{"id":6073,"date":"2020-05-25T22:08:36","date_gmt":"2020-05-25T22:08:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.thefinitive.com\/?post_type=product&#038;p=6073"},"modified":"2023-03-20T15:39:13","modified_gmt":"2023-03-20T14:39:13","slug":"marcia-su-roma-nominativa-1922-medaglia-lorioli","status":"publish","type":"product","link":"https:\/\/thefinitive.com\/en\/prodotto\/marcia-su-roma-nominativa-1922-medaglia-lorioli\/","title":{"rendered":"\u274c\ud83d\ude41Marcia su Roma Nominativa &#8211; 1922 &#8211; medaglia &#8211; LORIOLI"},"content":{"rendered":"<p>Medaglia commemorativa per la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marcia_su_Roma\"><strong>Marcia su Roma<\/strong><\/a> , modello ti tipo A , nominativa rilasciata a tale <em>LATINI CARLO<\/em> di <strong>PERUGIA<\/strong>.<\/p>\n<p>La medaglia \u00e8 costituita da una disco dal diametro di 34 mm. con attacco a cambretta ; al dritto (<em>recto<\/em>) riporta una vittoria alata che regge con la mano destra una corona di quercia e sostiene con la sinistra un fascio littorio. Alle spalle della figura vi sono insegne legionarie, fasci littori e daghe romane ; al verso troviamo uno spazio quadrangolare riempito con un&#8217;incisione nominativa, cio\u00e8 con il nome e la citt\u00e0 di provenienza dell&#8217;insignito che prese parte alla Marcia su Roma. Alla base dello spazio quadrato \u00e8 presente la sigla <strong><i>FM Lorioli &amp; Castelli Milano et EB Mod. Rip. Ris<\/i><\/strong>\u00a0(incusso). Lo spazio quadrato \u00e8 delimitato da quattro fasci littori. Circolarmente il bordo \u00e8 delimitato da un doppio cerchio in cui sono incise le leggende\u00a0<strong><i>Marcia Su Roma<\/i><\/strong>, in alto, e\u00a0<strong><i>27 ottobre-1 novembre 1922<\/i><\/strong>, in basso. Tra le leggende sono presenti due piccole stelle. Il nastrino \u00e8 diviso a met\u00e0, verticalmente, a sinistra \u00e8 rosso-amaranto ed a destra \u00e8 giallo: i colori del comune di Roma.<\/p>\n<p>Medaglia in buone condizioni di conservazione, presenta una leggera ossidazione alla cambretta come si nota dalle foto allegate, nella parte tuttavia nascosta dal nastrino.<\/p>\n<p><strong>MATERIALE\u00a0 \u00a0 \u00a0:\u00a0<\/strong> Bronzo<\/p>\n<p><strong>MISURE\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 :<\/strong>\u00a0 mm.34\u00a0 diametro<\/p>\n<p><strong>MARCHIO\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0:<\/strong>\u00a0 F.M. Lorioli &amp; Castelli &#8211; Milano<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: left;\">NOTIZIE<\/h2>\n<p>La\u00a0<b>medaglia commemorativa della\u00a0Marcia su Roma<\/b> \u00e8 una medaglia del Regno d&#8217;Italia, rilasciata con iscrizione nominativa ai reali partecipanti,\u00a0 istituita dalla direzione del Partito Fascista con foglio d&#8217;ordini M.V.S.N. del 31 dicembre 1923, per commemorare la presa del potere di Benito Mussolini nel 1922 e l&#8217;inizio dell&#8217;Era fascista.<\/p>\n<p>La medaglia della Marcia su Roma fu assegnata nominativa rispettivamente in oro a Benito Mussolini, ai quadrumviri ed al segretario amministrativo del P.N.F. Giovanni Marinelli, in argento ai 19 comandanti delle colonne delle squadre organizzate per convergere su Roma ed in bronzo a tutti coloro che, iscritti al Partito Nazionale Fascista, avevano partecipato alla marcia tra il 27 ottobre e il 1\u00ba novembre 1922.<\/p>\n<p>Attraverso il\u00a0regio decreto\u00a0<strong>n\u00b0 273<\/strong> del<strong> 31 gennaio\u00a01926<\/strong>\u00a0fu autorizzata anche per i <em>membri della\u00a0Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale<\/em>. Una seconda disposizione, data dal regio decreto n\u00b0 2485 del 1\u00ba novembre\u00a01928, ne concesse l&#8217;uso a quei militari che il 28 ottobre\u00a01922\u00a0non prestavano servizio effettivo nelle Forze Armate dello Stato. Infine il pieno diritto di fregiarsi dell&#8217;insegna da parte di tutti gli appartenenti alle FF.AA., fu concesso con il Regio Decreto n\u00b0 1179 del 15 luglio\u00a01938.<\/p>\n<p>Con foglio d&#8217;ordini del partito, in data<strong> 7 dicembre\u00a01931<\/strong>, la medaglia d&#8217;argento nominativa assegnata ad <strong><a title=\"Achille Starace\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Achille_Starace\">Achille Starace<\/a><\/strong>, come <strong>capo-colonna Marcia su Roma<\/strong>, venne commutata in oro in occasione della sua nomina a Segretario del P.N.F.<sup id=\"cite_ref-1\" class=\"reference\"><\/sup><\/p>\n<h3><span id=\"Quadrumviri\" class=\"mw-headline\">Quadrumviri<\/span><\/h3>\n<ul>\n<li><a title=\"Italo Balbo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Italo_Balbo\">Italo Balbo<\/a><\/li>\n<li><a title=\"Michele Bianchi\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Michele_Bianchi\">Michele Bianchi<\/a><\/li>\n<li><a title=\"Emilio De Bono\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Emilio_De_Bono\">Emilio De Bono<\/a><\/li>\n<li><a title=\"Cesare Maria De Vecchi\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cesare_Maria_De_Vecchi\">Cesare Maria De Vecchi<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<h2>Marcia su Roma<\/h2>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<p>La\u00a0<b>marcia su Roma<\/b>\u00a0fu una\u00a0manifestazione\u00a0armata organizzata dal\u00a0<a title=\"Partito