadrista fascista, smaltato) di norma caratterizzate da violenze contro persone e cose (e talvolta anche da caratteri di mera goliardia) – avevano lo scopo, secondo ci√≤ che affermavano gli squadristi, di impedire la realizzazione in¬†Italia¬†di una¬†rivoluzione¬†di ispirazione¬†bolscevica¬†e di rispondere alle crescenti rivendicazioni sociali degli operai e dei braccianti: gli squadristi cercarono di giustificare ideologicamente la loro attivit√† presentandola come una risposta alle violente azioni e al clima di agitazione politica socialista e anarchica, che culmin√≤ con il¬†biennio rosso¬†(1919-1920), nonch√© come un’affermazione di quei valori nazionalisti che (secondo gli squadristi) erano stati vilipesi dal socialismo; tale giustificazione ideologica valse a nascondere, soprattutto agli occhi degli attivisti pi√Ļ giovani, il reale carattere di classe delle azioni squadriste, ammantandole di illusorie motivazioni morali.

Nonostante il loro carattere violento e intimidatorio, le azioni squadriste riscossero inizialmente un ampio consenso da parte degli strati pi√Ļ reazionari e pi√Ļ conservatori della borghesia; verso la fine del 1920, non solo i conservatori, ma anche esponenti¬†popolari¬†e Conservatori consideravano il fascismo uno strumento utile sia a ridurre la forza delle organizzazioni sindacali e politiche di stampo socialista, sia a fare pressione sul governo per indurlo a parteggiare in modo pi√Ļ risoluto a favore delle classi possidenti e ad abbandonare l’atteggiamento di neutralit√† nei conflitti sindacali che aveva caratterizzato il liberalismo¬†giolittiano. Come documento di questa simpatia di cui il fascismo inizialmente godeva presso gli ambienti moderati, √® stato citato ad esempio un commento attribuito ad¬†Alcide De Gasperi:

¬ęNoi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle azioni in cui la violenza, anche se assume l’apparenza di aggressione, √® in realt√† una violenza difensiva, cio√® legittima.¬Ľ
(Alcide De Gasperi il 7 aprile 1921)

Anni dopo,¬†Gaetano Salvemini, pur riconoscendo qualche giustificazione alle primissime azioni squadriste del 1919 e dei primi mesi del 1920, evidenzi√≤ che l’attivit√† degli squadristi successiva al biennio rosso non era pi√Ļ interpretabile come una reazione a precedenti violenze “bolsceviche” (bench√© tale fosse quasi sempre il pretesto addotto dagli squadristi). Infatti, secondo Salvemini, dopo la fine del biennio rosso lo squadrismo ebbe il carattere di un’offensiva antisindacale violenta e indiscriminata, che fu diretta contro tutte le organizzazioni operaie (non solo socialiste, comuniste o anarchiche, ma anche cattoliche e repubblicane); offensiva che si esercit√≤ fuori dalla legalit√† e che, secondo Salvemini, risult√≤ vittoriosa non in virt√Ļ del sedicente “eroismo” degli squadristi, bens√¨ in virt√Ļ dell’appoggio economico da parte degli industriali e dei proprietari terrieri, nonch√© in virt√Ļ del sostegno, pi√Ļ o meno palese, da parte delle autorit√† militari, della polizia e della magistratura:

¬ęForaggiando i fascisti, gli industriali, i proprietari terrieri e i banchieri non compivano nessuna azione che esorbitasse dai loro diritti. Il capitale, come il lavoro, √® una forza sociale, ed era naturale che i capitalisti fornissero fondi alle loro ‘guardie bianche’, cos√¨ come gli operai e i contadini contribuivano a mantenere i loro propagandisti e i loro organizzatori.
Persino gli atti di violenza commessi dai fascisti nei primissimi mesi della loro controffensiva possono considerarsi con una certa indulgenza. Dato che polizia e magistratura erano impotenti nella difesa dei privati cittadini contro la forza preponderante dei sindacati e del loro arbitrio, era ben giustificato che tali cittadini cercassero di difendersi per mezzo di metodi illegali.
Ma quando si sia riconosciuto tutto questo, rimane il fatto che, specialmente a partire dai primi del 1921, parlare di un fascista ucciso o ferito nel corso della guerra civile come di un ‘eroe’ o di un ‘martire,’ nella maggioranza dei casi √® tanto assurdo quanto usare questi termini per un bandito, che rimanga inaspettatamente ucciso da una delle sue supposte vittime. Senza dubbio per fare il bandito ci vuole del coraggio, ma tale coraggio non va confuso con l’eroismo. La verit√† √® che sia da una parte che dall’altra vi furono aggressori e aggrediti, assassini e vittime, imboscate ed assalti su terreno aperto, atti di coraggio e di tradimento; ma i fascisti, sostenuti economicamente da industriali, proprietari terrieri e commercianti, e politicamente da polizia, magistratura e autorit√† militari, godettero di una forza schiacciante.¬Ľ
(Gaetano Salvemini (1943))

La nascita dei Fasci italiani di combattimento

Devastazione di una sede sindacale della CGL a Roma, con falò sulla strada delle carte e suppellettili ivi rinvenute

Il 23 marzo¬†1919¬†Mussolini¬†fond√≤ a¬†Milano¬†i¬†Fasci italiani di combattimento, nei quali andarono a confluire in breve tempo la maggioranza delle squadre formatesi autonomamente sul territorio nazionale. I componenti dei fasci di combattimento portavano il distintivo da squadrista fascista, smaltato. Ciononostante, a causa del basso numero di adesioni, almeno per tutto il 1919 l’iscrizione coincideva spesso con l’attivit√† di squadrista. Solo nella¬†Venezia Giulia, che sarebbe stata di l√¨ a poco assegnata all’Italia con il¬†Trattato di Saint Germain¬†e che quindi viveva un periodo di forte esaltazione nazionalistica, l’adesione ai Fasci italiani di combattimento assunse subito caratteri di massa, mentre nel resto del territorio nazionale l’espansione dello squadrismo fu limitata alle sole citt√† del nord Italia. Ci√≤ fu dovuto principalmente alla vicinanza della Venezia Giulia stessa al confine orientale che, sottoposto a rivendicazioni territoriali e politiche (irredentismo), convogli√≤ sui Fasci di combattimento le simpatie dei nazionalisti. A questi si aggiunsero inoltre numerosi legionari dannunziani reduci dell’Impresa di Fiume, che ne costituirono il nerbo iniziale.

Data la vastit√† dell’argomento, e per altre notizie sul distintivo da squadrista fascista smaltato, si rimanda alle pagine delle fonti usate¬† Wikipedia , Squadrismo

 

8.20

Informazioni aggiuntive

Peso,5 kg
Dimensioni20 × 20 × 20 cm

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