Nazionale Fascista\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Partito_Nazionale_Fascista\">Partito Nazionale Fascista<\/a> , guidato da <a title=\"Benito Mussolini\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Benito_Mussolini\">Benito Mussolini<\/a>, il cui successo ebbe come conseguenza l&#8217;ascesa al potere del partito stesso in Italia. Il <strong>28 ottobre\u00a01922<\/strong>, circa 25.000 camicie nere si diressero sulla capitale rivendicando dal sovrano la guida politica del\u00a0Regno d&#8217;Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la violenza. La manifestazione si concluse con successo quando, il 30 ottobre, il re <strong>Vittorio Emanuele III<\/strong>\u00a0cedette alle pressioni dei fascisti e decise di incaricare <strong>Mussolini<\/strong> di formare un nuovo <strong>governo<\/strong>. Vengono ricompresi nella medesima\u00a0locuzione\u00a0anche altri eventi collegati verificatisi, fra il 27 e il 30 ottobre, in tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p>La marcia su Roma venne celebrata negli anni successivi come il prologo della nominativa &#8220;<strong>rivoluzione fascista<\/strong>&#8221; e il suo anniversario divenne il punto di riferimento per il conto degli anni secondo l&#8217;era fascista.<\/p>\n<p>La\u00a0<i>Marcia su Roma<\/i>\u00a0si inser\u00ec in un contesto di grave crisi e messa in discussione dello\u00a0Stato liberale, le cui istituzioni erano viste come non pi\u00f9 idonee a garantire l&#8217;ordine interno principalmente da\u00a0fascisti,\u00a0socialisti\u00a0e\u00a0comunisti. La situazione di crisi cominci\u00f2 poco prima del termine della\u00a0Grande Guerra, quando i rigori cui il popolo venne sottoposto ai fini del successo bellico avevano incominciato a destare un forte malcontento.<\/p>\n<p>Finita la guerra, questo esplose in forme violente, caratterizzate dall&#8217;affiancamento dell&#8217;azione armata a quella politica da parte di partiti e gruppi politici o dalla loro trasformazione in vere e proprie forme paramilitari, creando disordini che sfociarono nel\u00a0biennio rosso. Nel novembre del\u00a01921\u00a0i\u00a0Fasci Italiani di Combattimento\u00a0si trasformarono nel\u00a0Partito Nazionale Fascista\u00a0(PNF), combattendo al proprio interno fra spinte volte a scelte rivoluzionarie e istanze di crescita costituzionale.\u00a0Mussolini\u00a0opt\u00f2 per una &#8220;via parlamentare&#8221;, tenendo a freno le\u00a0squadre d&#8217;azione\u00a0e incominciando la ricerca del consenso popolare.<\/p>\n<p>Approfitt\u00f2 perci\u00f2 del coinvolgimento di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gabriele_D%27Annunzio\"><strong>Gabriele D&#8217;Annunzio<\/strong><\/a>\u00a0nell&#8217;occupazione del Comune di\u00a0Milano\u00a0(3 agosto\u00a01922), per sottintenderne la sua adesione al partito. A partire dalla primavera del\u00a01922, e poi soprattutto dal luglio quando avvennero gravi crisi e rapide alternanze di governo, la politica parlamentare segu\u00ec le manovre dei\u00a0popolari\u00a0di\u00a0Don Sturzo\u00a0per un governo guidato da\u00a0Vittorio Emanuele Orlando\u00a0in coalizione con il\u00a0Partito Socialista Italiano.<\/p>\n<p>Del resto, lo stesso\u00a0Giovanni Giolitti, in un&#8217;intervista al\u00a0<i>Corriere della Sera<\/i>, aveva sostenuto l&#8217;opportunit\u00e0 di una trasformazione in senso costituzionale del movimento. Nel frattempo, la propaganda affievoliva il carattere repubblicano del fascismo, onde non porsi troppo presto in aperto contrasto con la Corona e le Forze Armate, che Mussolini e i fascisti ritenevano si sarebbero attenute al giuramento di fedelt\u00e0 prestato al re, appoggiandoli.<\/p>\n<p>Mussolini incominci\u00f2 una serie di incontri e contatti con gli esponenti politici pi\u00f9 importanti, per verificare possibili alleanze e, contemporaneamente, vi furono timidi sondaggi e pi\u00f9 aperti abboccamenti anche con gli esponenti del mondo imprenditoriale ed economico. Da questi ultimi rapporti, sempre nell&#8217;agosto, nacque uno studio di\u00a0Ottavio Corgini\u00a0e\u00a0Massimo Rocca, che sarebbe stato pressoch\u00e9 direttamente mutuato in un nuovo programma economico fascista.<\/p>\n<p>Il futuro Duce si risolse a considerare Giolitti probabilmente il pi\u00f9 pericoloso dei suoi avversari e perci\u00f2 dedic\u00f2 le sue attenzioni a\u00a0Luigi Facta, &#8220;figlio&#8221; politico di Giolitti e assai devoto verso il suo mentore, che intendeva sganciare dallo statista per coinvolgerlo in ruoli governativi di massimo prestigio politico insieme con D&#8217;Annunzio, nel qual caso di Facta avrebbe potuto essere il merito di una eventuale &#8220;normalizzazione&#8221; dei fascisti; altra ipotesi \u00e8 che fosse stato Facta, nei contatti avuti, a coltivare questa prospettiva, sfumata l&#8217;11 ottobre a\u00a0Gardone\u00a0in un incontro fra Mussolini e D&#8217;Annunzio nel quale il PNF sottoscrisse accordi con una sorta di sindacato dei marittimi (Federazione del Mare, guidata da\u00a0Giuseppe Giulietti) che il poeta aveva preso sotto tutela, e questo accordo avrebbe legato anche i due esponenti.<\/p>\n<p>Facta aveva in realt\u00e0 contattato direttamente <strong>D&#8217;Annunzio<\/strong> e insieme avevano pensato a una marcia su Roma di ex combattenti guidata proprio dal Vate e da tenersi il 4 novembre al fine di prevenire e rendere eventualmente inefficace quella fascista, di cui gi\u00e0 si parlava. Mussolini sacrific\u00f2 il sindacato fascista dei marittimi &#8211; che disciolse &#8211; in favore del sodalizio preferito dal poeta, rinunci\u00f2 a qualche prebenda per il partito da parte della corporazione degli armatori, e l&#8217;accordo Facta-D&#8217;Annunzio rest\u00f2 senza seguito.<\/p>\n<p>Neutralizzato D&#8217;Annunzio, Mussolini fu ripreso dall&#8217;ansia di paralizzare anche Giolitti e i preparativi per un&#8217;azione spettacolare ebbero inizio. Se su un versante pi\u00f9 nitidamente politico si cercava di far vacillare il\u00a0governo Facta, indebolendolo cos\u00ec da poterne costituire sempre pi\u00f9 lucidamente una valida e &#8220;forte&#8221; alternativa istituzionale, sul piano &#8220;operativo&#8221; la marcia fu preparata in gran segreto fin nei minimi dettagli. Del proposito circolavano gi\u00e0 molte voci che si rincorrevano da e per ogni direzione: d&#8217;altra parte, lo statista di\u00a0Dronero\u00a0era ben informato della situazione grazie ai suoi contatti personali ed era stato avvicinato dal ministro delle finanze\u00a0Giovanni Battista Bertone, che anche su incarico di Facta voleva chiedere a Giolitti di tornare a Roma e formare un nuovo ministero che fronteggiasse i fascisti sul campo.<\/p>\n<p>Giolitti, nell&#8217;incontro con Bertone all&#8217;Hotel Bologne a\u00a0Torino\u00a0il 23 ottobre, anche a proposito di un eventuale intervento della polizia sui fascisti durante la manifestazione di Napoli, rispose &#8220;Ma no, ma no. Vediamo cosa succede, poi se ne parla&#8221;. La marcia su Roma ebbe un prodromo: il 2 agosto del 1922 i fascisti occupano militarmente\u00a0Ancona; essi volevano saggiare la reazione del governo e del re, in vista di un successivo tentativo su\u00a0Roma. Volevano inoltre rendersi conto anche della posizione che avrebbe preso l&#8217;esercito di fronte a un&#8217;occupazione armata di una citt\u00e0.<\/p>\n<p>Era stata scelta Ancona perch\u00e9 la citt\u00e0 era nota per la sua avversione alle idee autoritarie; la fama di citt\u00e0 ribelle era stata conquistata dalla citt\u00e0 in seguito alla\u00a0Settimana rossa\u00a0del\u00a01914\u00a0e alla\u00a0Rivolta dei Bersaglieri\u00a0del\u00a01920; se il tentativo di occupazione fosse riuscito in una citt\u00e0 cos\u00ec, nuove imprese sarebbero state considerate pi\u00f9 facili. L&#8217;occupazione avvenne senza ostacoli: il capoluogo marchigiano, che due anni prima aveva preso le armi contro il governo, cadde in mano ai fascisti quasi senza resistenza, lasciando tutti sorpresi; il governo e\u00a0Vittorio Emanuele III tacquero. Perfino in una citt\u00e0\u00a0<i>calda<\/i>\u00a0come Ancona l&#8217;avvento del fascismo era sentito come ineluttabile e la resistenza era considerata inutile.<\/p>\n<p>Il 14 ottobre, Mussolini scrisse su un giornale un articolo intitolato\u00a0<i>Esercito e Nazione<\/i>, nel quale attaccava\u00a0Pietro Badoglio\u00a0per una frase che gli era stata attribuita (l&#8217;interessato sment\u00ec all&#8217;epoca, ma l&#8217;avrebbe invece confermata dopo la caduta del\u00a0regime fascista) e che suonava pi\u00f9 o meno come \u00abAl primo fuoco, tutto il fascismo croller\u00e0\u00bb. Questo scontro sarebbe poi pesato non poco nei sempre difficili rapporti fra l&#8217;ex direttore dell&#8217;<i>Avanti!<\/i>\u00a0e il generale. Nel frattempo l&#8217;entusiasta e fedelissimo\u00a0Vilfredo Pareto\u00a0gli telegrafava sollecitando di accelerare i tempi, \u00abOra, o mai pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Il 19 ottobre 1922, Domizio Torrigiani, al vertice del Grande Oriente d&#8217;Italia, diffonde una circolare nella quale sostiene l&#8217;ascesa del fascismo al potere.Ma gi\u00e0 alcune settimane dopo, l&#8217;Ordine avrebbe invitato i &#8220;fratelli&#8221; alla difesa dei fondamentali principi della democrazia e a prepararsi all&#8217;opposizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<h2><span id=\"I_preparativi\" class=\"mw-headline\">I preparativi<\/span><\/h2>\n<div class=\"thumb tleft\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<p><a class=\"image\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Mussolini_adunata_napoli_1922.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/a\/a4\/Mussolini_adunata_napoli_1922.jpg\/220px-Mussolini_adunata_napoli_1922.jpg\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/a\/a4\/Mussolini_adunata_napoli_1922.jpg\/330px-Mussolini_adunata_napoli_1922.jpg 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/a\/a4\/Mussolini_adunata_napoli_1922.jpg\/440px-Mussolini_adunata_napoli_1922.jpg 2x\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"121\" data-file-width=\"798\" data-file-height=\"439\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div class=\"magnify\"><strong>24 ottobre 1922<\/strong>, adunata delle camicie nere di <strong>Napoli<\/strong>, Mussolini sul palco delle autorit\u00e0<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quattro giorni prima della marcia, il <strong>24 ottobre<\/strong>, a\u00a0<strong>Napoli<\/strong>\u00a0si tenne una grande adunata del\u00a0Partito Nazionale Fascista, raduno di\u00a0camicie nere\u00a0che doveva servire da prova generale. In quell&#8217;occasione, Mussolini proclam\u00f2 pubblicamente: &#8220;O ci daranno il governo o lo prenderemo calando a Roma&#8221;. Durante la sfilata, in via Museo, un mazzo di fiori con un sasso nascosto venne lanciato dalla folla che in massima parte acclamava e lanciava fiori verso il corteo ferendo un fascista; in risposta, un altro fascista dapprima colp\u00ec con un nerbo di bue tra la folla a casaccio e poi spar\u00f2 una rivoltellata che fer\u00ec con esiti mortali la ottantenne\u00a0Carolina Santini, affacciata a un balcone.<\/p>\n<p>Quel giorno Mussolini annunci\u00f2 la nomina nominativa dei quadrumviri che avrebbero condotto la marcia su Roma : Italo Balbo (uno dei <i>ras<\/i>\u00a0pi\u00f9 famosi),\u00a0Emilio De Bono\u00a0(futuro comandante della Milizia),\u00a0Cesare Maria De Vecchi\u00a0(un generale non sgradito al\u00a0Quirinale) e\u00a0Michele Bianchi\u00a0(segretario del partito e fedelissimo di Mussolini). Il 26 di quel mese il presidente del consiglio rispose a Mussolini (che aveva radunato a Napoli decine di migliaia di camicie nere e minacciava apertamente di marciare su Roma per occuparne militarmente le Istituzioni) in modo del tutto privo di senso: \u00e8 in queste circostanze che, di fronte a chi gli prospettava il precipitare della situazione, Luigi Facta pronunci\u00f2 la celebre frase con la quale passer\u00e0 alla Storia: &#8220;Nutro fiducia!&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;adunata di Napoli, al <strong>campo sportivo dell&#8217;Arenaccia<\/strong>, fu organizzata da\u00a0<strong>Aurelio Padovani<\/strong>, uno dei cinque comandanti di zona che vollero la marcia su Roma, con rilascio di tessera nominativa,: Padovani comand\u00f2 la sfilata per le vie cittadine e, al teatro San Carlo, fu lui a presentare Mussolini ai cittadini napoletani. Mussolini tenne due discorsi, uno al teatro San Carlo, diretto al ceto borghese, e uno in piazza Plebiscito ai suoi uomini. Il capo dei fascisti si espresse abilmente evitando di far trasparire segnali di allarme, ma al contempo rassodando i crescenti consensi sia della popolazione sia dei simpatizzanti. La stessa sera, all&#8217;Hotel Vesuvio, si riun\u00ec il Consiglio nazionale del partito che stabil\u00ec le direttive di dettaglio per la marcia. La mattina dopo Bianchi avrebbe lanciato ai suoi uomini il segnale convenuto: \u00abInsomma, fascisti, a Napoli piove, che ci state a fare?\u00bb mentre Mussolini sarebbe prudentemente andato ad attendere a Milano gli sviluppi successivi.<\/p>\n<p>Il comportamento tutto sommato ordinato dei fascisti , pronti per la marcia su Roma , durante la manifestazione, che si concluse sotto il quartier generale di corpo d&#8217;armata dell&#8217;Esercito con la richiesta di esposizione della bandiera, fece stilare al prefetto Angelo Pesce un telegramma con nominativa sintetizzante gli eventi, che pervenne a Roma alle 19:30 del 24, in cui si diceva tra l&#8217;altro:<\/p>\n<table class=\"citazione-table\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\u00abManifestazione fascista si \u00e8 svolta nell&#8217;ordine. Nulla da segnalare. Onorevole Mussolini ha pronunciato breve discorso &#8230; se il governo non sar\u00e0 dato ai fascisti il fascismo lo prender\u00e0 con la forza. (&#8230;) invitati [i fascisti] a sciogliersi portandosi prima sotto palazzo Corpo armata per dimostrazione simpatia all&#8217;esercito (&#8230;). Le squadre aderendo a tale invito hanno fatto una calorosa dimostrazione all&#8217;esercito (&#8230;) e ora vanno allontanandosi da piazza Plebiscito dirigendosi alcuni per stazione ferroviaria per partire, altri nelle varie localit\u00e0 di concentramento loro assegnate.\u00bb<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Era quindi il preambolo al passo successivo. Il quadrumvirato avrebbe dichiarato l&#8217;assunzione di pieni poteri da\u00a0Perugia, dove si era installato presso l&#8217;<i>Hotel Brufani<\/i>, e avrebbe assunto i poteri effettivi nella notte tra il 26 e il 27 ottobre.\u00a0Dino Grandi, di rientro da una missione a\u00a0Ginevra, era stato nominato capo di stato maggiore del quadrumvirato. Truppe fasciste avrebbero poi dovuto occupare uffici pubblici, stazioni, centrali telegrafiche e telefoniche.<\/p>\n<p>Le squadre sarebbero confluite a\u00a0Foligno,\u00a0Tivoli,\u00a0Monterotondo\u00a0e\u00a0Santa Marinella\u00a0per poi entrare nella capitale. Si raccolsero &#8211; si stima &#8211; circa 25-30.000 fascisti, a fronte dei 28.400 soldati a difesa della capitale. Facta era rassicurato dagli avvenimenti e dai discorsi tenuti a Napoli, nonch\u00e9 dal fatto che il raduno si era chiuso senza scontri, violenze e altre degenerazioni. Il 26, per\u00f2,\u00a0Antonio Salandra\u00a0(che si era incontrato con Mussolini quando questi andava a Napoli il 23, e che manteneva contatti con De Vecchi,\u00a0Ciano\u00a0e Grandi) gli rifer\u00ec che la marcia su Roma stava per partire e che se ne volevano le dimissioni.<\/p>\n<p>Facta in realt\u00e0 non gli credette; la contrapposizione politica fra Facta e Salandra non rendeva l&#8217;ambasciata del secondo cos\u00ec influente sul primo, che si limit\u00f2 a indire un consiglio dei ministri nel quale cerc\u00f2 di riprendersi le deleghe affidate ai ministri, onde poter disporre di &#8220;valori&#8221; negoziabili, con Mussolini o con altri. Del resto, in seno al governo, bruciava la questione della posizione di\u00a0Vincenzo Riccio, fedelissimo di Salandra, che si trovava in condizione di provocare la\u00a0crisi di governo. Assenti\u00a0Giovanni Amendola\u00a0e\u00a0Paolino Taddei, gli altri ministri accettarono di presentare a Facta le dimissioni e acconsentirono al loro eventuale avvicendamento con nuovi ministri fascisti.<\/p>\n<h2><span id=\"Il_27_ottobre\" class=\"mw-headline\">Il 27 ottobre<\/span><\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"thumb tright\">\n<p>Il 27 ottobre Bianchi e De Vecchi vennero a contrasto e il primo mand\u00f2 addirittura una lettera a Mussolini in cui definiva l&#8217;altro &#8220;disertore&#8221;: la &#8220;colpa&#8221; del De Vecchi sarebbe consistita nel prosieguo &#8211; a fianco di Grandi &#8211; dei negoziati politici con Salandra, che avrebbe ambito a un incontro diretto col Capo del Fascismo che ripetutamente chiese invano.<\/p>\n<p>Intanto a\u00a0Cremona, a\u00a0Pisa\u00a0e a\u00a0Firenze\u00a0erano gi\u00e0 in azione gli squadristi, che prendevano possesso non pacifico di alcuni edifici pubblici. Alle prime notizie Facta telegraf\u00f2 al re Vittorio Emanuele III a\u00a0San Rossore\u00a0invitandolo a rientrare, cosa che il sovrano fece nella serata; andandolo a ricevere alla stazione, il Capo del Governo gli sugger\u00ec di applicare lo\u00a0stato d&#8217;assedio, ma il sovrano non accett\u00f2 (rifer\u00ec\u00a0Marcello Soleri) rifiutandosi di deliberare, temendo che molti militari, alcuni dei quali dalla parte di Mussolini, non avrebbero eseguito gli ordini.<\/p>\n<p>La notte tra il 27 e il 28 il Presidente del Consiglio fu svegliato per essere informato che le colonne fasciste erano partite verso Roma, sui treni che avevano requisiti, mentre il re si consultava con i maggiori esponenti del\u00a0Regio Esercito\u00a0e della\u00a0Regia Marina, tra i quali\u00a0Diaz,\u00a0Thaon di Revel,\u00a0Giraldi\u00a0e\u00a0Bencivenga, per fare il punto della situazione. Il re chiese ai suoi generali se le forze armate sarebbero state fedeli alla monarchia in caso di stato d&#8217;assedio e quelli, per voce di Diaz, risposero che &#8220;l&#8217;esercito avrebbe certamente fatto il suo dovere, ma sarebbe stato bene non metterlo alla prova&#8221;.<\/p>\n<p>Il ministro della Guerra Marcello Soleri, che si era fermato a dormire nei locali del proprio ministero, prontamente diede mandato al sottosegretario\u00a0Aldo Rossini\u00a0e al deputato\u00a0Giuseppe Bevionedi provvedere alla stesura di un manifesto auspicante \u00abdisarmo di spiriti\u00bb, \u00abdisarmo di azioni\u00bb e contenente un chiaro appello a troncare, \u00absenza indugio, una esasperazione produttrice soltanto di dolori e di rovine\u00bb; inoltre il detto documento doveva chiarire che il Governo intendeva \u00abdifendere lo Stato a qualunque costo e con qualunque mezzo e contro chiunque attentasse alle sue leggi\u00bb, assumendo, se necessario, \u00abogni responsabilit\u00e0 per la inflessibile tutela della sicurezza e dei diritti dello Stato\u00bb. Con questo manifesto, alle due e mezzo circa del mattino Facta part\u00ec per Villa Savoia, ove si trovava il re, il quale, esaminatolo, si disse d&#8217;accordo.<\/p>\n<p>Il documento, pur molto fermo, non conteneva la proclamazione dello stato d&#8217;assedio, anche se ne prospettava implicitamente l&#8217;eventualit\u00e0. Il sovrano, dunque, dando il proprio consenso a tale manifesto non ritenne di essersi impegnato &#8211; come Facta e Soleri invece pensarono &#8211; a dar corso allo stato d&#8217;assedio. Alle 6 del mattino del giorno 28, si riun\u00ec al\u00a0Viminale\u00a0(allora sede della Presidenza del Consiglio) il consiglio dei ministri che decise di proclamare lo stato di assedio: il ministro dell&#8217;Interno Taddei stil\u00f2 un proclama sulla falsariga di quello che\u00a0Luigi Pelloux\u00a0aveva stilato nel\u00a01898\u00a0e il suo capo di Gabinetto Efrem Ferraris lo fece dare immediatamente alle stampe, inviandolo a tutte le prefetture senza attendere, \u00abstante l&#8217;urgenza\u00bb, che il re firmasse il relativo decreto.<\/p>\n<p>Verso le 8 e mezzo, Facta si rec\u00f2 al Quirinale per la ratifica del proclama da parte del re ma, con sorpresa del primo ministro, il <strong>sovrano<\/strong> dichiar\u00f2: &#8220;Caro Facta, sono cambiate molte cose da stanotte&#8221;. Facta ricord\u00f2 al re che &#8220;tutti i ministri sono stati d&#8217;accordo nel diramare il manifesto&#8230;&#8221; (dello stato d&#8217;assedio per Roma ,che precedeva la marcia , manifesto a firma nominativa dei ministri, ), ma il re rispose &#8220;Non tutti, non tutti!&#8221; e &#8220;D&#8217;altronde avete fatto male! Il diritto costituzionale prescrive che decisioni del genere non hanno nessun valore senza la firma del sovrano: lei lo sapeva benissimo, Facta!&#8221;; aggiungendo che non era certo della capacit\u00e0 di resistenza degli 8 000 militari presenti a Roma contro i &#8220;100.000 fascisti&#8221; in arrivo e che &#8220;in simili condizioni far scoppiare una guerra civile \u00e8 da sanguinari e da scemi: io credo di non essere n\u00e9 una cosa n\u00e9 l&#8217;altra, caro Facta&#8221;. Successivamente disse &#8220;Io non firmo&#8221;, e chiuse a chiave il decreto non firmato in un cassetto. Facta rispose:\u00a0 \u00abVostra Maest\u00e0 non ha bisogno di dire a chi tocca la pena.\u00bb<\/p>\n<p>Dopo di che si dimise (i dettagli sul colloquio furono narrati nel dopoguerra dalla figlia di Facta)<\/p>\n<p>Alle 9 e mezzo Facta torn\u00f2 al Viminale per annullare lo stato d&#8217;assedio e per chiamare il vecchio Giolitti in suo aiuto, ma questi non sarebbe potuto arrivare a soccorrerlo a causa delle linee ferroviarie interrotte dallo stesso Facta a due chilometri dalla capitale. Alle 11 e mezzo Facta formalizz\u00f2 le sue dimissioni e il re procedette come d&#8217;ordinario con le consultazioni.<\/p>\n<p>Il generale Emanuele Pugliese, comandante la Divisione di Roma, autore di un piano di difesa nominativa pre Marcia su Roma\u00a0 , il 28 ottobre 1922 alle 10:10 fece occupare la Casa del Fascio di via Avignonesi e fece bloccare treni che trasportavano 7 000 fascisti verso Roma.<\/p>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<p><a class=\"image\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Illustrazione_Italiana_1922_-_Sul_ponte_Salario.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/1\/1d\/Illustrazione_Italiana_1922_-_Sul_ponte_Salario.jpg\/220px-Illustrazione_Italiana_1922_-_Sul_ponte_Salario.jpg\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/1\/1d\/Illustrazione_Italiana_1922_-_Sul_ponte_Salario.jpg\/330px-Illustrazione_Italiana_1922_-_Sul_ponte_Salario.jpg 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/1\/1d\/Illustrazione_Italiana_1922_-_Sul_ponte_Salario.jpg\/440px-Illustrazione_Italiana_1922_-_Sul_ponte_Salario.jpg 2x\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"152\" data-file-width=\"897\" data-file-height=\"618\" \/><\/a>Squadre fasciste alle porte di Roma<\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Mussolini intanto restava a Milano, dove veniva costantemente informato sulla situazione romana; i dettagli dal Viminale gli venivano da Vincenzo Riccio che, tramite Salandra li faceva arrivare ai notabili fascisti tra i quali si era aggiunto\u00a0Luigi Federzoni. Quest&#8217;ultimo parl\u00f2 a telefono sia con Mussolini sia con il quadrumivirato di stanza a Perugia e, in seguito, si rec\u00f2 a colloquio da Vittorio Emanuele, cercando di agire da mediatore. Mussolini, dal canto suo, sapeva che De Vecchi e Grandi cercavano qualche accordo non coerente con il piano generale, e anche se pi\u00f9 tardi li avrebbe accusati d&#8217;aver tradito la rivoluzione (nel\u00a01944\u00a0al\u00a0processo di Verona), al momento non li sconfess\u00f2 pensando che la trattativa avrebbe potuto costituire una buona possibilit\u00e0 di ripiego nel caso in cui le sue squadre si fossero trovate costrette a smobilitare per l&#8217;intervento dell&#8217;esercito. Mussolini infatti sapeva bene che i suoi uomini erano s\u00ec una minaccia, ma non credeva alla loro forza militare. Una voce circolata successivamente asseriva che Facta avrebbe in realt\u00e0 disposto per lo stato d&#8217;assedio nella serata del 27, ma che il re avrebbe respinto la proposta: la voce era stata diffusa da Federzoni, che diceva di aver chiamato al telefono egli stesso Mussolini, dal Ministero dell&#8217;interno, e lasciava supporre che il sovrano l&#8217;avesse voluto mettere a parte degli accadimenti romani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<h2><\/h2>\n<h2><span id=\"Il_28_ottobre\" class=\"mw-headline\">Il 28 ottobre<\/span><\/h2>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<p><a class=\"image\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:March_on_Rome.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/6\/65\/March_on_Rome.jpg\/310px-March_on_Rome.jpg\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/6\/65\/March_on_Rome.jpg\/465px-March_on_Rome.jpg 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/6\/65\/March_on_Rome.jpg\/620px-March_on_Rome.jpg 2x\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"231\" data-file-width=\"1247\" data-file-height=\"931\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div class=\"magnify\">Lo stato maggiore fascista a Roma<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mattina del 28, a Milano, Mussolini riceveva nella sede del\u00a0<strong><i>Popolo d&#8217;Italia<\/i><\/strong>\u00a0una delegazione di industriali, fra i quali\u00a0Camillo Olivetti, che gli chiesero urgentemente di trovare un accordo con Salandra. Nello stesso momento, nella Capitale, quest&#8217;ultimo proponeva al re di dare l&#8217;incarico di formare il governo a\u00a0Vittorio Emanuele Orlando, ma De Vecchi inform\u00f2 il sovrano che l&#8217;unica persona con cui Mussolini avrebbe potuto raggiungere un&#8217;intesa sarebbe stato lo stesso Salandra.<\/p>\n<p>A Mussolini fu quindi proposto di governare a fianco di Salandra, ma egli rifiut\u00f2. Qualche ora dopo, forse anche tentando una forzatura per convincere il capo dei fascisti,\u00a0<i>Il Giornale d&#8217;Italia<\/i>\u00a0diffuse una edizione straordinaria in cui dava per raggiunto un accordo e per affidato un incarico a Salandra e Mussolini, il quale dopo aver resistito a pressioni di ogni provenienza, compresa una accorata telefonata del generale\u00a0Arturo Cittadini\u00a0(su espresso mandato del re), precis\u00f2 telefonicamente a Grandi che ancora insisteva: \u00abNon ho fatto quello che ho fatto per provocare la risurrezione di don Antonio Salandra\u00bb.<\/p>\n<p>La mattina seguente, dopo che le bozze dell&#8217;articolo scritto da Mussolini durante la notte erano state diffuse, Salandra vi pot\u00e9 leggere che non c&#8217;era niente da fare e, dopo un giro di telefonate di ultima conferma, decise di rimettere l&#8217;incarico. De Vecchi fu incaricato da Vittorio Emanuele di informare Mussolini che gli avrebbe conferito l&#8217;incarico. Il futuro dittatore rispose: \u00abVa bene, va bene, ma lo voglio nero su bianco. Appena ricever\u00f2 il telegramma di Cittadini partir\u00f2\u00bb. Poche ore dopo gli giunse un telegramma del generale Cittadini, a firma nominativa, i cui contenuti preludevano alla Marcia su Roma :<\/p>\n<table class=\"citazione-table\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\u00abSUA MAEST\u00c0 IL RE MI INCARICA DI PREGARLA DI RECARSI<br \/>\nA ROMA DESIDERANDO CONFERIRE CON LEI<br \/>\nOSSEQUI<br \/>\nGENERALE CITTADINI<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span id=\"L'esito\" class=\"mw-headline\">L&#8217;esito<\/span><\/h2>\n<div class=\"thumb tleft\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<p><a class=\"image\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Marcia_su_Roma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/d\/dc\/Marcia_su_Roma.jpg\/220px-Marcia_su_Roma.jpg\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/d\/dc\/Marcia_su_Roma.jpg\/330px-Marcia_su_Roma.jpg 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/d\/dc\/Marcia_su_Roma.jpg 2x\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"172\" data-file-width=\"439\" data-file-height=\"343\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<p>Benito Mussolini partito da Milano e giunto a Roma il 30 ottobre 1922, prima di diramare nominativa smobilitazione e la consegna delle armi, sfila il 31 ottobre in testa alle squadre armate fasciste assieme ai quattro comandanti delle colonne della Marcia su Roma\u00a0 (i <a class=\"mw-redirect\" title=\"Quattuorviri\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Quattuorviri\">quadrunviri<\/a>: da sinistra\u00a0<a title=\"Emilio De Bono\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Emilio_De_Bono\">Emilio De Bono<\/a>,\u00a0<a title=\"Cesare Maria De Vecchi\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cesare_Maria_De_Vecchi\">Cesare Maria De Vecchi<\/a>\u00a0e\u00a0<a title=\"Italo Balbo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Italo_Balbo\">Italo Balbo<\/a>) . Il corteo, di circa 50.000 uomini, si reca all\u2019Altare della Patria e al Quirinale a omaggiare il Re, Vittorio Emanuele III di Savoia.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<p><a class=\"image\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Sfilata_fascista_(Quirinale).jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/1\/17\/Sfilata_fascista_%28Quirinale%29.jpg\/220px-Sfilata_fascista_%28Quirinale%29.jpg\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/1\/17\/Sfilata_fascista_%28Quirinale%29.jpg\/330px-Sfilata_fascista_%28Quirinale%29.jpg 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/1\/17\/Sfilata_fascista_%28Quirinale%29.jpg\/440px-Sfilata_fascista_%28Quirinale%29.jpg 2x\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"185\" data-file-width=\"1358\" data-file-height=\"1145\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le camicie nere sfilano il 31 ottobre 1922 davanti al\u00a0<a title=\"Palazzo del Quirinale\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Palazzo_del_Quirinale\">Quirinale<\/a>, all&#8217;epoca residenza reale<\/p>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<p><a class=\"image\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Vittorio_Emanuele_III_incontra_Mussolini.jpg\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/b\/bb\/Vittorio_Emanuele_III_incontra_Mussolini.jpg\/220px-Vittorio_Emanuele_III_incontra_Mussolini.jpg\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/b\/bb\/Vittorio_Emanuele_III_incontra_Mussolini.jpg\/330px-Vittorio_Emanuele_III_incontra_Mussolini.jpg 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/b\/bb\/Vittorio_Emanuele_III_incontra_Mussolini.jpg\/440px-Vittorio_Emanuele_III_incontra_Mussolini.jpg 2x\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"186\" data-file-width=\"641\" data-file-height=\"543\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il Re\u00a0Vittorio Emanuele III\u00a0incontra ufficialmente il presidente del consiglio Benito Mussolini il 4 novembre\u00a01922<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mussolini part\u00ec da Milano in vagone letto con il direttissimo n.17 delle 20:30 del 29 ottobre alla volta di Roma, dove sarebbe giunto alle 11:30 del 30 ottobre; il convoglio pat\u00ec un incredibile ritardo dovendo rallentare &#8211; e in qualche caso proprio fermarsi &#8211; in molte stazioni prese d&#8217;assalto da fascisti festanti che accorrevano a salutare il loro capo.<\/p>\n<p>Il Duce parl\u00f2 per circa un&#8217;ora col re, promettendogli di formare entro sera un nuovo governo con personalit\u00e0 non fasciste e con esponenti di aree politiche &#8220;popolari&#8221;. Alle 18 present\u00f2 il governo Mussolini, comprendente soltanto tre fascisti, Alberto De Stefani, Giovanni Giuriati e Aldo Oviglio, di orientamento moderato.<\/p>\n<p>Le &#8220;Camicie Nere della rivoluzione&#8221; intanto erano accampate intorno alla Capitale e non attendevano che di entrarvi: furono autorizzate a entrarvi solo il giorno 30 e la raggiunsero alla meglio, su mezzi di fortuna. Ma erano pi\u00f9 che raddoppiati: dai circa 30.000 della marcia, erano ora pi\u00f9 di 70.000, cui si aggiunsero i simpatizzanti romani che erano gi\u00e0 sul posto.<\/p>\n<p>Ci furono scontri e incidenti; nel quartiere di San Lorenzo alcuni operai accolsero con colpi d&#8217;arma da fuoco la colonna guidata da\u00a0<strong>Giuseppe Bottai<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Ulisse Igliori<\/strong>, proveniente da Tivoli. All&#8217;alba del giorno dopo, oltre 500 fascisti guidati da Italo Balbo attaccarono di sorpresa il quartiere e lo devastarono. I morti fra gli abitanti furono tredici (tra questi, i responsabili dell&#8217;agguato), i feriti oltre duecento, alcuni dei quali, scaraventati gi\u00f9 dalle finestre delle abitazioni, riportarono lesioni permanenti. Agli scontri parteciparono attivamente anche i &#8220;<strong>Sempre pronti per la patria e per il re<\/strong>&#8220;, la milizia dell&#8217;<strong>Associazione<\/strong>\u00a0<strong>nazionalista italiana<\/strong>, che in un primo momento erano restati in attesa degli eventi della marcia su Roma nominativa, ma, dopo il conferimento dell&#8217;incarico di formare il governo a Mussolini, si unirono alle camicie nere.<\/p>\n<p>Informato dell&#8217;accaduto, il Presidente del Consiglio\u00a0<i>in pectore<\/i>\u00a0diede alle forze dell&#8217;ordine immediate disposizioni per la repressione di qualsiasi incidente. Il 31 ottobre 1922 le camicie nere sfilarono per pi\u00f9 di sei ore dinanzi al re, poi Mussolini comand\u00f2 che si incominciassero le operazioni di smobilitazione: l&#8217;ordine di rompere le righe venne infatti pubblicato sul quotidiano\u00a0<i>Il Popolo d&#8217;Italia<\/i>\u00a0dello stesso giorno.<\/p>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<table id=\"\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><b>L&#8217;Ordine di smobilitazione\u00a0<\/b><br \/>\nIl Partito Nazionale Fascista comunica:<br \/>\nFascisti di tutta Italia!<br \/>\nIl nostro movimento \u00e8 stato coronato dalla vittoria. Il Duce ha assunto i poteri politici dello Stato per l&#8217;Interno e per gli Esteri. Il nuovo Governo, mentre consacra il nostro trionfo col nome di coloro che ne furono gli artefici per terra e per mare, raccoglie a scopo di pacificazione nazionale, uomini anche di altre parti perch\u00e9 devoti alla causa della Nazione.<br \/>\nIl Fascismo italiano \u00e8 troppo intelligente per desiderare di stravincere.<br \/>\nFascisti<br \/>\nIl Quadrumvirato supremo d&#8217;azione, rimettendo i suoi poteri alla Direzione del Partito, vi ringrazia per la magnifica prova di coraggio e di disciplina e vi saluta. Voi avete bene meritato dell&#8217;avvenire della Patria<br \/>\nSmobilitate con lo stesso ordine perfetto col quale vi siete raccolti per il grande cimento destinato -lo crediamo certamente- ad aprire una nuova epoca nella storia italiana. Tornate alle consuete opere poich\u00e9 l&#8217;Italia ha ora bisogno di lavorare tranquillamente per attingere le sue maggiori fortune. Nulla venga a turbare l&#8217;ordine potente della vittoria che abbiamo riportato in queste giornate di superba passione e di sovrana grandezza<br \/>\nViva l&#8217;Italia! Viva il Fascismo&#8221;.Il Quadrumvirato<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonti \u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marcia_su_Roma\"><em>Wikipedia<\/em><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>9.19<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Medaglia commemorativa per la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marcia_su_Roma\"><strong>Marcia su Roma<\/strong><\/a> , modello ti tipo A , nominativa\u00a0 <em>LATINI CARLO<\/em>\u00a0 di <strong>PERUGIA<\/strong>. Diametro di circa mm.34 . Siglata <strong><i>FM Lorioli &amp; Castelli Milano et EB Mod. Rip. Ris<\/i><\/strong>\u00a0 . Medaglia in buone condizioni di conservazione, leggera ossidazione alla cambretta. Completa di nastrino.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>(Scorri la pagina in basso per ulteriori dettagli e informazioni)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"featured_media":2581,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"product_cat":[586],"product_tag":[190,296,299,182,298,181,297,197,155,193,198,301,156,295,302,300],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v21.9.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>\u274c\ud83d\ude41Marcia su Roma Nominativa - 1922 - medaglia - LORIOLI - Thefinitive<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Medaglia per la partecipazione alla Marcia su Roma - Nominativa - Intestata - Originale 28 Ottobre 1922 - Lorioli &amp; Castelli\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/thefinitive.com\/en\/prodotto\/marcia-su-roma-nominativa-1922-medaglia-lorioli\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"\u274c\ud83d\ude41Marcia su Roma Nominativa - 1922 - medaglia - LORIOLI - Thefinitive\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Medaglia per la partecipazione alla Marcia su Roma - Nominativa - Intestata - Originale 28 Ottobre 1922 - Lorioli &amp; 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